Aggiornamento 10-May-2016

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La Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha diffuso il documento finale dell'Accordo di Parigi in italiano

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Con la creazione di questo spazio virtuale di informazione e di discussione, il Comitato Scientifico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile intende innanzitutto riflettere e rendere accessibili anche in Italia i principali elementi che caratterizzano il dibattito sullo sviluppo sostenibile a livello internazionale. Al tempo stesso vuole fornire agli esperti della Fondazione, e a tutti coloro che vorranno contribuire, una occasione di approfondimento e di scambio intorno al processo della creazione di un pensiero collettivo sullo sviluppo sostenibile in Italia. Le tematiche che verranno sviluppate sono in continua evoluzione. La nostra riflessione si concentrerà sulla transizione in atto che sta cambiando rapidamente ed irreversibilmente paradigmi, teorie e scenari.  La pagina fornirà i principali dati sulla transizione e metterà a disposizione tutti i possibili link con le numerose pagine ed i siti nei quali si lavora allo stesso obiettivo. L'attività progettuale e le iniziative della Fondazione, presentate nel sito web della Fondazione, saranno ulteriormente illustrate ed approfondite  con particolare attenzione agli aspetti metodologici ed ai dati prodotti nei nostri lavori.

 

COMITATO SCIENTIFICO

DELLA FONDAZIONE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

 

La Peccei Lecture di Enrico Giovannini

La Peccei Lecture del cinquantenario del WWF, tenuta a Roma oggi, 5 maggio 2016, è stata affidata ad Enrico Giovannini, portavoce dell'ASVIS, Alleanza Italiana per lo Sviluppo Sostenibile,  già Ministro del lavoro del Governo Letta e, prima ancora, Presidente dell'ISTAT.

Il momento scelto è quello giusto, a valle del lancio dell'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile che l'Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha votato all'unanimità nel settembre del 2015 a New York in continuità ideale con l'Agenda 21 di Rio de Janeiro e con gli Obiettivi del Millennio, gli MDG,  giunti nel 2015 alla verifica definitiva. L'Agenda 2030 si articola su 17 nuovi Obiettivi (SDG), ciascuno strutturato con i propri target e con i necessari indicatori. Il 13° SDG comprende gli obiettivi della lotta al cambiamento climatico, nella forma  concordata nel dicembre 2015  dalla COP21 di Parigi.

Enrico Giovannini ha scelto di porsi in prima linea per la promozione dell'Agenda 2030 in Italia nella politica e nella società. La sua lezione magistrale registrata può essere ascoltata o scaricata da questi siti assieme al pdf della presentazione:

 

 

Ascolta la Peccei Lecture di Enrico Giovannini sull'Agenda 2030

Scarica la presentazione della Peccei Lecture di Enrico Giovannini

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Conclusa la COP 21. Prime considerazioni: si tratta di un cambio di passo

di Edo Ronchi, 13 Dicembre 2105

L’accordo di Parigi segna un cambio di passo globale nel far fronte alla crisi climatica, infatti:

  1.     187 governi di altrettanti Paesi, compresi tutti i grandi emettitori di gas serra, Cina in testa, hanno dichiarato necessari  rilevanti impegni di riduzione, e impegnative politiche di adattamento, e hanno dichiarato impegni nazionali di riduzione, stipulando un patto per verificare periodicamente e globalmente questi impegni;

  2.     hanno affermato un obbiettivo più ambizioso di quello annunciato come prevalente alla vigilia introducendo la necessità di stare molto al di sotto dei 2°C  e di fare ogni sforzo per non aumentare la temperatura media globale rispetto all’era preindustriale di più di 1,5 °C.;

  3.      l’accordo entrerà in vigore, e sarà valido per tutti i Paesi che hanno aderito alla Convenzione quadro del 1992 (quasi tutti, Stati Uniti e Cina compresi), quando sarà sottoscritto da almeno 55 Paesi e  da Paesi che rappresentino almeno il 55% delle emissioni mondiali di gas serra :quorum che sarà prevedibilmente raggiunto e darà ulteriore forza politica a questo accordo.

Il processo globale messo in moto da queste tre importanti novità  avrà rilevanti impatti sugli investimenti mondali nelle fonti fossili (è prevedibile, e previsto, un forte calo di quelli nel petrolio e nel carbone); innescherà  un assai probabile ulteriore balzo di quelli nelle rinnovabili e nel risparmio energetico e un generale maggiore impegno nell’eco-innovazione. Questo processo mondiale, come previsto (e ormai auspicato?) anche dall’OCSE e dall’IEA, porterà all’estensione di forme di carbon pricing a nuovi settori e nuovi Paesi. L’insieme di questi fattori potrebbe, con buona probabilità, aumentare la competitività anche economica della green economy e quindi la sua forza di sviluppo e di penetrazione, con effetti potenzialmente moltiplicatori.

Ma come affrontare i punti deboli o trascurati (gli  strumenti per raggiungere gli obiettivi), o  rinviati (impegni nazionali di riduzione  delle emissioni più consistenti e corrispondenti al target di 1,5 °C) dall’Accordo di Parigi? 

Visto che è ufficialmente riconosciuto che gli attuali impegni nazionali dichiarati dai 187 Paesi per il 2025 e il 2030, sono sì un passo importante, ma non sarebbero sufficienti per stabilizzare l’aumento delle temperatura a 1,5 °C (ma che ci farebbero andare, con buona probabilità, ben oltre i 2°C) è necessario da subito cavalcare la nuova onda internazionale verso una low carbon economy, alimentata dall’Accordo di Parigi, e impegnarsi per migliorarli e per attivare politiche e misure più efficaci, da parte dei Governi, ma anche dalle amministrazioni regionali e locali e dalle imprese . Così sarebbe possibile arrivare alla prima verifica dell’Accordo di Parigi - quella prevista con la rendicontazione del 2018 - con numeri più sostenibili. In modo che alla COP di revisione - prevista un po’ troppo avanti, nel 2023 - non si arrivi con una situazione già compromessa (con 1,5 °C non più possibili).

E anche l’Europa e l’Italia dovrebbero fare la loro parte sulla via del miglioramento dei rispettivi impegni per il nuovo target di 1,5 °C. L’Europa migliorando i target al 2030 delle rinnovabili e dell’efficienza energetica e l’Italia migliorando la strumentazione e le sue politiche per la mitigazione climatica.

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Presentato a Roma il nuovo libro di Fritjof Capra sulle basi scientifiche dello sviluppo sostenibile: "Vita e Natura: una visione sistemica"

Roma, Camera dei Deputati, 13 ottobre 2015

Mancava nella cultura italiana un libro capace di mettere ordine nei problemi dello sviluppo e dell’ambiente con una visione inclusiva ed ordinata delle basi scientifiche, dalla fisica quantistica, alla biologia, alle scienze sociali facendo ricorso alla teoria dei sistemi complessi.

Dice Capra: "Il centro della mia agenda sociale è la sostenibilità. Come attivista ambientale ed educatore, il mio obiettivo principale è quello di contribuire a costruire una società sostenibile. Per farlo, bisogna  prima capire veramente il concetto di sostenibilità. Una società ecologicamente sostenibile è una società che è stata progettata in modo tale che le sue forme di vita, le imprese, l’economia, le strutture fisiche, le tecnologie e le istituzioni sociali non danneggiano la capacità intrinseca della natura di sostenere la vita. La caratteristica eccezionale della biosfera è che ha sostenuto la vita per oltre tre miliardi di anni ed ora noi stiamo seriamente compromettendo questi processi che la natura ha sviluppato per sostenere la vita”.

Questo è un libro di testo che disegna un quadro sistematico coerente che integra quattro dimensioni della vita - biologica, cognitiva, sociale ed ecologica e ne discute le profonde implicazioni filosofiche, sociali e politiche. È un libro grande ed ambizioso, che si distingue dalle opere simili per la capacità di riconsiderare le basi scientifiche della conoscenza dei sistemi viventi e riportarle, se non ad una teoria, ad una visione unitaria originale e innovativa. Niente viene lasciato per dato, ma la nuova visione è argomentata in profondità, come filosofia e come sintesi storica della scienza contemporanea.

L'intuizione primaria è il passaggio dal modello della vita come macchina composta di parti ad una concezione in cui la vita è percepita come una rete di relazioni inscindibili, un sistema complesso. Di più, come dai lavori di  Humberto Maturana e Francisco Varela del 1970, i sistemi della vita sono autopoietici in quanto si ricreano continuamente, trasformando o sostituendo i loro componenti (l’esempio di un sistema complesso all’opposto allopoietico è il PC o lo smartphone che avete in tasca). Essi passano attraverso cambiamenti strutturali pur mantenendo il loro modello di organizzazione a rete. Sono sistemi stabili ed al contempo capaci di cambiamento attraverso i processi cognitivi, non processi mentali, ma di interazione sistemica con altre reti.

Gli autori  identificano il  processo di conoscenza con il processo della vita. La conoscenza è l'attività di relazione che condiziona l’autoproduzione e l’auto-perpetuazione delle reti viventi. Le interazioni con l’ambiente sono azioni cognitive e non è il cervello l'unica struttura attraverso la quale esse avvengono, perché l'intero organismo partecipa al processo di conoscenza. È così superata la divisione cartesiana tra spirito e materia che qui sono visti come due aspetti complementari della vita tra loro indissolubilmente collegati. Gli organismi viventi hanno cinque caratteristiche principali. Sono:

  1. Sistemi aperti, dissipativi, lontani dall’equilibrio, attraversati da flussi continui di materia ed energia (qualcuno ricorderà Prigogine).

  2. Le dinamiche dei flussi sono non-lineari, ed il sistema è dunque capace di emersione, cioè di transizioni verso nuovi stati stabili.

  3. Il sistema vivente è una rete di sottosistemi auto generativa ed auto organizzata, dotata di un confine con l’ambiente. Nella rete si stabiliscono gerarchie, ma collaboranti e non competitive.

  4. Il sistema interagisce con l’ambiente e autodetermina la sua organizzazione interna attraverso i processi cognitivi.

  5. La vita è capace di crescere in modo non lineare, non illimitato, arricchendo la sua dotazione relazionale, piuttosto che  accrescendo il peso e il volume dei flussi e degli stock di energia e materia. Questo tipo di crescita è caratteristico della vita, non crescere significa deperire e morire.

(> scarica qui la presentazione completa di Toni Federico)

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L'enciclica "Laudato si" di Papa Francesco

Attesa da tempo, l'Enciclica di Papa Francesco sulle problematiche sociali ed ambientali del nostro tempo, ha colto nel segno in un momento straordinariamente delicato per il futuro dell'umanità, in un anno nel quale a Parigi per il nuovo Patto climatico e a New York per l'Agenda 2015 e per i nuovi obiettivi dello sviluppo sostenibile si dovranno prendere decisioni delicate e irrimandabili. Per certi governi forse l'Enciclica ha colto i governi "nel sonno".

Infatti, scrive Edo Ronchi, Presidente della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, l’Enciclica di papa Francesco sottolinea in modo diretto e critico le carenze della politica dei giorni nostri: incapace e troppo debole a livello internazionale, con scarsa lungimiranza e troppo subordinata a logiche economiche di breve termine e troppo fiduciosa in visioni tecnocratiche obsolete. Il giudizio diventa tagliente quando constata "il dramma di una politica focalizzata sui risultati immediati, sostenuta anche da popolazioni consumiste " nella quale "la miope costruzione del potere frena l’inserimento dell’agenda ambientale lungimirante all’interno dell’agenda pubblica dei governi". C’è invece bisogno di una forte e responsabile iniziativa politica perché "urgono accordi internazionali che si realizzano"…"occorrono quadri regolatori globali che impongano obblighi e che impediscano azioni inaccettabili". Analogo ragionamento riguarda le politiche e le norme di tutela ambientale efficaci da adottare nei singoli Paesi. Per fare questo "abbiamo bisogno di una politica che pensi con una visione ampia e che porti avanti un nuovo approccio integrale, includendo in un dialogo interdisciplinare i diversi aspetti della crisi… Se la politica non è capace di rompere una logica perversa e inoltre resta inglobata in discorsi inconsistenti, continueremo a non affrontare i grandi problemi dell’umanità".

Per avere cura della casa comune non bastano buone leggi, è indispensabile l’impegno di ciascuno. Suggestiva é la proposta di "conversione ecologica": una vera e propria conversione, nel senso più profondo e più ampio del termine perché "non si tratta tanto di parlare di idee, quanto soprattutto di motivazioni che derivano dalla spiritualità al fine di alimentare una passione per la cura dell’ambiente". Commentando San Francesco, proposto quale riferimento fondante di questa Enciclica, il Papa scrive: "Se noi ci accostiamo alla natura e all’ambiente senza questa apertura allo stupore e alla meraviglia, se non parliamo più il linguaggio della fraternità e della bellezza nella nostra relazione con il mondo, i nostri atteggiamenti saranno quelli del dominatore, del consumatore o del mero sfruttatore delle risorse naturali, incapace di porre un limite ai suoi interessi immediati. Viceversa, se noi ci sentiamo intimamente uniti a tutto ciò che esiste, la sobrietà e la cura scaturiranno in maniera spontanea": una sintesi dell’ecologia integrale proposta da Papa Francesco con parole ispirate dalla tradizione cristiana francescana capaci di giungere alla mente e al cuore di tutti.

Stampa e commentatori di ogni parte e partito non hanno mancato di spendere le loro più belle parole per raccontare la "Laudato sì". Lo stesso mondo ecologista, un po' chiuso nel suo angolo autoreferenziale, ha accolto con stupore la voce del Papa, forse sorpreso (e ammirato) dal messaggio esplicito e preciso con cui tratta questa materia, finora poco ascoltata e poco allineata con gli interessi e le visioni dei  governanti e tropo spesso anche dei governati. Per non fare l'errore di affidarsi ai "sentito dire" crediamo che per l'estate la lettura di queste pagine possa dare ad ognuno le sensazioni giuste e cancellare la paura del futuro, gli scetticismi interessati e il pessimismo di molti,  poco gramsciano e poco ragionevole. Ancora più sorprendente sarà per i lettori scoprire la leggerezza e la godibilità delle parole del Papa. Niente a che vedere con i paludamenti un po' noiosi della prosa dell'ambientalismo scientifico, senza però semplificazioni né indulgenze. (> scarica leggi e conserva l'e-book pdf dell'Enciclica Laudato sì

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L'Europa vara la strategia "Energy Union" e il piano d'azione per Parigi 2015

(> vai alla documentazione sul patto EU per Parigi)

Con una Comunicazione del 25 febbraio la Commissione Europea lancia l’Europa dell’energia. Tempestiva rispetto alla crisi  ucraina e alle difficoltà mediorientali in progressivo aggravamento,  la Comunicazione parte dagli attuali dati ed avanza una proposta, che comprende tutto il quadro delle strategie al 2030 e al 2050 ed una proposta per la Conferenza climatica di Parigi della fine del 2015.

Gli ultimi dati dimostrano che l'UE ha importato il 53% della sua energia ad un costo di circa 400 G€, che la rende il più grande importatore di energia al mondo. Sei Stati membri dipendono da un solo fornitore esterno per le loro importazioni di gas. È stato stimato inoltre che l’incremento marginale dell'1% nel risparmio energetico taglia le importazioni di gas del 2,6%. Il 75% del patrimonio abitativo europeo è inefficiente. Il 94% per cento dei trasporti si basa sui prodotti petroliferi, di cui il 90% è importato. Collettivamente, l'UE ha speso più di 120 M€ l’anno in sovvenzioni per l'energia, spesso non giustificate. Oltre 1 G€ in investimenti è necessario entro il 2020. I prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica per i paesi europei sono a livelli bassi, ma ancora superiori del 30% rispetto agli Stati Uniti. Allo stesso tempo, i prezzi dell'energia elettrica  per le famiglie,  imposte comprese, sono aumentati in media del 4,4% dal 2012 al 2013. I prezzi del gas all'ingrosso sono ancora più del doppio di quelli US. Le imprese europee di energia rinnovabile hanno un fatturato annuo di 129 G€ e impiegano oltre un milione di persone. Le imprese europee hanno una quota del 40% di tutti i brevetti per le tecnologie rinnovabili.

Tutto ciò premesso, la proposta di strategia dell'Europa dell’energia poggia su cinque pilastri sinergici e strettamente interdipendenti:

Sicurezza delle forniture. Per ridurre la dipendenza dalle importazioni di fonti energetiche occorre fare meglio, con un uso più efficiente delle fonti energetiche, in particolare quelle interne, e la diversificazione delle fonti e delle forniture esterne. L'Unione europea si è impegnata a diventare il leader mondiale nel settore delle energie rinnovabili, e l’hub globale per sviluppare la prossima generazione di tecnologia delle energie rinnovabili, avanzata e competitiva. L'UE ha fissato un obiettivo pari almeno al 27% per la quota di energia rinnovabile consumata nell'UE nel 2030, essendo già sulla buona strada per raggiungere la quota entro del 20% entro il 2020 nella sua energia e facendo tesoro della riduzione dei costi per energia eolica e fotovoltaica, dovuta in gran parte all'impegno dell'Unione europea in questo settore ed agli incentivi posti in essere.

Mercato interno dell'energia. L’energia deve fluire liberamente in tutta l'UE senza barriere tecniche né regolamentari. Solo allora i produttori di energia potranno liberamente competere e offrire l'energia ai migliori prezzi, e l’Europa potrà realizzare pienamente il suo potenziale di energie rinnovabili. È stato fissato un obiettivo di interconnessione specifico minimo per l'energia elettrica al 10% della capacità di produzione di energia elettrica degli Stati membri entro il 2020. Nel 2016, la Commissione riferirà in merito alle misure necessarie per raggiungere un obiettivo del 15% entro il 2030.

Efficienza energetica. Consumare meno energia significa meno inquinamento, una maggiore protezione delle nostre fonti energetiche interne e la riduzione del nostro bisogno di importazioni di energia. Il Consiglio europeo ha fissato, nell’ottobre 2014, un obiettivo indicativo a livello di UE, pari almeno al 27% di miglioramento dell'efficienza energetica nel 2030, obiettivo che sarà riesaminato entro il 2020, avendo in mente un livello portato al 30%.

Riduzione delle emissioni. Il nostro obiettivo di emettere almeno il 40% in meno di gas serra entro il 2030 è un primo passo. Il prossimo sarà il rinnovo del sistema di scambio delle emissioni europeo (EU – ETS) e investire di più nello sviluppo delle fonti di energia rinnovabili.

Ricerca e innovazione in campo energetico. Se otterremo il ruolo di leader tecnologico in fatto di energie alternative e di riduzione dei consumi, si creeranno alti flussi di esportazione e nuove opportunità industriali, una maggiore crescita spinta e più occupazione. In particolare le reti elettriche devono evolvere in modo significativo. Occorre ampliare le possibilità della generazione distribuita e della gestione della domanda, e sviluppare nuovi collegamenti di lunga distanza ad alta tensione in corrente continua (supergrids) e nuove tecnologie di stoccaggio.

L'obiettivo dell’Europa dell’energia resiliente con una politica climatica ambiziosa è di dare a famiglie ed imprese energia a prezzi accessibili,  sicura, sostenibile e competitiva. Il raggiungimento di questo obiettivo richiede una trasformazione profonda del sistema energetico europeo. Vogliamo che gli Stati membri confidino negli altri per fornire energia sicura ai propri cittadini;  che l'energia fluisca liberamente attraverso le frontiere, sulla base della concorrenza e dell’uso razionale delle risorse, aiutato da una efficace regolamentazione dei mercati energetici europei. L’ Europa dell’energia è a basse emissioni di carbonio e progettata per durare. La forza lavoro europea deve sviluppare le competenze per costruire e gestire questo tipo di energia. I cittadini devono essere protagonisti della transizione energetica e beneficiare di nuove tecnologie per ridurre le bollette.

Per raggiungere questi obiettivi, i combustibili fossili e un’economia dove l'energia è basata un’offerta centralizzata, vecchie tecnologie e modelli di business obsoleti devono essere lasciati alle spalle. Le sovvenzioni ambientalmente dannose devono essere eliminate e deve essere riformato il sistema EU-ETS per dare un importante segnale agli investitori. È altrettanto indispensabile incoraggiare gli Stati membri a stabilire una roadmap per la graduale eliminazione di tutti i prezzi regolamentati.

La roadmap dell’Europa dell’energia è contenuta per punti, in dettaglio, nell’Annesso alla Comunicazione del 25 febbraio 2015.

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2015, 28 gennaio. Il punto sul negoziato sul clima

di Toni Federico (> leggi l'intera nota)

Nel dicembre 2015, tutti i paesi si incontreranno a Parigi per firmare un accordo globale sul cambiamento climatico. L'accordo, è ormai chiaro, si sta avviando su un sentiero nuovo, diverso da molti degli accordi multilaterali più comuni nel sistema delle Nazioni Unite1. Oggi, l’approccio pone al centro la volontà e le capacità dei singoli paesi, nell’ipotesi, tutta da verificare, che la sommatoria delle ambizioni, benché spesso condizionate da politiche interne inadeguate, consenta al mondo di raggiungere gli obiettivi della Convenzione climatica: ai singoli paesi viene chiesto di presentare i propri progetti per la mitigazione delle emissioni e le proprie politiche di sviluppo, energetiche, di adattamento climatico ed altre ancora. Al livello di governance globale spetta piuttosto assicurare le condizioni necessarie per ottenere i livelli necessariamente alti di ambizione e la capacitazione finanziaria, tecnologica ed informativa di tutti.

Il sostegno finanziario e tecnologico per le azioni di mitigazione e di adattamento deve favorire ovunque una transizione verso economie e consumi a basso tenore di carbonio, deve cioè in sostanza affermare la validità universale della green economy. Un buon accordo potrà fornire un quadro di riferimento, consentendo ai singoli paesi di fare di più di  quello che possono fare da soli e garantendo, per quanto possibile, la trasparenza per migliorare la cooperazione e per rendere possibile una gestione degli sforzi a livello globale.

Il quadro negoziale si sta dunque adeguando alle nuove realtà mondiali, ma con troppo ritardo. L’accordo di Parigi, se sarà raggiunto, andrà in vigore a partire dal 2020 e una prima verifica dei risultati è improponibile prima del 2015. Ma, alla COP 17 di Durban nel 2011, si convenne di accelerare l'azione prima del 2020. Limitare il cambiamento climatico a lungo termine dipende dallo stock delle emissioni cumulative che permane in atmosfera e negli oceani, pertanto fare meno oggi rende necessario uno sforzo maggiore in futuro per cogliere l’obiettivo, ormai condiviso dopo Copenhagen, di limitare l’aumento termico medio terrestre a meno di 2 °C sopra il livello pre-industriale.

Sono più di 90 i paesi che hanno dichiarato impegni di riduzione delle emissioni per il periodo fino al 2020 (pledge) che però, sommati, sono, nelle parole dell’UN FCCC, "Lungi dall'essere sufficienti per colmare il divario delle emissioni rispetto all’obiettivo (emissions gap)". Altrettanto insufficienti sono, fino ad oggi, le contribuzioni finanziarie volontarie al Green Climate Fund, dispositivo concordato a Cancùn, dotato di una propria struttura autonoma a Durban, la cui sede è stata assegnata alla Corea del Sud, per sostenere i paesi svantaggiati nello sforzo contro i cambiamenti climatici.

Il desiderato accordo globale di Parigi dovrebbe includere piani ambiziosi di azione per ogni paese dal 2020 in poi e un pacchetto di azioni pre-2020, con impegni di mitigazione nazionali più ambiziosi degli attuali, una migliore erogazione di risorse finanziarie ed iniziative più esplicite in settori chiave,come l'efficienza energetica, le energie rinnovabili e la protezione delle foreste.(> leggi l'intera nota)

 

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 I giganti si muovono in vista di Parigi 2015

Stati Uniti - Cina: Dichiarazione congiunta sul cambiamento climatico

Pechino, Cina, 12 Novembre 2014

I due giganti finalmente si muovono. La stessa Fondazione per lo Sviluppo sostenibile dichiarò a valle di Copenhagen che non si sarebbero fatti passi avanti nella trattativa globale senza un accordo tra Cina e Stati Uniti.

Gli Stati Uniti e la Cina hanno presentato in data 12 novembre, con dichiarazione pubblica dei due Presidenti Obama e Xi, un accordo segretamente negoziato per ridurre il loro emissioni di gas a effetto serra, con la Cina che accetta per la prima volta di limitare le emissioni e gli Stati Uniti di impegnarsi in riduzioni profonde entro il 2025. Gli impegni di questo accordo forniscono, secondo il Guardian, una spinta importante agli sforzi internazionali per raggiungere un accordo globale sulla riduzione delle emissioni dopo il 2020 in vista della Conferenza delle Nazioni Unite a Parigi a fine 2015.

La Cina, il più grande emettitore di gas serra nel mondo, ha deciso di invertire la crescita delle sue emissioni nel 2030 o prima, se possibile. In precedenza la Cina si era sempre e solo impegnata a ridurre il rapido tasso di crescita delle proprie emissioni. Ora ha anche promesso di incrementare l'uso di energia da fonti a emissioni zero al 20% entro il 2030.

Gli Stati Uniti si sono impegnati a ridurre le proprie emissioni del 26-28% rispetto ai livelli del 2005 entro il 2025.

L'Unione europea, ricordiamo (> consulta la documentazione) ha già approvato, il 23 Novembre, un obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra del 40% rispetto al 1990 entro il 2030, vincolante per i suoi paesi membri.

Gli Stati Uniti emettevano nel 2005 un totale di 6197,4 MtCO2. Circa il  massimo, oltre il quale si osserva l’inversione. L’impegno assunto in Cina stabilisce un percorso che nel 2020 porterebbe gli USA entro il 2025 a 4462,1 MtCO2. Ci sembra opportuno ricordare che gli US sottoscrissero nel 1997 a Kyoto, senza poi ratificarlo, un impegno di riduzione del 6% rispetto al 1990 che li avrebbe portati tra il 2008 e il 2012 (in media) a 5065,4 MtCO2, rispetto alle emissioni del 1990 pari a 5388.7 MtCO2 (4748,5 dagli usi finali, fonte US EPA).

 

Viceversa le emissioni registrate nel 2011 dagli US sono pari a 5797,3 MtCO2. Un semplice calcolo lineare ci dice che gli Stati Uniti, se avessero ratificato il Protocollo di Kyoto, e se avessero proseguito la mitigazione con lo stesso ritmo, avrebbero raggiunto nel 2020 le 4935,1 MtCO2 e nel 2025 le 4862.8 MtCO2. Il nuovo impegno US al 2025 è dunque ben più impegnativo di Kyoto, anche se ancora decisamente inferiore a quello europeo, rappresentando una riduzione delle emissioni del 17% su base 1990 al 2025.

Eseguendo il calcolo in termini di convergenza nelle emissioni pro-capite, ricordando che gli US nel 2011, secondo EU EC JRC,  sono a 17,3 tCO2 (17,6 tCO2 in media 2010-2014, fonte World Bank)e la Cina a 7,7 tCO2 (6,2 in  media 2010-2014), a popolazione crescente al ritmo degli ultimi 50 anni .- il 3%-, avremmo per il cittadino US una emissione annuale di 11 tCO2 nel 2025.: un calo importante anche se non in linea con una ipotesi di convergenza in pro capite al 2050 verso un valore inferiore a 3 t pro capite.

Volendo fare i calcoli sulle emissioni complessive di gas serra secondo UNFCCC, nel 1990 USA emetteva 6219 MtCO2eq, nel 2005  erano 7228, nel 2011 (ultimo dato) 6716 MtCO2eq. Il target sottoscritto a Kyoto dagli US, nella media 2008-2012 era pari a 5.846 MtCO2eq. Il target al 2020 già deciso era 5999 MtCO2eq. La proposta attuale di -27% rispetto al 2005 al 2025 corrisponde a 5276, pari al -15% su base 1990.

Il testo del pronunciamento (informale per gli Stati Uniti in assenza di un pronunciamento del Congresso - > leggi il testo completo) è stato reso pubblico dalla casa Bianca. Lo riportiamo di seguito nei punti essenziali in lingua originale, data la delicatezza dell’argomento.

 “1.     The United States of America and the People’s Republic of China have a critical role to play in combating global climate change, one of the greatest threats facing humanity. The seriousness of the challenge calls upon the two sides to work constructively together for the common good.

2.     To this end, President Barack Obama and President Xi Jinping reaffirmed the importance of strengthening bilateral cooperation on climate change and will work together, and with other countries, to adopt a protocol, another legal instrument or an agreed outcome with legal force under the Convention applicable to all Parties at the United Nations Climate Conference in Paris in 2015. They are committed to reaching an ambitious 2015 agreement that reflects the principle of common but differentiated responsibilities and respective capabilities, in light of different national circumstances.

3.     Today, the Presidents of the United States and China announced their respective post-2020 actions on climate change, recognizing that these actions are part of the longer range effort to transition to low-carbon economies, mindful of the global temperature goal of 2 °C. The United States intends to achieve an economy-wide target of reducing its emissions by 26%-28% below its 2005 level in 2025 and to make best efforts to reduce its emissions by 28%. China intends to achieve the peaking of CO2 emissions around 2030 and to make best efforts to peak early and intends to increase the share of non-fossil fuels in primary energy consumption to around 20% by 2030. Both sides intend to continue to work to increase ambition over time.

4.     The United States and China hope that by announcing these targets now, they can inject momentum into the global climate negotiations and inspire other countries to join in coming forward with ambitious actions as soon as possible, preferably by the first quarter of 2015. The two Presidents resolved to work closely together over the next year to address major impediments to reaching a successful global climate agreement in Paris.”

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A New York per aprire la strada verso Parigi

Mantenendo fede agli impegni presi a Varsavia, il Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon ha invitato i leader mondiali, governi, finanza, imprese, e società civile ad un Summit sul Clima, questo 23 settembre del 2014 al fine di stimolare e potenziare l’azione per il clima. Ban ha chiesto a tutti i leader di portare a  New York annunci coraggiosi per azioni in grado di ridurre le emissioni serra, rafforzare la resilienza del sistema climatico, e mobilitare le volontà politiche per un accordo vincolante e  significativo da raggiungere a Parigi nella COP del dicembre 2015.

I rappresentanti dei 28 paesi dell'UE hanno per parte loro rinviato ad ottobre la decisione sugli obiettivi climatici dell’Europa per il 2030, per decidere  dopo la conferenza di Ban-Ki-Moon. I leader mondiali presenti al vertice di Martedì 23 dovrebbero offrire una rinnovata azione sul cambiamento climatico,  abbastanza ambizioso per mantenere l'aumento della temperatura globale a livelli di sicurezza – cioè entro i +2°C a fine secolo.

La formula assembleare del Summit lascia alquanto perplessi. Cosa si potrà fare in 24 ore che non sia già stato fatto in tutti questi anni? L’incontro andrebbe bene per una celebrazione di un accordo, che peraltro non c’è. Angela Merkel e il Capo del Governo indiano non verranno. Non verrà il nuovo protagonista assoluto della vicenda climatica, il Presidente Cinese Xi Jinping, al suo posto il vice Zhang Gaoli , ma c’è Barak Obama, già portatore della croce a Copenhaghen. Sono questi due i veri protagonisti, il primo non può spegnere le sue centrali a carbone, il secondo pare non riuscire a convincere i suoi concittadini della gravità della situazione e della necessità di una leadership climatica americana. L’Europa non dissimula la tentazione di fare l’ago della bilancia à l'envers, magari abbandonando alla fine il campo per motivi di competitività industriale.

Ci saranno oltre 120 Capi di Stato e di Governo il 23 a New York. Parleranno? Difficile in un cerimoniale che non prevede che ci si presenti al Summit con posizioni ben consolidate, quindi già note. Ascolteranno? È probabile, per tornare a casa con l’ennesimo fardello di buoni propositi. Né potrà bastare l’azione volontaria da parte del settore privato che non può essere sufficiente da sola. I governi hanno promesso di cercare di limitare il riscaldamento globale a +2 °C, ma l’UNEP calcola che gli impegni di riduzione finora dichiarati (pledge), se onorati,  ci portano dritti dritti ad un aumento di temperatura compresa tra 3 e 4 °C. I governi hanno fissato una scadenza a marzo 2015 per delineare quello che sono disposti a offrire per un nuovo accordo sul clima, compreso quanto essi sono disposti a frenare le proprie emissioni. Se il termine è questo è improbabile che i vari Paesi scoprano le carte a New York la prossima settimana.

Il 21 settembre ci sarà una manifestazione, certamente grande, convocata da Ban ki-moon con Leonardo di Caprio, cui lui stesso parteciperà contro ogni protocollo. altre ce ne saranno nel resto del mondo. Ci saranno le imprese, i gruppi ambientalisti e la popolazione in una nuove alleanza che dovrebbe creare un ambiente che può mettere più pressione sui governi per agire. Ban ha dichiarato: “L’azione sul cambiamento climatico è urgente. Più ritardiamo, più si pagherà in vite umane e in denaro. Il vertice sul clima che sto convocando ha due obiettivi: mobilitare la volontà politica per un accordo universale e significativo del clima il prossimo anno a Parigi; e in secondo luogo suscitare impegni e misure ambiziose per ridurre le emissioni. Prevediamo un'affluenza impressionante dei leader di governo, delle imprese, della finanza e della società civile. Da tutti ci aspettiamo impegni significativi e progressi".

L'ultima volta che Ban ha convocato un vertice come questo è stata prima della conferenza sul clima di Copenaghen del 2009, che è stato un disastro diplomatico, con gli ultimi giorni segnati da caos e recriminazioni. La speranza delle Nazioni Unite è che far incontrare i leader in una serie di incontri privati permetterà loro di assumere più liberamente nuovi impegni, necessari dal momento che gli attuali obiettivi di riduzione delle emissioni si esauriscono nel 2020.

E la Cina? Zou Ji, vice direttore di un think tank che lavora per il governo cinese in materia di politica climatica, ha detto ai giornalisti che Pechino non specificherà obiettivi per l'accordo sul clima - in corso di negoziato separatamente dal summit - fino alla prima metà del prossimo anno. Xie Zhenhua, funzionario responsabile per il cambiamento climatico, ha segnalato nuovi impegni di lotta al cambiamento climatico in vista del Summit, dicendo che la Cina potrebbe presentare "alcune azioni positive".

La fondazione per  lo sviluppo sostenibile produrrà il resoconto puntuale sul Summit di New York del 23 settembre e tutta la documentazione dell'evento nella pagina http://www.comitatoscientifico.org/temi%20CG/clima/index.htm

 

La manifestazione per il clima del 21 settembre 2014 a Roma

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 Il quinto Assessment Report dell'IPCC

(> consulta i nuovi dati dell'AR5 WKG1)

IPCC, Intergovernmental Panel on Climate Change è un comitato scientifico intergovernativo istituito su richiesta dei governi dei paesi membri della Convenzione dell’ONU contro i cambiamenti climatici, la UNFCCC,  United Nations Framework Convention on Climate Change, uno dei trattati multilaterali che si prefigge di stabilizzare il clima mondiale, mitigare le emissioni di gas serra e predisporre misure di adattamento country-specific ai cambiamenti ormai in atto.   

IPCC fu fondato nel 1988 da due organizzazioni delle Nazioni Unite: la World Meteorological Organization (WMO) e il United Nations Environment Programme (UNEP),  e infine accreditato dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite con la Risoluzione 43/53 nell’anno della fondazione. La sua missione è quella di fornire valutazioni scientifiche complete dei dati scientifici, tecnici e socio-economici in tutto il mondo per il rischio di cambiamenti climatici causati dalle attività umane, le sue potenziali conseguenze ambientali e socio-economiche, e le possibili opzioni per adattarsi a queste conseguenze o attenuare la effetti.

IPCC non svolge attività di ricerca in proprio, né fa lavoro di monitoraggio del clima e dei fenomeni correlati. L’attività principale dell'IPCC è la pubblicazione di relazioni specialistiche su argomenti rilevanti per l'attuazione degli obiettivi della Convenzione climatica dell’ONU. L'IPCC basa la sua valutazione principalmente sulla letteratura scientifica peer reviewed e pubblicata. IPCC è aperta a tutti i membri della WMO e dell'UNEP.

L'IPCC si è guadagnata un’autorità indiscussa a livello internazionale sui cambiamenti climatici, mediante la produzione di studi e rapporti che hanno l'accordo di tutti i principali scienziati del clima e il consenso di ciascuno dei governi partecipanti. Il Panel ha fornito con successo consulenze politiche autorevoli con implicazioni di vasta portata per l'economia e stili di vita. In un contesto di opposizione incessante da parte degli interessi costituiti attorno ai combustibili fossili, i primi quattro Assessment Report del IPCC hanno conseguito di fatto lo status di riferimento scientifico internazionale per la scienza climatica.

IPCC è presieduto da Rajendra K. Pachauri. Ha ricevuto il Premio Nobel per la pace nel 2007, condiviso, in due parti uguali, tra l'IPCC e Al Gore.

Il V Assessment Report (AR5), che fornirà una visione chiara dello stato attuale delle conoscenze scientifiche in materia di cambiamenti climatici. Esso sarà composto da tre rapporti di altrettanti  Working Group (WG) e una Relazione di sintesi generale (SYR) e verrà presentato nella sequenza temporale seguente:

WKG 1: The Physical Science Basis. Stoccolma, Settembre 2013

WKG 2: Impacts, Adaptation and Vulnerability, Yokohama, Marzo 2014

WKG 3:  Mitigation of Climate Change, Berlino, Aprile 2014

Rapporto di Sintesi: Synthesis Report, Copenhagen, Ottobre 2014

Il Comitato scientifico della Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha prodotto approfonditi resoconti su tutto il ciclo dei Rapporti del V Rapporto IPCC sulle proprie pagine web, (> vai alla pagina dedicata ai resoconti del Quinto rapporto IPCC), a partire dalla pubblicazione dei primi materiali nell’ottobre 2013.

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La Fondazione per lo sviluppo sostenibile presenta le traduzioni in italiano dei Sommari per i decisori politici del primo e del secondo volume dell’AR5, il quinto Assessment Report dell’IPCC sul clima globale

 

Il primo volume “Le basi scientifiche del cambiamento climatico

Il secondo volume "Impatti, adattamento e vulnerabilità"

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 (> vai alla pagina del Rapporto AR5  per scaricare i Sommari, i Rapporti e gli altri documenti)

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La Fondazione per lo sviluppo sostenibile, in occasione delle scadenze della pubblicazione delle quattro parti del quinto Assessment Report sul clima globale dell'IPCC, sta curando le traduzioni in lingua italiana dei Sommari per i decisori politici, con l'ambizione di migliorare la diffusione nel nostro paese di conclusioni che influenzeranno le politiche e le scelte del mondo intero.

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Dobbiamo ancora una volta notare che la stampa nazionale, che riceve in anticipo tutti i materiali, tende, nella generalità dei casi,  a  reagire ad eventi di questa portata con poche righe nelle pagine interne. meglio, molto meglio, la stampa internazionale. Inoltre i resoconti che leggiamo sono quasi sempre il racconto delle opinioni del giornalista, spesso campate in aria, mai fedeli allo stile severo dell'UIPCC di esporre fatti e giudizi esperti condivisi, mai opinioni. Siamo consapevoli che il paese è in acque agitate e che i più pensano che ci sia altro da fare che almanaccare sul futuro. Noi pensiamo però, manzonianamente, che una valorosa minoranza di concittadini vorrà leggere la crisi presente nei dati e nei fatti, in una proiezione futura che interessa noi, i nostri figli e il mondo intero.

La lettura dei Sommario, pur irto di ardui termini scientifici e statistici, è fuor di retorica un’esperienza affascinante. Vi si legge il futuro del pianeta fino al 2100 con riferimenti scientifici puntigliosi, votati in assemblea parola per parola. Si tratta  dei risultati del lavoro di centinaia di ricercatori costruito in sei anni, a partire dal quarto Rapporto del 2007 (AR4) con una conclusione su tutte, niente affatto scontata e mai finora presentata:

“È estremamente probabile che l'influenza umana sia stata la causa dominante del riscaldamento osservato dalla metà del 20° secolo”.

Il contributo del Gruppo di lavoro I (WGI) alla quinta relazione di valutazione dell'IPCC, dal titolo Le basi scientifiche del cambiamento climatico, fornisce una valutazione globale della base fisica del cambiamento climatico in 14 capitoli, sostenuta da una serie di allegati e materiale integrativo. Viene presentato a Stoccolma, tra il 23 e il 26 settembre 2013. Vi hanno contribuito un totale di 209 autori, 50 revisori provenienti da 39 paesi e più di 600 contributori provenienti da 32 paesi.

Il secondo Rapporto, dal titolo Cambiamenti climatici 2014: Impatti, adattamento e vulnerabilità, del Gruppo di lavoro II dell'IPCC, presenta i dettagli degli impatti dei cambiamenti climatici fino ad oggi, i rischi futuri che derivano dal cambiamento del clima, e le possibilità di un'azione efficace per ridurre i rischi. Per produrre il rapporto è stato selezionato un totale di 309 autori-coordinatori, di autori leader e di revisori, provenienti da 70 paesi. Dello staff editoriale hanno fatto parte  436 autori nel ruolo di contributor, e un totale di 1.729 esperti e esperti governativi per il controllo dei contenuti.

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