Aggiornamento 18-giu-2018

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Con la creazione di questo spazio virtuale di informazione e di discussione, il Comitato Scientifico della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile intende innanzitutto riflettere e rendere accessibili anche in Italia i principali elementi che caratterizzano il dibattito sullo sviluppo sostenibile a livello internazionale. Al tempo stesso vuole fornire agli esperti della Fondazione, e a tutti coloro che vorranno contribuire, una occasione di approfondimento e di scambio intorno al processo della creazione di un pensiero collettivo sullo sviluppo sostenibile in Italia. Le tematiche che verranno sviluppate sono in continua evoluzione. La nostra riflessione si concentrerà sulla transizione in atto che sta cambiando rapidamente ed irreversibilmente paradigmi, teorie e scenari.  La pagina fornirà i principali dati sulla transizione e metterà a disposizione tutti i possibili link con le numerose pagine ed i siti nei quali si lavora allo stesso obiettivo. L'attività progettuale e le iniziative della Fondazione, presentate nel sito web della Fondazione, saranno ulteriormente illustrate ed approfondite  con particolare attenzione agli aspetti metodologici ed ai dati prodotti nei nostri lavori.

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DELLA FONDAZIONE PER LO SVILUPPO SOSTENIBILE

 

Lo sviluppo sostenibile in Italia e nel mondo

 

ENERGIA  18 giugno. Senza parole! La crescita del carbone in Cina ed India

 

Dal 2000 al 2017 la produzione elettrica a carbone della Cina è cresciuta 5 volte fino a 935 GW, la metà del totale mondiale

 

L'India è la seconda per velocità di crescita

Per una trattazione approfondita, dopo la pubblicazione del Rapporto annuale BP 2018, vai alla pagina dell'energia.

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ENERGIA  14 giugno 2018. Il Consiglio ambiente europeo innalza l'obiettivo per le rinnovabili 2030 al 32%

I ministri dell'Energia hanno concordato un obiettivo vincolante in materia di energie rinnovabili del 32% entro il 2030, rispetto all'obiettivo precedente del 27%obbligatorio in media europea, ma non è stato all'altezza delle speranze di alcuni paesi e alla decisione dello stesso Parlamento di ottenere una quota più ambiziosa. Si parlava infatti di almeno il 35%. L'accordo con il Consiglio dell'UE mette capo a 18 mesi di negoziati. È stato accolto con favore dall'industria delle energie rinnovabili e l'ente commerciale per i servizi energetici europei lo ha definito: "un compromesso ben bilanciato". Ma non si capisce come per questa via si possa raggiungere la decarbonizzazione completa al 2050. Nell'accordo c'è l'impegno a rivedere, ed eventualmente rialzare, tale percentuale nel 2023. Importante il riconoscimento del diritto dei cittadini di produrre la propria energia e rivenderla alla rete. (> vai alla pagina dell'energia)

 

 

SVILUPPO SOSTENIBILE      9 maggio 2018: Pubblicato il nuovo libro di Edo Ronchi sullo Sviluppo sostenibile e la transizione alla Green economy

Il Meeting di primavera, per il decennale della Fondazione, è stato dedicato alla presentazione del nuovo libro del suo presidente, Edo Ronchi nel contesto di un panel di discussant di rilevo, scelti tra i più autorevoli esponenti dell'attuale complesso quadro politico italiano. Il titolo del libro rinvia al processo in atto che trasporta il sistema economico mondiale verso un modello di Green economy sostenibile, ormai indispensabile a fronte delle gravi crisi economiche, sociali e politiche che attraversano l'umanità. In realtà è a pieno titolo un saggio sullo sviluppo sostenibile di profilo alto abbastanza per costituire un riferimento per il pensiero politico periclitante e per arricchire il ragionamento ecologico che, nel nostro paese e nella nostra lingua, sta vivendo di stenti. Sono molti i significati dell'iniziativa che si colloca a dieci anni dal lancio del programma UNEP sulla Green economy ispirato dalla volontà di contrastare la grave crisi economica appena nata con un Green New Deal di ispirazione roosveltiana. Sono i primi dieci anni di vita della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile che promuove il Consiglio nazionale della Green economy e il progetto di transizione che esso rappresenta per l'imprenditoria italiana. La presenza delle maggiori forze politiche, è inutile dirlo, suona come un appello perché la transizione venga sostenuta nel quadro incerto che si prefigura per la politica italiana.

Il panel è stato gestito da Antonio Cianciullo, recente autore lui pure di un libro sulla "Ecologia del desiderio. Curare il pianeta senza rinunce" che, su un piano narrativo del tutto diverso, originale e stimolante, rinvia alle stesse tematiche della transizione con grande attenzione alla risposta sociale alla crisi ecologica ed economica. è intervenuto a commentare per primo il libro di Ronchi Jean Paul Fitoussi, decano della sostenibilità, protagonista con Amartya Sen e Joseph Stiglitz della elaborazione moderna del concetto dello Sviluppo sostenibile basato sul benessere e la qualità della vita ridefiniti in un nuovo quadro al contempo teorico ed operazionale. Sono poi intervenuti Andrea Orlando, ex ministro dell'Ambiente e della Giustizia, di area Partito Democratico; Giulio Tremonti, ex ministro dell'economia e delle finanze di area Forza Italia; Lorenzo Fioramonti di area 5 stelle (nella immagine),  in odore di incarico come ministro dello sviluppo del governo in costruzione e Rossella Muroni, ex presidente della Legambiente ed attuale deputata di area Liberi ed Uguali.

Dedichiamo alle tematiche della transizione secondo questo libro un editoriale della pagina della Green economy di questo sito (> vai alla presentazione analitica della "Transizione alla green economy").

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SVILUPPO SOSTENIBILE     19 Marzo 2018: Il patto Globale per l'Ambiente di Macron presentato alle Nazioni Unite

Il Presidente Francese Emmanuel Macron, in evidente chiave anti Trump, aveva presentato all'Assemblea generale delle Nazioni unite del settembre 2017 una proposta per un "Patto Globale per l'Ambiente", con l'intento di raddrizzare una governance globale del clima e dell'ambiente che, dopo Parigi, appare ostacolata dalle discutibili scelte di quello che avrebbe dovuto essere il Paese guida. Contemporaneamente, però, usciva la nuova piattaforma on line di oltre 2700 tra città, stati, aziende e università statunitensi che hanno sottoscritto l’appello We are still in affermando la volontà di dare attuazione agli impegni sottoscritti dagli USA con l’Accordo di Parigi sul Clima. Una analisi preliminare degli obiettivi fissati da alcuni Stati, città e aziende nordamericane l'iniziativa sembrerebbe in grado di coprire da sola metà degli impegni assunti dagli USA a Parigi.  

I principali obiettivi del Patto sono di inserire in un trattato giuridicamente vincolante i principi fondamentali del diritto dell'ambiente, in modo da renderli applicabili dinanzi ai tribunali nazionali;  rendere universali le principali disposizioni delle convenzioni giuridicamente vincolanti; aggiungere nuovi principi come quello di non regressione (è già la seconda volta, Kyoto, Parigi, che gli US si ritirano da un accordo promosso e firmato da loro stessi), di resilienza, etc. Il Presidente francese aveva fatto riferimento ad una Bozza di Patto già predisposta da un gruppo di esperti francesi nel giugno 2017 ed al Libro bianco prodotto in settembre. Il Presidente francese aveva ottenuto sul progetto l'impegno della Cina nel corso della sua visita del gennaio di quest'anno.

La novità è ora una raccomandazione della Commissione europea al Consiglio, in data 19 marzo,  perché l'Europa negozi il Patto in sede Nazioni Unite.

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SVILUPPO SOSTENIBILE     Febbraio 2018: L'utopia sostenibile

Enrico Giovannini, portavoce dell'ASVIS, pubblica da Laterza un bel volume, cui ha voluto dare il nome di "L'utopia sostenibile", che si colloca autorevolmente nel deserto scientifico e letterario delle pubblicazioni sullo sviluppo sostenibile in lingua italiana. Non è un libro dei sogni ma un blueprint che indica proposte molto concrete su come aiutare l'Italia  ad affrontare le sue tante debolezze e a spostarsi su un sentiero di sviluppo sostenibile aiutando l'Europa a fare altrettanto. Laterza ne consente l'acquisto online. Si tratta di 12 euro, praticamente un costo nullo perché tutti possano leggerlo al prezzo di una consumazione al bar sotto casa.

 

CLIMA

   2018:  l'anno del "dialogo Talanoa"

 

Quest'anno si apre una nuova fase per l'attuazione dell'Accordo di Parigi: con il lancio ufficiale del dialogo Talanoa a gennaio i Paesi stanno ora iniziando la prima valutazione globale dello sforzo collettivo per raggiungere l'obiettivo di Parigi. Nell'accordo i bilanci globali condivisi sono una parte fondamentale dei normali cicli quinquennali per aumentare l'ambizione e l'azione. Talanoa è un tradizionale termine delle isole del Pacifico che descrive una condivisione conversazionale di idee ed esperienze che porta al processo decisionale per il bene comune. Il dialogo Talanoa mira a costruire fiducia e a stimola l'ambizione e impegno da parte dei governi a fare di più e a rafforzare i loro contributi nazionalmente determinati (NDC) entro il 2020.

Condotto congiuntamente da Figi e Polonia (difficile fare una scelta peggiore) che presiederanno le negoziazioni di quest'anno, il dialogo includerà una fase preparatoria e una fase politica di alto livello. Il dialogo cercherà di rispondere a tre domande centrali sull'azione per il clima: dove siamo? Dove vogliamo andare?  Come ci arriviamo?

Un punto chiave del dialogo saranno anche i risultati del rapporto speciale preparato dall'IPCC, atteso in ottobre, che tratterà gli impatti dell'innalzamento globale della temperatura di 1,5 °C e identificherà i possibili percorsi per limitare il riscaldamento a quel livello. Abbiamo dato un resoconto della bozza del Sommario di questo documento in queste pagine.

Diversamente dalla maggior parte dei processi formali nei colloqui sul clima delle Nazioni Unite, il dialogo Talanoa non è limitato alla discussione tra i governi nazionali. Una serie di attori non statali -  stati, regioni, città, imprese, gruppi della società civile e istituzioni internazionali - stanno giocando un ruolo chiave nella costruzione di azioni per il clima. Durante il dialogo avranno l'opportunità di evidenziare le sinergie tra le loro azioni e l'ambizione dei Paesi.

è stato reso disponibile per tutti un nuovo portale online  per far sentire le proprie opinioni sulle azioni da intraprendere.

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ENERGIA       27 Febbraio 2018. Il Consiglio Europeo modifica la normativa per il sistema cap&trade EU ETS

Il 27 febbraio 2018 il Consiglio ha approvato formalmente la riforma del sistema di scambio di quote di emissione (ETS) dell'UE per il periodo dopo il 2020.

Il sistema di scambio di quote di emissione dell'UE stabilisce un tetto massimo per i quantitativi di CO2 che l'industria pesante e le centrali elettriche possono emettere. Il volume totale di emissioni consentite è distribuito alle imprese sotto forma di autorizzazioni che possono essere scambiate. L'ETS è lo strumento fondamentale per ridurre le emissioni di gas serra in modo efficiente sotto il profilo dei costi. Istituito nel 2005, rappresenta tuttora il più grande mercato del carbonio a livello mondiale. Opera in tutti e 28 i paesi dell'UE, oltre che in Islanda, Liechtenstein e Norvegia. L'ETS limita le emissioni provenienti da oltre 11.000 impianti a elevato consumo energetico (centrali elettriche e impianti industriali) e dalle compagnie aeree che operano fra questi paesi. Copre circa il 45% delle emissioni. Fissare un prezzo per il carbonio e scambiarlo produce risultati concreti per l'ambiente: nel 2020 le emissioni provenienti dai settori coperti dal sistema saranno inferiori del 21% rispetto ai livelli del 2005.

Negli ultimi anni per effetto combinato della crisi e dell'eccesso di quote gratuite ha determinato il crollo del valore  e l'accumulo di un'ingente eccedenza di quote (EUA, in figura la serie storica di fonte Carbon Pricing Europe). Ciò deprime l'effetto di incentivazione e rallenta l'innovazione tecnologica in favore della decarbonizzazione. Potrebbe infine mettere a rischio la riduzione di almeno il 40% delle emissioni nell'UE entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990).

 

Come primo passo di questa riforma, si era deciso di creare una riserva stabilizzatrice del mercato per correggere l'eccedenza delle quote accumulate e il deficit della domanda. Nel luglio del 2015 la Commissione aveva presentato una seconda proposta di riforma dell'EU ETS. L'approvazione formale data dal Consiglio rappresenta l'ultima tappa del processo legislativo. I documenti di riferimento sono i seguenti:

Direttiva che modifica la direttiva 2003/87/CE per sostenere una riduzione delle emissioni più efficace sotto il profilo dei costi e promuovere investimenti a favore di basse emissioni di carbonio e la decisione (UE) 2015/1814

Riforma del sistema di scambio di quote di emissione - il Consiglio approva l'accordo con il Parlamento europeo

Revisione del sistema di scambio di quote di emissioni: il Consiglio adotta la sua posizione

Il sistema EU ETS viene riformato secondo le seguenti linee:

  • il tetto massimo del volume totale di emissioni sarà ridotto annualmente del 2,2% (fattore di riduzione lineare)

  • il numero di quote da immettere nella riserva stabilizzatrice del mercato sarà temporaneamente raddoppiato fino alla fine del 2023 (tasso di alimentazione)

  • un nuovo meccanismo volto a limitare la validità delle quote nella riserva stabilizzatrice del mercato al di sopra di un determinato livello diventerà operativo nel 2023

  • la percentuale di quote da mettere all'asta sarà del 57%, con una riduzione condizionata della percentuale di quote messe all'asta del 3% qualora sia applicato il fattore di correzione transettoriale. Se attivato, questo sarà applicato in modo coerente in tutti i settori

  • la revisione delle norme relative all'assegnazione gratuita consentirà un migliore allineamento con i livelli effettivi di produzione delle imprese, mentre i parametri di riferimento usati per determinare l'assegnazione gratuita saranno aggiornati

  • la riserva per i nuovi entranti conterrà inizialmente quote inutilizzate provenienti dal periodo in corso 2013-2020 e 200 milioni di quote provenienti dalla riserva stabilizzatrice del mercato. Fino a un massimo di 200 milioni di quote riconfluiranno nella riserva stabilizzatrice del mercato se non utilizzate nel periodo 2021-2030

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ENERGIA     Febbraio 2018. I consumi energetici europei si allontanano dall'obiettivo EU 2020

Una nota Eurostat  del Febbraio 2018 informa che l'obiettivo europeo sull'efficienza energetica al 2020 si allontana. I dati si riferiscono al 2016, ma temiamo che il 2017 non abbia corretto questo pericoloso trend. L'Unione europea si è impegnata a ridurre il consumo energetico del 20% entro il 2020 rispetto alle proiezioni secondo la Strategia EU 2020.  A conti fatti l'impegno equivale a raggiungere un consumo di energia primaria non superiore a 1483 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio (Mtep) e, di conseguenza,  un consumo di energia finale non superiore a 1086 Mtep nel 2020. Nel 2016, il consumo di energia primaria nell'UE era del 4% al di fuori dell'obiettivo di efficienza. Dal 1990, il primo anno per il quale i dati sono disponibili, il consumo è diminuito dell'1,7%. Tuttavia, nel corso degli anni, la distanza dall'energia primaria dall'obiettivo del consumo ha subito forti oscillazioni. La maggiore divergenza rispetto all'obiettivo è stata nel 2006 (16,2%, un consumo di 1723 Mtep), mentre nel 2014 si è raggiunto un minimo storico (1,7%, 1509 milioni di tep). Negli ultimi due anni il divario è aumentato di nuovo, al 4% sopra l'obiettivo del 2020, pari a un consumo di 1543 Mtep nel 2016.

Nel 2016, il consumo interno lordo di energia nell'Unione europea, che riflette le quantità di energia necessarie per soddisfare tutti i consumi interni, ammonta a 1641 Mtep,  -10,8% rispetto al picco di quasi 1840 Mtep nel 2006 e +6,1% rispetto al decennio 1996 - 2006 (in figura la serie storica). 19 Stati membri hanno aumentato il consumo di energia tra il 1996 e il 2006, ma solo due Stati membri tra il 2006 e il 2016: Estonia e Polonia (+3,2%). Grecia (-23,6%), Malta (-22,5%) e Romania (-20,2%) hanno registrato diminuzioni superiori al 20%. L'Italia, con il -18% circa, è prossima a questi valori. Deludenti Germania e Francia con progressi poco superiori alla metà dell'Italia.


 

 

 

In serie storica nel 2016 il consumo finale di energia nell'UE è stato di 1108 Mtep, superiore del 2,0% all'obiettivo di efficienza. Energia finale il consumo nell'UE è aumentato del 2,1% tra il 1990 (1085 Mtep) e il 2016 (1108 Mtep). Il livello più basso del finale il consumo di energia è stato registrato nel 2014 (1063 Mtep 2,1% al di sotto dell'obiettivo) e il più alto nel 2006 (1194 Mtep 10.0% sopra l'obiettivo). Nel 2015 l'UE ha raggiunto l'obiettivo di efficienza di 1086 Mtep, tuttavia nel 2016 i consumi sono aumentati di nuovo al 2% oltre l'obiettivo.

 

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CLIMA

   Gennaio 2018: è tempo di rendiconti per il 2017

 

Vengono via via pubblicati i dati del clima mondiale per il 2017. Non ci sono buone notizie né per il riscaldamento medio globale della Terra né per le emissioni serra. Il primo prosegue la sua corsa, le seconde registrano un effetto di rimbalzo non trascurabile, come ci si attendeva. Il 2018 è l'anno della consultazione facilitata tra i paesi che hanno sottoscritto l'Accordo di Parigi che si propone di aumentare l'ambizione di tutti. Rivedere gli impegni NDC sottoscritti prima di Parigi è sempre più necessario ed urgente. Rendiamo disponibile una nota su questi dati nella pagina del clima di questo sito (> vai al resoconto sull'andamento del clima nel 2017)

 

SVILUPPO SOSTENIBILE    17 - 20 Gennaio 2018: Dal Summit di Davos del World Economic Forum  i dati dello sviluppo mondiale

I progressi lenti nei livelli di vita e l'aumento della disuguaglianza hanno contribuito alla polarizzazione politica e all'erosione della coesione sociale in molte economie avanzate ed emergenti. Ciò ha portato alla nascita di un consenso mondiale sulla necessità di un modello più inclusivo e sostenibile di crescita e sviluppo che promuova standard di vita alti per tutti. questo è quanto afferma il World Economic Forum nel presentare una sua nuova metrica delle prestazioni dei vari paesi in fatto di progresso economico. Il WEF pubblica il Rapporto di crescita e sviluppo inclusivo 2018 che identifica 15 aree di politica economica e forza istituzionale che hanno il potenziale per contribuire ad una maggiore crescita e ad una più ampia partecipazione sociale ai benefici di tale crescita. Gli indicatori che compongono l'indice dello sviluppo inclusivo del WEF, denominato Inclusive Development Index, IDI, sono 12 dei quali solo due sono riferiti a questioni ambientali, un PIL verde (Adjused Net Savings)e una Carbon Intensity, come mostrarto in figura. Non abbastanza perché IDI si possa candidare a indice di sostenibilità o di green growth, ma l'interesse resta, anche per la rilevanza della fonte.

Merita perciò grande attenzione il messaggio che viene dal WEF, che non è certo il santuario della decrescita felice. Dice il Rapporto 2018 che ormai molti paesi hanno sperimentato che la crescita è necessaria ma non è condizione sufficiente per una vita di qualità e di progresso. L'indice IDI si fa interprete di questa consapevolezza e, di conseguenza, consente ai politici e ai cittadini di beneficiare di un'alternativa, o quantomeno di un complemento, alla dittatura del PIL, perché è in grado di  misurare il livello e il tasso di miglioramento dei progressi socioeconomici condivisi. Progettato come alternativa al PIL, lo sviluppo inclusivo e l'indice IDI riflettono più da vicino i criteri con cui le persone valutano il progresso economico dei loro paesi e la loro propria qualità della vita. Non è il WEF che ci sorprende, quanto piuttosto che il nuovo ed ennesimo messaggio di obsolescenza del PIL, e con esso della stessa teoria della decrescita, venga ignorato da partiti, governanti ed amministratori. Non sappiamo se per ignoranza o per imperdonabile ritardo di conoscenza e cultura. Il rapporto WEF 2018 è un bel messaggio. Se son rose fioriranno.

Non ci resta che guardare alla posizione dell'Italia tra i paesi sviluppati alla luce dell'IDI. In Figura ci sono i posizionamenti. Non ci fossero Portogallo e Grecia saremmo gli ultimi da soli.  Siamo la 27° realtà tra le 29 considerate sviluppate ma, in classifica generale siamo il 41° paese su 103. Com'è possibile che davanti a noi ci siano Azerbaijan, Croazia, Cile, Romania e Bulgaria? Forse i numeri mentono? O è il PIL che mente? Fate voi, ma il messaggio del WEF all'Italia è irritante e frustrante. Per di più l'Italia in crescita debole in quanto a PIL, è in declino alla luce dell'IDI.

Il modello WEF mostra un paese caratterizzato da  bassa crescita e sviluppo, poca equità intergenerazionale e poca sostenibilità. In effetti, l'Italia sta invecchiando e  spostando il peso politico a favore degli anziani. Non riesce ad abbassare il debito pubblico, che impegna le risorse del futuro dell'Italia in cambio di benefici attuali, ed ha un tasso di disoccupazione troppo elevato, soprattutto tra la popolazione più giovane.

Allo stesso tempo, le disparità di reddito e la povertà sono più alte che nella maggior parte delle economie avanzate, e stanno aumentando. Con una crescita lenta, le prospettive economiche future dell'Italia sono meno positive rispetto ad altri paesi simili. Mentre l'Italia è riuscita nel passato a costruire ricchezza condivisa  (come dimostra l'andamento storico dell'indice di Gini), la crescente disparità di reddito e la bassa crescita hanno iniziato a erodere tale prosperità, in attesa di azioni a favore di politiche di crescita più inclusive.

Nel modello WEF l'equità intergenerazionale e la sostenibilità, come mostrato nella figura in alto,   comprendono quattro misure intertemporali dal momento che che crescita e reddito negli standard di vita non sono veramente socialmente inclusivi, se sono generati caricando oneri eccessivi e insostenibili sulle generazioni più giovani e future. Esse sono l'Adjusted Net savings, che misura il vero tasso di risparmio in un'economia dopo aver preso in considerazione gli investimenti in capitale umano, l'esaurimento delle risorse naturali e i danni causati dall'inquinamento, l'indebitamento pubblico in percentuale del PIL, che illustra approssimativamente la scala del prestito cui la corrente generazione obbliga quelle future; la dipendenza, il rapporto o proporzione tra pensionati e giovani sotto i 15 anni di età e popolazione in età lavorativa, che è anche un indicatore principale di probabile pressione futura sulle finanze di una nazione e l'intensità  del carbonio della produzione economica, un indicatore della prestazione paese in fatto di cambiamenti climatici.

Possiamo rivendicare una buona prestazione sull'intensità del carbonio e sulla salute, dove abbiamo previsti 73 anni di aspettativa di vita in buona salute, meglio rispetto alla maggior parte delle altre economie. Va invece molto male nell'occupazione, negli investimenti, nel PIL ambientalmente corretto e nella dipendenza, oltreché, ovviamente, nel debito pubblico. Un quadro desolante!

Queste cifre sono emesse da Eurostat, l'ufficio statistico dell'Unione europea, e sono completate da un
articolo sul risparmio energetico nell'UE.Nel 2016, il consumo finale di energia nell'UE è stato di 1 108 Mtep, superiore del 2,0% all'obiettivo di efficienza. Energia finale
il consumo nell'UE è aumentato del 2,1% tra il 1990 (1 085 Mtep) e il 2016 (1 108 Mtep). Il livello più basso del finale
il consumo di energia è stato registrato nel 2014 (1 063 Mtep 2,1% al di sotto dell'obiettivo) e il più alto nel 2006 (1 194 Mtep
10.0% sopra l'obiettivo). Nel 2015 l'UE ha raggiunto l'obiettivo di efficienza di 1 086 Mtep, tuttavia nel 2016 i consumi sono aumentati
di nuovo al 2% oltre l'obiettivo.

 

SVILUPPO SOSTENIBILE    Gennaio 2018: Il rischio climatico al top della graduatoria dei rischi incombenti secondo il World Economic Forum

Siamo forse diventati notevolmente capaci di capire come attenuare i rischi convenzionali che possono essere con relativa facilità isolati e gestiti con approcci sperimentati. Molto meno quando si tratta di affrontare rischi complessi nei sistemi interdipendenti che stanno alla base del nostro mondo, come governance, economia, società e ambiente.

i rischi ambientali hanno avuto risalto crescente negli ultimi anni compreso il 2017. Nel Global Risk Report 2018 del WEF tutti e cinque i rischi ambientali considerati si posizionano al di sopra della media per probabilità e impatto in un orizzonte di 10 anni, come mostrato nella figura seguente. Questo consegue ad un anno caratterizzato da alto impatto di uragani, temperature estreme e dal primo, inatteso aumento delle emissioni di CO2 dopo quattro anni.  Il timore per eventi estremi e disastri naturali è valutato per impatto al livello della minaccia di guerra nucleare ma con una verosimiglianza (likelihood) molto più alta.

 

 

Abbiamo spinto il nostro pianeta oltre i limiti naturali e il danno sta diventando sempre più pesante. La biodiversità si sta perdendo a tassi di estinzione di massa, i sistemi agricoli sono sotto stress e l'inquinamento dell'aria e del mare è diventato una minaccia sempre più pressante per la salute delle specie viventi. Un tipico esempio di "caduta dal pero" è la recente scoperta mediatica del dramma della plastica nell'acqua e nel mare. le nuove tendenze sovraniste (America first, UK Brexit, Italia per prima etc.) e  un unilateralismo rientrante rende più difficile sostenere le risposte multilaterali a lungo termine, che sono necessarie per contrastare il riscaldamento globale e il degrado dell'ambiente. Gli indicatori economici principali sembrerebbero suggerire che il mondo sta superando la crisi globale iniziata 10 anni fa. Tra le nuove sfide ci sono la dubbia capacità politica nell'evenienza di una nuova crisi, i gravi inconvenienti causati dallo sviluppo dell'automazione e dalle tecnologie informatiche e l'accumulo di pressioni mercantilistiche e protezionistiche sullo sfondo delle dilaganti mode nazionaliste e populiste. (> Scarica il Rapporto 2018 del WEF)

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CLIMA    12 Dicembre 2017: Il Presidente francese Macron presiede l'One Planet Summit alla Seine Musicale a Parigi

Si è aperto ieri a Parigi il One Planet Summit, il vertice informale sul finanziamento di progetti a favore del clima voluto dal presidente francese Emmanuel Macron. Un evento che arriva a due anni esatti dalla Conferenza Internazionale di Parigi, la COP21. L’obiettivo  è quello di trovare azioni concrete per il raggiungimento degli obiettivi sul clima che sono stati fissati  24 mesi fa nella capitale francese.  La giornata  si è aperta con 4 tavole rotonde rispettivamente su finanziamenti pubblici, privati, accelerazione delle iniziative locali e regionali, rafforzamento delle politiche pubbliche per la transizione ecologica. Nel pomeriggio gli incontri ad alto livello tra i leader. Assente non invitato, ma presente nelle preoccupazioni di tutti, il Presidente americano Trump.

Difendere l'eredità dell'accordo di Parigi con l'One Planet Summit è un importante progetto politico per Macron, che ha ricordato ai delegati che due anni dopo l'Accordo sul clima di Parigi, il mondo è in rotta per oltre 3 °C di riscaldamento, ben lontani dal mantenere l'aumento della temperatura "ben al di sotto dei 2 °C con alcuni piccoli stati insulari a rischio di essere cancellati dalla mappa. Dice Macron: "Non siamo qui per parole ma per fatti perché siamo di fronte a una emergenza in corso".

Nel settore privato, 225 investitori hanno lanciato la Climate Action 100+, una campagna per portare i 100 maggiori inquinatori del clima nel mondo in linea con gli obiettivi di Parigi. I risultati del Summit sono in prima istanza i seguenti:

Carbon neutrality: 14 paesi tra cui Germania, Etiopia e
Costa Rica hanno promesso di sviluppare piani per tagliare o compensare interamente le loro emissioni entro il 2050.

Carbone: un'alleanza guidata dal Regno Unito e dal Canada per eliminare gradualmente il carbone ha annunciato nuovi membri tra cui Svezia, California ed EDF, portando il totale a 26 paesi, Italia compresa, 8 governi subnazionali e 24 aziende.


Trasporti marittimi: 35 paesi tra cui Canada, Francia e Isole Marshall, che hanno il secondo più grande registro di bandiera del mondo, hanno chiesto all'IMO, la Organizzazione marittima internazionale, di ridurre le emissioni in linea con l'accordo di Parigi.

Resilienza: i leader dei Caraibi, in collaborazione con le banche di sviluppo, hanno reso pubblico un piano di investimenti da  8 miliardi di dollari per ricostruire la loro regione devastata dagli uragani.

Carbon pricing: dodici paesi e regioni americane tra cui Colombia, Costa Rica e Cile si sono impegnati a mettere un prezzo al carbonio e sviluppare legami tra i loro schemi di scambio delle emissioni.

Sfortunatamente, al di là della grande prova di unità e di intenzioni nessuno si è ancora fatto avanti per colmare il divario di 2 miliardi di dollari per il Green Climate Fund aperto da Trump che non darà il contributo degli Stati Uniti. E resta poca chiarezza sul percorso verso i 100 miliardi di $ di finanziamenti annuali per il clima che il mondo sviluppato ha promesso di mobilitare entro il 2020.

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SVILUPPO SOSTENIBILE     21 Novembre: Eurostat pubblica il Rapporto 2017 sugli indicatori dell'Agenda 2030

 

Gli obiettivi di sviluppo sostenibile sono da sempre al centro della politica europea, fermamente ancorati ai trattati europei e integrati in progetti chiave, politiche settoriali e iniziative. L'Agenda 2030 e i suoi 17 Obiettivi (SDG) e 169 target, adottati dalle Nazioni Unite  nel settembre 2015, hanno dato un nuovo impulso agli sforzi globali per lo sviluppo sostenibile. L'UE è impegnata a giocare un ruolo attivo per massimizzare i progressi verso gli SDG, come delineato nella sua comunicazione "Il futuro sostenibile dell'Europa: prossime tappe. L'azione europea a favore della sostenibilità". La comunicazione prevede un monitoraggio regolare dei progressi verso gli SDG in un contesto UE. Questo Rapporto (in figura) è il primo di questi esercizi di monitoraggio regolari.

Si basa sul set di indicatori SDG  sviluppato allo scopo di monitorare i progressi verso gli obiettivi di sviluppo sostenibile in un contesto UE e adottato a Maggio 2017 (cfr. pagina 361). Lo scopo di questa pubblicazione non  è solamente valutare i progressi verso i 169  obiettivi dell'Agenda 2030. Gli indicatori sviluppati da Eurostat sono piuttosto in stretto collegamento con la sopra menzionata Comunicazione della Commissione e documento di accompagnamento "Key European action supporting the 2030 Agenda and the Sustainable Development Goals".

Il set di indicatori Eurostat comprende 100 indicatori strutturato secondo i 17 SDG. Ogni obiettivo ha sei indicatori principali  attribuiti ad esso, ad eccezione degli obiettivi 14 e 17 che ne hanno solo cinque. Quarantuno su 100 indicatori sono multiuso, cioè sono in grado di monitorare più di un SDG. Il set sarà aperto a revisioni regolari in linea con i futuri sviluppi e prenderà in considerazione nuovi indicatori man mano che diventeranno disponibili con nuove metodologie, tecnologie e fonti di dati.

Questo Rapporto fornisce una prima statistica panoramica delle tendenze relative agli SDG nell'UE negli ultimi cinque anni, basato sui 100 indicatori scelti. Ogni volta che la disponibilità dei dati lo consente, analisi più dettagliate  esaminano anche le tendenze rispetto agli ultimi 15 anni, a lungo termine. Gli andamenti degli indicatori sono descritti in base a una serie di regole quantitative specifiche. Per gli indicatori per i quali esistono obiettivi politici dell'UE, il Rapporto si riferisce a questi obiettivi. Questo vale per 16 dei 100 indicatori, principalmente nelle aree di clima, consumo di energia, istruzione, povertà e occupazione. Tutti gli altri indicatori vengono analizzati quantificando la direzione e la velocità del cambiamento. (> scarica il Rapporto) (> vai alla pagina dell'Agenda 2030)

 

 

CLIMA     6-17 Novembre 2017: A Bonn sotto la presidenza delle isole Fiji si è svolta la COP 23

Le Conferenze della Parti sono sempre gestite da una nazione designata e per la prima volta questa sarà una delle piccole isole che sono più a rischio  per l'aumento del livello del mare e le tempeste estreme che i cambiamenti climatici stanno portando. Il primo ministro delle Fiji, Frank Bainimarama (in figura), è il presidente della COP, anche se il vertice si svolge in Germania per motivi pratici. Le Fiji hanno subito danni superiori a 1 miliardo di dollari dopo che il ciclone Winston le ha colpite nel 2016.

La scena a Bonn è dominata dal comportamento degli Stati Uniti, la seconda più grande inquinatrice del mondo e la nazione più ricca. Quando nel mese di giugno il presidente Trump ha annunciato il ritiro degli Stati Uniti  dall'Accordo che entrerà in vigore nel 2020 un'ondata di consenso senza pari si è sollevata nel mondo. A Bonn gli Stati Uniti sembrano molto isolati: perfino il Nicaragua e la Siria, ancora dentro la guerra, hanno ratificato l'Accordo di Parigi. La promozione del americana del carbone e del gas come soluzioni climatiche non ha ovviamente convinto. Dall'africa si chiede l'estromissione degli US. Il Presidente francese Macron non inviterà Trump alla festa di celebrazione dell'Accordo a Parigi. In ogni caso, molti Stati, città e imprese statunitensi si sono impegnati a onorare l'Accordo di Parigi e avranno un alto profilo a Bonn. L'ex sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha dichiarato che pagherà i costi di amministrazione di UNFCCC per 15 milioni se il governo degli Stati Uniti non lo farà. > leggi tutto

SVILUPPO SOSTENIBILE     13 Novembre: Secondo appello della comunità scientifica mondiale per la sopravvivenza del pianeta. Il primo, con 1700 firmatari, fu lanciato nel 1992

Venticinque anni dopo il primo, un secondo appello per la salvezza del pianeta viene lanciato da 15.000 ricercatori scientifici di 184 Paesi. Lo pubblica la rivista Bioscience col titolo "World Scientists’ Warning to Humanity: A Second Notice". La lista dei sottoscrittori è pubblicata in calce all'articolo. L'articolo riporta 13 raccomandazioni per un possibile futuro sostenibile, tutte di estrema gravità e perciò elencate senza che sia data loro alcuna priorità.

Meglio di ogni altro commento vale la considerazione della figura qui riportata. Essa mostra che solo uno dei processi di degrado in atto identificate nell'avvertimento degli scienziati del 1992 è stato contrastato con successo, l'ozono stratosferico (pannello a). Nel pannello (c), le catture marittime sono diminuite dalla metà dagli anni '90, ma allo stesso tempo si sta sviluppando lo sforzo di pesca. L'indice di abbondanza dei vertebrati nel pannello (f) mostra che i vertebrati sono diminuiti del 58%, mentre le popolazioni di acqua dolce, marina e terrestre sono diminuite rispettivamente di 81, 36 e 35% . Le anomalie termiche sono rappresentate con medie mobili di cinque anni nel pannello (h). Nel pannello (i), i ruminanti sono costituiti da bovini domestici, ovini, caprini e bufali.  La variazione percentuale, a partire dal 1992, per le variabili in ciascun pannello è la seguente: (a) -68,1%; (b) -26,1%; c) -6,4%; (d) + 75,3%; (e) -2,8%; (f) -28,9%; (g) + 62,1%; (h) + 167,6%; e (i) umani: + 35,5%, ruminanti: + 20,5%.

La conclusione dell'appello spinge all'ottimismo: "Working together while respecting the diversity of people and opinions and the need for social justice around the world, we can make great progress for the sake of humanity and the planet on which we depend".

 

 

ENERGIA     10 Novembre 2017: Approvata per decreto la nuova Strategia Energetica Nazionale

Con D.M. dei Ministri Calenda (Sviluppo Economico, in figura) e Galletti (Ambiente) è stata adottata la Strategia Energetica Nazionale 2017, il piano decennale per la riforma del sistema energetico. La SEN 2017 è il risultato di un processo durato un anno con due audizioni parlamentari e una consultazione pubblica di tre mesi, con la partecipazione di 250 tra associazioni, imprese, organismi pubblici, cittadini e esponenti del mondo universitario. Fra i target quantitativi previsti dalla SEN 2017 segnaliamo:

- efficienza energetica: riduzione dei consumi finali da 118 a 108 Mtep con un risparmio di circa 10 Mtep al 2030.

- fonti rinnovabili: 28% di rinnovabili sui consumi complessivi al 2030 rispetto al 17,5% del 2015;  in termini settoriali, l’obiettivo si articola in una quota di rinnovabili sul consumo elettrico del 55% al 2030 rispetto al 33,5% del 2015; in una quota di rinnovabili sugli usi termici del 30% al 2030 rispetto al 19,2% del 2015; in una quota di rinnovabili nei trasporti del 21% al 2030 rispetto al 6,4% del 2015.

- cessazione della produzione di energia elettrica da carbone con un "obiettivo di accelerazione" al 2025.

- evoluzione verso le bioraffinerie e un uso crescente di biocarburanti sostenibili e del GNL nei trasporti pesanti e marittimi.

- decarbonizzazione al 2050: rispetto al 1990, una diminuzione delle emissioni del 39% al 2030 e del 63% al 2050.

- raddoppiare gli investimenti in ricerca e sviluppo tecnologico da 222 Milioni nel 2013 a 444 Milioni nel 2021.

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Green economy     7-8 Novembre 2017: Gli Stati generali della Green economy a Rimini Ecomondo

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