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L'anomalia termica italiana supera quella mondiale

I dati delle emissioni serra e dei cambiamenti climatici  in Italia

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2017: I DATI DELL'AGENZIA EUROPEA DELL'AMBIENTE

 

 

 

2016: Pubblicato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile l'Italy Climate Report 2016

Tutto il quadro dell’attività sul cambiamento climatico e sull’implementazione del SDG 13 dell’Agenda 2030 deve essere basato su una ben chiara conoscenza dei dati. Fa testo in questo senso il quinto Assessment Report dell’IPCC, finito di pubblicare nel 2014. Poi c’è Parigi che cambia sostanzialmente il quadro delle politiche e degli obiettivi. I dati più recenti introducono preoccupazioni ma anche speranze. Per una analisi adeguata dello stato del clima, delle politiche e degli scenari fino al 2030 e oltre, la Fondazione per lo sviluppo sostenibile ha pubblicato il Rapporto La svolta dopo l’Accordo di Parigi: Italy Climate Report 2016 e ha fatto di Parigi e della situazione climatica l’oggetto tematico del suo Convegno di Primavera 2016.

Il Rapporto aggiorna i dati con riferimento alla situazione globale, all’Europa ed all’Italia ed introduce una prima valutazione di quelli che dovrebbero essere gli scenari di abbattimento delle emissioni per riuscire a cogliere l’obiettivo di Parigi, vicino agli 1,5 °C di riscaldamento globale medio della superficie terrestre a fine secolo. Dal Rapporto si possono raccogliere i dati aggiornati con le stime della Fondazione fino al 2015.

Il Rapporto segnala che a livello globale le emissioni di gas serra nel 2014 e nel 2015 erano essenzialmente stabili a fronte l'incremento annuo di circa il 3% del PIL mondiale: è il primo segno positivo dopo decenni di aumento delle emissioni, come del resto vanno confermando tutti gli studi di quest’anno. In vista della Conferenza di Parigi, l'Europa ha aggiornato il suo quadro strategico impostando un nuovo obiettivo al 2030 per le emissioni di gas a effetto serra in linea con il limite di 2 ° C. Questo nuovo quadro strategico impone una riduzione obbligatoria per tutti i paesi membri delle emissioni di gas serra del 40% rispetto al 1990 e la crescita, peraltro non vincolante, degli impegni per le energie rinnovabili e l'efficienza energetica fino al 27%. L'Agenzia europea dell'ambiente ha pubblicato nel 2015 la Relazione annuale che tiene traccia dei progressi verso gli obiettivi energetici e climatici: l'Unione europea ha ridotto le sue emissioni oltre l'obiettivo del 20% della precedente strategia, nota come EU 2020, con cinque anni di anticipo e le proiezioni future indicano che questo trend positivo continuerà nel i prossimi anni raggiungendo una riduzione tra il -26 e il -28% nel 2020 Si veda il Rapporto EEA sui Key trends. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi prefissati per il 2030, le misure esistenti, anche con l'effettiva attuazione di quelle previste, non sarà sufficiente. Con queste la riduzione delle emissioni al 2030 porterà di fatto l’Europa a galleggiare tra il -30% e il -33%, mancando l'obiettivo del 40%.

A livello europeo, lo scenario coerente con l'obiettivo di 1,5 ° C richiederebbe una riduzione 50-55% delle emissioni entro il 2030 rispetto al 1990, una riduzione del 90-95% entro il 2050 per raggiungere le zero emissioni nette tra il 2060 e il 2070, il che significa un pieno equilibrio tra emissioni e assorbimento di gas ad effetto serra come esplicitamente previsto dall'Accordo di Parigi.

I dati per l’Italia sono contraddittorii. Dopo il picco di 581 MtCO2 eq del 2004, le emissioni di gas serra in Italia sono costantemente diminuite fino a 417 MtCO2 eq nel 2014. Questo significa una riduzione del -28% rispetto al record del 2004 e una riduzione del -20% rispetto al 1990, anno di riferimento. Dal 2005 al 2014, le emissioni sono diminuite di una media annua del 2,6%, con l'eccezione del 2010, primo anno di crescita economica dopo la crisi del 2009. Questa tendenza al ribasso è continuata tra 2011 e 2014. Dall'analisi dei dati preliminari sul consumo energetico nazionale e di diversi indicatori chiave di performance, sembra però che nel 2015 le emissioni siano salite a 428 (± 5) MtCO2 eq, circa il 2,5% in più rispetto al 2014. Ci potrebbero essere cause meteorologiche, un’estate molto calda, economiche, un aumento dei consumi in particolare nel settore dei trasporti, o un peggioramento del mix energetico determinato dall'aumento del consumo di combustibili fossili, favorito dal calo dei prezzi del petrolio e del gas, e associato con il malaugurato arresto nello sviluppo delle fonti rinnovabili.

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2014: I dati dei consumi e delle emissioni in Italia nel primo anniversario dopo la scadenza del Protocollo di Kyoto

Secondo le stime elaborate dalla Fondazione, nel 2013 le emissioni di gas serra dell’Italia sono state pari a 435 MtCO2eq, con un calo del 6,5%, pari a 30 MtCO2eq, rispetto all’anno precedente. L'effetto deriva dalla riduzione dei consumi dei combustibili fossili, che determinano circa l’80% delle emissioni nazionali di gas serra. Il 20% rimanente deriva, ad esempio, dalle emissioni delle attività industriali o da agricoltura e zootecnia: la stima della Fondazione per la quota di emissioni non energetiche, in calo progressivo dal 2005, indica per il 2013 una riduzione paragonabile a quella dell’anno precedente che porta questa componente per la prima volta dal 1990 sotto la soglia delle 90 MtCO2eq.

Nel 2013 rispetto all’anno precedente si sarebbero consumati il 5,2% in meno di prodotti petroliferi e il 6,5% di gas naturale. Secondo le stime pubblicate in dicembre dall’Unione petrolifera, anche il carbone nel corso del 2013 avrebbe subito un calo molto consistente: -14% rispetto all’anno precedente. In valore assoluto questo vuol dire che nel 2013 si è evitato il consumo di 3,4 milioni di tonnellate di prodotti petroliferi, 4,8 miliardi di mc di gas naturale e 3,7 milioni di tonnellate di carbone. Complessivamente si tratta di circa 9 Mtep di combustibili fossili in meno: è una contrazione record, in linea con quella registrata nel 2012 anche se inferiore al crollo del 2009 (ben 15 Mtep di combustibili fossili). La gran parte della riduzione delle emissioni deriva innanzitutto dall’insieme delle politiche attive in materia di efficienza energetica e fonti rinnovabili, nonostante che il 2013 sia stato caratterizzato alcuni passi indietro, in particolare nelle politiche di promozione delle fonti rinnovabili.

Emissioni di gas a effetto serra in Italia nel periodo 1990-2013 (MtCO2eq)

Fonte: 1990-2012 dati Ispra, AEA; 2013 stime Fondazione

Allargando lo sguardo agli ultimi anni, si può osservare facilmente il cambio di passo che, a cavallo del 2005, ha reso possibile avviare l’Italia su un percorso in linea con gli impegni di riduzione delle emissioni serra. Dopo un periodo di crescita costante dal 1990 al 2004, che si è tradotta in un aumento delle emissioni da 519 a 577 MtCO2eq (+11%), negli ultimi 9 anni il trend si è invertito. Dal 2005 al 2013, con oltre 140 MtCO2eq in meno, le emissioni nazionali di gas serra si sono ridotte del 25%, a un ritmo medio del 2,8% per anno. Rispetto al 1990, l’anno base degli impegni comunitari e internazionali in materia di gas serra, la riduzione è stata del 16%, corrispondente a un taglio netto di 84 MtCO2eq (da 519 a 435 MtCO2eq).

Che questo non sia frutto della crisi economica lo testimonia proprio il fatto che le emissioni hanno cominciato a ridursi prima della crisi, in un periodo di crescita economica in linea con quella degli anni precedenti. Tra l’inizio del 2005 e la fine del 2007, nel triennio che ha preceduto la crisi, le emissioni si sono ridotte di oltre 20 MtCO2eq nonostante un tasso medio di crescita del PIL (circa +1,3% annuo) in linea con il decennio precedente.

Dati generali per l'talia 2008-2013

(Fonti: Istat, Bankitalia, Ispra, MiSE)

Consumi di combustibili fossili in Italia 2008-2013 (Mtep)

Fonte: 2008-2012 dati MiSE; 2013 stime Fondazione

Tra il 1990 e il 2004 queste sono cresciute a un ritmo pari a circa la metà di quello del PIL, facendo segnare complessivamente un +11% nel periodo considerato. Tra il 2005 e il 2013, come abbiamo visto, si sono ridotte del 25% contro un PIL a -4%. Il tasso di riduzione dell’intensità carbonica è passato cosi dal -0,6% annuo come media 1990-2004 al -2,4% annuo come media 2005-2013: in quest’ultimo periodo le emissioni di gas serra in rapporto al PIL sono scese da 400 a 320 gCO2eq/€. L’accelerazione nella riduzione dell’intensità carbonica degli ultimi anni ha consentito di abbattere le emissioni di almeno 90 MtCO2eq al 2013. Al tasso di decarbonizzazione attuale per tornare a far crescere le emissioni bisognerebbe ipotizzare un tasso di crescita del PIL superiore al 2,5%.

Lo scorso anno la Fondazione ha presentato in anteprima il bilancio delle emissioni nazionali di gas serra per il 2008-2012, il primo periodo d'impegno del Protocollo di Kyoto: le stime confermavano il pieno conseguimento del target sottoscritto dall’Italia nel 1997. Oggi è possibile verificare quelle previsioni attraverso i dati ufficiali, seppur non definitivi. La stima delle emissioni 2012, riportata nel Dossier pubblicato dalla Fondazione lo scorso anno, era stata di 465-470 MtCO2eq, a fronte del dato da poco pubblicato dall’Agenzia europea dell’ambiente di 464,6.

Come illustrato in tabella, nei cinque anni del periodo di verifica previsto dal Protocollo,  la media annua delle emissioni nazionali è stata pari a 478 MtCO2eq contro un valore target di 484. A fronte, quindi, di un impegno di riduzione del 6,5% rispetto al 1990 come media del quinquennio 2008-2012, le emissioni verificate si sono attestate al -7,9%.

Bilancio Kyoto dei gas serra in Italia 2008-2012 (MtCO2eq)

Fonte: Ispra, AEA

 

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2010: La scheda dati Italia dell'Agenzia Europea dell'Ambiente

 

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