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Gli eventi che hanno fatto la storia dello Sviluppo sostenibile |
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Stoccolma: la Conferenza delle Nazioni Unite su Human Environment
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Il Rapporto Brundtland "Our Common Future"
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Rio de Janeiro: Il Summit della Terra delle Nazioni Unite UNCED |
L'Assemblea ONU del Millennio del 2000 Il Summit WSSD di Johannesburg delle Nazioni Unite |
Il Rapporto Stiglitz "Measurement of Economic Performance and Social Progress"
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Rio de Janeiro: La Conferenza delle Nazioni Unite sullo Sviluppo sostenibile UNCSD
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Gli orientamenti del dibattito internazionale sullo Sviluppo sostenibile Seconda modernità Riflessività Capacitazione e conoscenza Crescita o sviluppo? |
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Da Rio 1992 al Global Green New Deal e alla Green economy |
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Modernità industriale e globalizzazione sono gli ingredienti del modello di sviluppo degli anni novanta che entra in una crisi profonda e pericolosa proprio nel momento della sua massima espansione. Con la crisi del 2008 tramonta il mito della crescita economica senza regole che ha riempito il dibattito internazionale dopo la caduta del muro di Berlino. La crisi aggrava le contraddizione croniche di questo modello di sviluppo: l'insufficienza delle risorse naturali, la povertà crescente, l'iniquità distributiva, l'incapacità di assicurare la pace e la sicurezza agli uomini e di contrastare il degrado dell'ambiente. Si può ipotizzare una transizione verso una modernità di tipo nuovo, capace di contemperare il progresso umano con la natura in un quadro di equità e di sostenibilità. Lo sviluppo sostenibile è un concetto che si sviluppa storicamente nell'alveo del pensiero ecologico ed ecosistemico.
La data di nascita di un pensiero ecosistemico sullo sviluppo viene comunemente
collegata alla pubblicazione de i
"Limiti allo sviluppo", in realtà limiti alla crescita (growth), (Rapporto del MIT al
Club di Roma; 1972). Il rapporto pone su basi sistemiche il problema dell'esaurimento delle risorse senza chiudere la porta allo
sviluppo
Una risposta adeguata a quel Rapporto non c'è in realtà ancora stata. Ci sono state critiche severe e manifestazioni di scetticismo che hanno convinto gli autori ad affinare questa loro prima analisi nelle pubblicazioni successive. Il lettore non può privarsi del "gusto" di osservare nelle elaborazioni del MIT del 1972 quelle stesse curve a campana che oggi sono diventate patrimonio comune con la teoria di Hubbert sul picco di produzione dei combustibili fossili. I modelli di crescita esponenziale del primo Rapporto erano forse grossolani, infatti le elaborazioni più recenti del MIT li hanno sostituiti con strumenti più sofisticati. Ma leggere nel vecchio rapporto una previsione per la concentrazione di anidride carbonica in atmosfera all'anno 2000 pari a 365 ppmv contro i 369 ppmv misurati sperimentalmente non manca di dare emozioni particolari al lettore di oggi.
Il libro di E. Ronchi "Sviluppo capace di futuro" del 2000 è la prima sistemazione concettuale dello sviluppo sostenibile rapportata con molta concretezza, documenti, dati e riferimenti, alle vicende del governo delle politiche ambientali in Italia negli anni '90, molte delle quali vissute dall'autore in prima persona come Ministro dell'ambiente. Nello stesso anno della pubblicazione del libro viene fondato ISSI, Istituto Sviluppo Sostenibile Italia, per raccogliere e promuovere quei contenuti. L'Istituto pubblica nel 2002 il suo primo Rapporto 2002; "Un futuro sostenibile per l'Italia", nel quale presenta una valutazione quantitativa dello stato della sostenibilità in Italia ed una metodologia nuova per il calcolo di un indice unico di sostenibilità, ISSI, Indice dello Sviluppo Sostenibile in Italia basato sulla combinazione di trenta indicatori chiave cui vengono associati serie storiche, trend e target. L'idea di una Seconda modernità nasce in ISSI con la pubblicazione del saggio di Ronchi "Ecologia come seconda modernità" e con il Convegno dell'aprile 2003, (> ascolta gli interventi ...) che rinnova la tradizione del pensiero ecologico collegandolo ad elaborazioni di matrice politico-sociale sulla "Società del rischio" ed al ruolo di una nuova scienza per la sostenibilità, tanto possibile quanto necessaria. In questa visione assume un ruolo di rilievo essenziale la questione della riflessività e dei beni comuni cui è dedicato un saggio di Carlo Donolo. Altri saggi ed articoli sono disponibili su questa materia nelle pagine collegate. Richard Feynman, un grande fisico del secolo scorso, disse una volta: “Whoever says that he understands quantum theory, in all probability does not” Lo stesso vale per lo sviluppo sostenibile. Posto che un mondo sostenibile è piuttosto una fiction (Martens; 2006), il concetto di sviluppo sostenibile "... does not contemplate any statistical state of affairs or finite stocks, but rather emphasizes a positive evolution and positive lines of development. Sustainable development can, in fact, be described as the capacity of a society to move itself, in a certain time period, between satisfactory, adaptable and viable conditions”. Il pensiero ecologico è un pensiero sistemico ma non è un pensiero unico. Ne fa parte il ragionamento in condizioni di incertezza ma nessuna evasione esoterica o millenaristica è consentita. Si tratta con ogni probabilità di una forma di pensiero debole, ma chi potrà rinunciare all'istanza di base della sostenibilità, non un teorema né una congettura, ma un'azione diversificata, complessa, sperimentale per trovare una via per la possibile sopravvivenza della specie umana, delle altre specie viventi e della natura sulla terra. La conoscenza delle dinamiche globali e locali del pianeta è insufficiente, quindi si pone la necessità di un nuovo tipo di scienza, non riduzionista, interdisciplinare, sistemica, precauzionale, capace di interiorizzare il rischio e l'incertezza e di creare le basi conoscitive per guidare l'azione pratica mentre le cose stanno accadendo ed i cambiamenti sono in atto. La conoscenza è una risorsa scarsa ma rinnovabile e capace di futuro, è una condizione indispensabile per la sostenibilità per lo sviluppo e per il progresso umano.
* * * La Conferenza di Rio de Janeiro del 1992, convocata dalle Nazioni Unite, affermò solennemente i Principi dello sviluppo sostenibile ed approvò Agenda 21, la guida per l'attuazione dei principi enunciati nella Dichiarazione Politica. La Conferenza di Rio rimase in realtà del tutto interna all'ipotesi che la crescita dell'economia e della ricchezza globale avrebbe determinato un avanzamento generale per l'ambiente, la pace e lo sviluppo. A tal proposito fu deciso che sette parti su mille del reddito prodotto dai paesi più ricchi del Nord industrializzato sarebbero state destinate allo sviluppo dei paesi poveri del resto del mondo. Alla fine del secolo, otto anni dopo Rio, la Dichiarazione dell'Assemblea Generale del Millennio delle Nazioni Unite segna una data di svolta nella consapevolezza dei gravi problemi procurati dall'estendersi della povertà e del degrado ambientale. Caduta l'illusione della crescita benefica, i conti con i cambiamenti globali restano da fare, l'adozione dei Principi di Rio è ancora ai primi passi, come il Summit di Johannesburg ha stabilito dieci anni dopo Rio, in un clima profondamente mutato. In Europa, in particolare nel versante nord dei paesi più ricchi, sta la forza viva del pensiero ecologista e della sostenibilità, ma le differenze da paese a paese sono davvero grandi. Il pensiero ecologista ha trovato una moderata udienza presso le istituzioni dell'Unione, Consiglio, Parlamento e Commissione, più convinta in quest ultima nel periodo compreso tra la pubblicazione del Libro Bianco di Jaques Delors nel 1993 e la Presidenza Prodi nella quale si iscrivono tre importanti processi, di Cardiff (1998), di Lisbona (2000) e di Goteborg (2001), che prendono il nome dalle città nelle quali si è riunito il Consiglio europeo. E' di assoluto rilievo osservare che lo sviluppo sostenibile è inserito nei Trattati costitutivi dell'Unione Europea di Maastricht (1993), nel quale l'atto finale fa riferimento ad un curioso principio della "crescita sostenibile" e di Amsterdam (1997), che recita "... promuovere il progresso economico e sociale ... tenendo conto del principio dello sviluppo sostenibile e ... del rafforzamento della coesione e della protezione dell'ambiente, nonché ad attuare politiche volte a garantire che i progressi compiuti sulla via dell'integrazione economica si accompagnino a paralleli progressi in altri settori". "... promuovere un progresso economico e sociale e un elevato livello di occupazione e pervenire a uno sviluppo equilibrato e sostenibile". Il Trattato prescrive che "le esigenze connesse con la tutela dell'ambiente devono essere integrate nella definizione e nell'attuazione delle politiche e azioni comunitarie ... in particolare nella prospettiva di promuovere lo sviluppo sostenibile". Lo sviluppo sostenibile è pertanto un principio costituzionale per l'Europa, in anticipo rispetto a gran parte dei Paesi membri.
Nella tradizione europea, in particolare in alcuni paesi del nord ed in
Germania, si sono sviluppate importanti
esperienze di pianificazione ambientale e territoriale di cui sono
espressione i
"Green
Plan" della fine degli anni '80 del secolo scorso. Questi
stessi paesi oggi hanno una strumentazione
amministrative e scientifica per il governo dello sviluppo, dell'ambiente e
della sostenibilità di livello superiore alla stessa
Commissione Europea. La tradizione comunitaria di una forte ed autorevole
direzione per gli affari ambientali, si è costituita quindi con il solido
riferimento ad alcune realtà nazionali. La competenza dello sviluppo sostenibile
è stata a lungo appannaggio della
DG
Ambiente della Commissione. Nel 1993, poco
dopo Rio, fu prodotto il V Piano d'Azione Ambientale per lo sviluppo sostenibile (V EAP) Economia e società sono "fattori di pressione sull'ambiente" secondo il modello PSR, un modello concettuale che ha avuto successo. Questa visione fu causa involontaria di una sorta di "invasione di campo" da parte delle autorità ambientali in settori di competenza diversa, sociale ed economica. Il Processo di Cardiff nel 1999 ristabilì con il "Principio di integrazione dell'ambiente in tutte le politiche dell'Unione", che il fattore ambientale è responsabilità diretta di ogni settore e che lo sviluppo sostenibile è materia coordinata dalla Presidenza. Accade così che i processi base di Cardiff, integrazione delle politiche ambientali e di Lisbona, Europa dell'innovazione e della conoscenza, si saldino a Goteborg nel 2001 in un unico programma strutturale per lo sviluppo, l'occupazione e l'ambiente in Europa (EU SDS). Il Consiglio ha prodotto nel giugno del 2006 un importante documento di valutazione dell'implementazione di tale strategia.
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Il Piano d'Azione Ambientale per lo sviluppo sostenibile
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I Rapporti ISSI sullo sviluppo sostenibile
2000
2002
2003
Lo Sviluppo sostenibile sul WEB
ECOSISTEMI srl
The WWW Virtual Library
OECD SD Links
Best environmental directories
Sustainability Webring
International Institute for Sustainable Development
Sustainable development online
People in action
Google SD
Friends of the Earth UK
Envirolink
Senato della Repubblica Bibliografia
Ontario Producers Sustainable Energy
Toscana sostenibile
Università Federico II Napoli
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