UN PIANO B PER L'ITALIA

Questa pagina raccoglie i materiali sviluppati dalla Fondazione Sviluppo sostenibile nella primavera del 2009 in preparazione del primo Convegno annuale di Bomarzo e per l'apertura di un progetto per la preparazione di un Piano B per l'Italia.

MATERIALI DEL CONVEGNO DELLA FONDAZIONE DI BOMARZO 2009

Lester Brown

"Piano B 3.0"

G. Bologna 

 "Il Piano B di Lester Brown"

Lester Brown

"-80% al 2020"

F. La Camera

"Una nuova governance"

T. Federico

"Il quadro internazionale"

T. Federico

"Introduzione al Piano B"

Un Piano B per l'Italia

Premessa

L’idea di  un “Piano B” è di Lester R. Brown che al 2009 ha pubblicato tre edizioni di tale piano globale per il Pianeta (B, B.2, B.3): il Piano B è l’alternativa alla insostenibilità del Piano A, quello dei percorsi e degli schemi seguiti fino a oggi: un Piano B che aiuta anche a pensare fuori dagli schemi. Dell’impostazione del Piano B di Lester R. Brown si assumono le seguenti linee fondamentali:

a) i rischi di una  precipitazione della insostenibilità dell’attuale sviluppo per la crisi climatica-ecologica e economico-finanziaria, e quindi la necessità di procedere in tempi rapidi per realizzare  cambiamenti sostanziali;

b) tali cambiamenti che coinvolgono  settori economici fondamentali (dell’enF. Lacameraergia e delle materie prime, delle produzioni agroalimentari, della mobilità e dell’edilizia ecc.) ma anche modelli di consumo ancora prevalenti, possono consentire di affrontare, contemporaneamente, sia la crisi climatica-ecologica, sia la crisi economica con nuove possibilità di sviluppo;

c) la possibilità di realizzare tali rapidi ed estesi cambiamenti  utilizzando conoscenze accessibili, le migliori tecnologie esistenti e già disponibili, la diffusione di buone pratiche già almeno parzialmente utilizzate o sperimentate, promuovendo modelli di consumo e stili di vita non solo possibili, ma di buona qualità.

Il Piano

Il Piano B per l’Italia, partendo dal presupposto che non si possano risolvere i problemi utilizzando il modo di pensare che li ha prodotti, mette in discussione l’idea diffusa che l’attuale crisi globale debba (possa?) essere affrontata  solo con qualche limitato correttivo (una migliore regolazione dei mercati finanziari, una qualche forma di maggiore intervento pubblico), senza modificare sostanzialmente produzioni, modelli di consumo e stili di vita, anzi legando la ripresa economica al rilancio ed all’estensione del  consumismo degli ultimi decenni del secolo scorso.

Il Piano B punta a stimolare una riflessione critica su un’idea considerata  un assioma:  l’unico sviluppo possibile in un’economia di mercato sarebbe quello che punta su una crescita economica senza limitazioni (illimitata) e senza regolazione consapevole dei fini (sregolata). È auspicabile e possibile uno sviluppo sostenibile fondato su un’economia di mercato regolata  entro i limiti delle risorse naturali disponibili e dalla capacità di carico dell’ambiente? È auspicabile e possibile che tale economia possa assicurare un benessere di migliore qualità e più equamente esteso?

Le misure da adottare per affrontare la crisi climatica sono  considerate da taluni un costo eccessivo che l’Italia non potrebbe sostenere, in particolare in una fase di recessione economica. Il Piano B per l’Italia si propone  di verificare  la fondatezza e la praticabilità di un’ipotesi  alternativa: se proprio nella crisi in atto, invece, le misure necessarie per mitigare la crisi climatica non possano costituire un motore di rilancio  economico  per l’Italia.

Il Piano B per l’Italia assume quindi come centrali gli obiettivi del pacchetto UE per l’energia e il clima al 2020: prioritario impegno nell’efficienza e nella riduzione dei consumi energetici  al fine di una riduzione dei consumi tendenziali al 2020 del 20%, forte incremento delle energie rinnovabili  al fine di coprire il 17% dei consumi primari al 2020 e il 10% dei consumi di benzina e gasolio, riduzione delle emissioni di gas di serra del 13% (settore non ETS) rispetto alle emissioni del 2005 e del 21% degli impianti (settore ETS) che emettono grandi quantità di CO2. Le prospettive del Piano B  al 2050 sono quelle di un taglio ulteriore delle emissioni di gas di serra del 60%-80%: anche se questo Piano B assume gli obiettivi al 2020, occorre tenere presente che si tratta di una tappa verso ulteriori e ancora più consistenti impegni.

I principali contenuti del Piano B

Il Piano B focalizzerà l’attenzione su settori economici fondamentali  per l’Italia che saranno individuati dalla ricerca stessa sulla base di tre criteri: il loro peso nell’economia italiana, la loro esposizione e vulnerabilità rispetto alla crisi in atto, la rilevanza del loro impatto sulla crisi climatica. In ciascuno dei settori economici fondamentali individuati si analizzeranno le misure attivabili, in grado di produrre rilevanti effetti entro il 2020, che :

  1. comportino un bilancio positivo di sostenibilità, contemporaneamente ecologica ed economica (si tratta quindi di definire indicatori utilizzabili per pesare le misure attuabili nei vari settori, in modo da poterne valutare l’efficacia in termini di rapporto costi/benefici, sia ecologici, sia economici);

  2. si basino sulle migliori tecnologie disponibili e/o su buone pratiche già sperimentate e che abbiano già prodotto risultati positivi ecologici ed economici (accompagnando quindi le misure proposte con esempi esistenti e casi d’interesse, in Italia o in altri Paesi), che  abbiano quindi un reale potenziale di diffusione;

  3. promuovano innovazioni sia dal lato dell’offerta (processi produttivi, tecnologie, produzioni e gestioni di beni e servizi) sia dal lato della domanda, con particolare riferimento ai modelli di consumo ed agli stili di vita: le misure andranno quindi valutate anche per gli effetti di filiera, sia dal lato dell’offerta (attività industriali, indotto, diffusione tecnologica ecc), sia dal lato della domanda (effetti diretti e indiretti su modelli di consumo e stili di vita consapevoli e di buona qualità);

  4. abbiano un’articolazione regionale, per tutte le regioni Italiane, promuovendo  il protagonismo degli enti locali, delle popolazioni e dei soggetti economici, l’integrazione territoriale e lo sviluppo sostenibile locale, valorizzando risorse, potenzialità e vocazioni dei diversi territori, distretti e insediamenti urbani;

  5. siano accompagnate dalla individuazione  degli strumenti  attuativi: l’applicazione di normative vigenti, modifiche e integrazioni normative e/o amministrative, incentivi e disincentivi economici, formazione e informazione, individuazione delle barriere alla diffusione e degli interventi necessari per la loro rimozione;

  6. nell’insieme consentano di raggiungere tutti gli obiettivi del pacchetto Ue per il clima e l’energia al 2020, sia a livello nazionale, sia articolati a livello regionale, e siano suscettibili di ulteriori incrementi necessari per gli ulteriori impegni al 2050.

 

AFFRONTARE LA CRISI CLIMATICA E LA CRISI ECONOMICA CON UN NEW DEAL ECOLOGICO

“Le iniziative temerarie e di grossa portata necessarie a porre rimedio alla crisi del clima sono esattamente le stesse che occorre intraprendere per risolvere la crisi economica e la crisi della sicurezza energetica”

(Al Gore; New York Times , 9 novembre 2008)

Il Global Green New Deal, è introdotto il 22 ottobre 2008 nel Programma UNEP,  per rivitalizzare l’economia globale,  affrontare la crisi climatica e ecologica, creare  posti di lavoro Con investimenti per lo sviluppo di tecnologie pulite e di infrastrutture ecologiche, energie rinnovabili, efficienza energetica  e risparmio di risorse naturali.

Il  Presidente americano Obama ha  dato slancio alla proposta di Green New Deal:

  • 150 miliardi $ in dieci anni per rinnovabili ed efficienza energetica con la creazione di 5 milioni di posti di lavoro;

  • entro il 2015 produrre un milione di auto ibride in grado di fare 50 Km con un litro;

  • entro il 2025 portare la quota di energia elettrica rinnovabile al 25% e con una rete elettrica intelligente per la produzione distribuita;

  • istituire un fondo per l’efficienza energetica degli edifici pubblici e sconti fiscali per quella degli edifici privati;

  • 30 miliardi $ in mezzi collettivi a energia rinnovabile; l’adozione di 25 nuovi standard di efficienza energetica.

Il quadro internazionale

Barroso, Presidente della  Commissione Europea, ha proposto una nuova collaborazione UE-Usa, per far ripartire l’economia, lanciando una terza rivoluzione industriale: quella dell’economia a basse emissioni di carbonio.

Tanaka, direttore IEA, ha proposto di fronteggiare la crisi rilanciando gli investimenti per l’edilizia e la mobilità sostenibili e per le infrastrutture per l’energia pulita.

Newsweek International ha dedicato una copertina, nel novembre scorso, al Green New Deal. Il supplemento “IL” di gennaio 2009 del Sole 24 Ore dedica copertina e inserto al Green New Deal.

Il Governo inglese ha istituito il Ministero per l’energia e i cambiamenti climatici, adottando l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas di serra dell’80% entro il 2050. Investirà l’1% del PIL entro il 2020 per  l’efficienza energetica  in edilizia e la decarbonizzazione  dei trasporti,dell’industria e delle centrali elettriche. Ha avviato un Piano strategico di sviluppo delle energie rinnovabili.

Il Governo francese ha presentato nel gennaio del 2009 una legge quadro per l’ambiente (nota come Grenelle per l'ambiente) che prevede fra l’altro misure per la certificazione e l’efficienza energetica degli edifici e semplificazioni per le rinnovabili. Ogni Regione dovrà, con propria legge,varare un piano per contribuire alla riduzione nazionale del 75% delle emissioni di CO2 entro il 2050, in particolare con misure per l’energia, lo stesso  dovranno fare Province e Comuni, misure per lo sviluppo delle rinnovabili e per  l’adeguamento della rete elettrica.

Il Governo tedesco nel gennaio del 2009 ha annunciato  che  gli occupati  in Germania  nei settori dell’energie rinnovabili,dell’efficienza energetica e dei prodotti  per la protezione ambientale sono  1,8 milioni di lavoratori. Ha varato un secondo pacchetto integrato, formato da 7 leggi, per il clima e l’energia. Ha investito 3,3 miliardi di euro nel 2008, per  politiche e misure tese a ridurre le emissioni di gas di serra, in vari settori.   

La crisi climatica

La crisi climatica si sta aggravando. Occorre tagliare le emissioni di CO2 del 60-80% entro il 2050. Senza le emissioni di CO2 dell’ultimo secolo, le temperature sarebbero state più basse di 0,7 °C. Si osservi la Fig.1:

Grafico  a:  in rosso  il modello  che include le simulazioni sia dell’effetto delle emissioni di CO2, sia delle variabilità naturali, inclusi gli eventi vulcanici, in nero le osservazioni sperimentali sulle variazioni della temperatura media globale.

Grafico  b:  in nero le osservazioni  sperimentali sulle variazioni della temperatura media globale, in azzurro  le simulazioni escludendo le emissioni antropiche di CO2.

 

 

La crisi economica

La crisi in atto può portare al tramonto dell’Europa, riducendo le possibilità di benessere per i cittadini europei a vantaggio delle nuove economie emergenti, oppure può essere l’occasione per un suo rilancio fondato su due pilastri: l’economia della conoscenza e la sostenibilità. Le risorse naturali, a fronte  di una crescente pressione e un insostenibile consumo, sono diventate scarse. La domanda di ecoefficienza e di elevata qualità ecologica  sono crescenti. Sono cause comuni delle due crisi:

  • la corsa drogata ad una crescita economica fondata sul  consumismo e sullo spreco, alimentata con l’indebitamento, a prescindere dalle risorse reali disponibili;

  • l’ideologia e la pratica della sregolatezza della globalizzazione dei mercati,con la rinuncia a obiettivi di interesse generale e a argini efficaci contro le speculazioni;

  • la forte crescita dei consumi energetici e delle materie prime che, nella prima parte del 2008, ha fatto salire fortemente i prezzi, depresso il potere d’acquisto e le aspettative economiche.

Per affrontare la crisi occorrono risposte convergenti. E’ necessario  cambiare la visione: la crescita drogata e il consumismo sono parte del problema, non soluzioni. Occorrono un’economia sobria e consumi consapevoli: la sregolazione è incompatibile con lo sviluppo. Servono efficaci e impegnative politiche pubbliche: per orientare  e indirizzare l’economia di mercato verso  uno sviluppo sostenibile, sano e duraturo. L’indispensabile forte impiego di risorse pubbliche, chiesto da tutti, va  però indirizzato verso:

  • formazione, ricerca, innovazione;

  • dematerializzazione;

  • economia della conoscenza;

  • efficienza energetica e nell’uso delle risorse, elevata qualità ecologica di beni e servizi;

  • infrastrutture per un forte sviluppo delle energie rinnovabili, per l’adeguamento delle reti e per una mobilità sostenibile.

L’aumento della spesa pubblica riapre il dibattito anche sul prelievo fiscale  e sulla riforma fiscale ecologica. Il pacchetto per il clima è parte rilevante della politica economica e ambientale europea. Gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, di  aumento dell’efficienza energetica e  delle rinnovabili sono impegnativi. L’Italia, fuori dalla politica europea, perderebbe un’occasione  per  contrastare i rischi di declino. L’Italia, per la rilevanza di settori economici e politici arretrati, può correre un forte rischio di pigrizia, di seminare illusioni su riprese economiche fondate sulla riduzione  dell’impegno ambientale e per il clima. Gli obiettivi di riduzione dei gas serra al 2020 sono praticabili per l’Italia con un forte impegno, con politiche e misure per il risparmio e l’efficienza energetica, con un forte incremento delle fonti energetiche rinnovabili e con un ricorso complementare ai meccanismi flessibili previsti.

La crisi energetica

In fatto di intensità energetica l’Italia ha perso il vantaggio che aveva. L’Italia per ridurre del 20% i consumi di energia al 2020 ha bisogno di un programma di risparmio e efficienza da 30 Mtep e di un  piano di investimenti di almeno 5  miliardi l’anno, metà pubblici, per i prossimi  11 anni. 11 Mtep di risparmio vengono dalla attuazione del Piano d’azione dell’efficienza energetica (Governo 2007, in recepimento della Direttiva 2006/32/CE).Occorre attivare un nuovo programma di misure  per l’efficienza energetica per altri 19 Mtep al 2020. In dettaglio:

Nei trasporti  per 5 Mtep

  • rafforzando il trasporto collettivo, la mobilità ciclabile e pedonale;

  • incrementando il trasporto su ferro, l’intermodalità  e il cabotaggio;

  • convertendo l’industria dell’auto per nuovi mezzi a bassissimi consumi.

Nella gestione dei rifiuti per 3 Mtep

  • con politiche di prevenzione che risparmino materiali e energia;

  • incentivando lo sviluppo e il potenziamento del riciclo e del recupero;

Nell’edilizia e nei consumi civili per  6 Mtep

  • rafforzando le misure per le ristrutturazioni energetiche degli edifici;

  • incentivando le misure per l’efficienza nei consumi finali;

Nell’industria e nei servizi per  5 Mtep

  • con nuovi standard di efficienza energetica.

In Italia non decolla un più incisivo programma di risparmio e di efficienza energetica per effetto di gravi carenze di visione (non capire che questa è una priorità che richiede misure impegnative, politiche pubbliche e consistenti risorse finanziarie e tecniche da investire); per una sottovalutazione dei vantaggi economici dell’incremento dell’efficienza energetica, oggi accentuata dal crollo temporaneo del prezzo del petrolio e per la debolezza delle politiche energetiche pubbliche .

Le priorità per rendere incisivo un programma di efficienza energetica richiedono di varare un piano pluriennale dotato di risorse pubbliche (2,5 MLD anno) che comprenda un fondo di garanzia per attivare i finanziamenti delle  ESCO; di rafforzare e rendere pienamente operative le misure già esistenti (certificazioni energetiche, certificati bianchi, Fondo Industria 2015, detrazioni fiscali); di rafforzare la strumentazione tecnica, nazionale e regionale, di supporto agli Enti locali ,alle imprese e ai cittadini.

Occorre raddoppiare l’energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili, per un importo di     50 nuovi TWh entro il 2020. Per ottenere questo risultato occorre:

  • adottare un piano energetico  che  preveda  il loro raddoppio, ripartendo gli obiettivi fra le Regioni;

  • assicurare un quadro certo di incentivi che metta in moto 3,5 MLD di investimenti l’anno fino al 2020;

  • definire per ciascuna fonte (idrica, geotermica, solare, eolica e biomassa) misure specifiche  per  valorizzare le risorse locali esistenti;

  • semplificare le procedure autorizzative e potenziare il supporto tecnico per Enti locali,imprese e cittadini;

  • adeguare la rete elettrica. 

Le fonti rinnovabili non sono cresciute in Italia al ritmo di altri paesi europei perché ha prevalso fra i decisori politici la convinzione che le rinnovabili abbiano un ruolo marginale, insieme a una sopravvalutazione dei  loro costi e una sottovalutazione dei vantaggi economici  e ambientali; perché sono  mancate politiche e misure mirate  a valorizzare territorialmente i potenziali di ciascuna fonte rinnovabile e per l’inadeguatezza e  l’incertezza del sistema di incentivazione, per i tempi lunghi e  le difficoltà autorizzative. I dati del 2008 del Gestore della rete elettrica (GSE) indicano  per l’Italia una maggiore produzione di energia idroelettrica e eolica: il miglioramento non recupera però i ritardi  rispetto ai tassi della crescita europea.

Dati energetici per l'Italia

Emissioni serra

Anno

2005

2006

2007

2008*

Riduzioni

al 2020

Obiettivi

UE 2020

Tot. GHG

577,9

567,9

556

550

65,5

484,5

ETS

225,9

227,4

226,4

225,5

47

178,5

Non ETS

352

340,5

329,6

324,5

18,5

306

Italia: consumi finali di energia e risparmio energetico al 2020  in Mtep

1990

2000

2005

2007

Tendenziale 2020

UE - 20%  2020

Risparmio energetico al 2020

119,5

134,8

146,6

144,1

150

120

30

Italia: produzione di energia elettrica al 2020  in TWh

Fonte

2007 (TWh)

2020 (TWh)

2020-2007 (TWh)

Idrica

32,8

41

+ 8,2

Eolica

4,0

30

+ 26

Solare

0,04

5

+  5

Geotermica

5,8

9

+  3,2

Biomasse-biogas

6,8

15

+  8,2

Totale

49,44

100

+50,6

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