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Questa pagina raccoglie i materiali sviluppati dalla Fondazione Sviluppo sostenibile nella primavera del 2009 in preparazione del primo Convegno annuale di Bomarzo e per l'apertura di un progetto per la preparazione di un Piano B per l'Italia. |
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MATERIALI DEL CONVEGNO DELLA FONDAZIONE DI BOMARZO 2009 |
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Un Piano B per l'ItaliaPremessaL’idea di un “Piano B” è di Lester R. Brown che al 2009 ha pubblicato tre edizioni di tale piano globale per il Pianeta (B, B.2, B.3): il Piano B è l’alternativa alla insostenibilità del Piano A, quello dei percorsi e degli schemi seguiti fino a oggi: un Piano B che aiuta anche a pensare fuori dagli schemi. Dell’impostazione del Piano B di Lester R. Brown si assumono le seguenti linee fondamentali: a) i rischi di una precipitazione della insostenibilità dell’attuale sviluppo per la crisi climatica-ecologica e economico-finanziaria, e quindi la necessità di procedere in tempi rapidi per realizzare cambiamenti sostanziali; b) tali cambiamenti che coinvolgono settori economici fondamentali (dell’enF. Lacameraergia e delle materie prime, delle produzioni agroalimentari, della mobilità e dell’edilizia ecc.) ma anche modelli di consumo ancora prevalenti, possono consentire di affrontare, contemporaneamente, sia la crisi climatica-ecologica, sia la crisi economica con nuove possibilità di sviluppo; c) la possibilità di realizzare tali rapidi ed estesi cambiamenti utilizzando conoscenze accessibili, le migliori tecnologie esistenti e già disponibili, la diffusione di buone pratiche già almeno parzialmente utilizzate o sperimentate, promuovendo modelli di consumo e stili di vita non solo possibili, ma di buona qualità. Il PianoIl Piano B per l’Italia, partendo dal presupposto che non si possano risolvere i problemi utilizzando il modo di pensare che li ha prodotti, mette in discussione l’idea diffusa che l’attuale crisi globale debba (possa?) essere affrontata solo con qualche limitato correttivo (una migliore regolazione dei mercati finanziari, una qualche forma di maggiore intervento pubblico), senza modificare sostanzialmente produzioni, modelli di consumo e stili di vita, anzi legando la ripresa economica al rilancio ed all’estensione del consumismo degli ultimi decenni del secolo scorso. Il Piano B punta a stimolare una riflessione critica su un’idea considerata un assioma: l’unico sviluppo possibile in un’economia di mercato sarebbe quello che punta su una crescita economica senza limitazioni (illimitata) e senza regolazione consapevole dei fini (sregolata). È auspicabile e possibile uno sviluppo sostenibile fondato su un’economia di mercato regolata entro i limiti delle risorse naturali disponibili e dalla capacità di carico dell’ambiente? È auspicabile e possibile che tale economia possa assicurare un benessere di migliore qualità e più equamente esteso? Le misure da adottare per affrontare la crisi climatica sono considerate da taluni un costo eccessivo che l’Italia non potrebbe sostenere, in particolare in una fase di recessione economica. Il Piano B per l’Italia si propone di verificare la fondatezza e la praticabilità di un’ipotesi alternativa: se proprio nella crisi in atto, invece, le misure necessarie per mitigare la crisi climatica non possano costituire un motore di rilancio economico per l’Italia. Il Piano B per l’Italia assume quindi come centrali gli obiettivi del pacchetto UE per l’energia e il clima al 2020: prioritario impegno nell’efficienza e nella riduzione dei consumi energetici al fine di una riduzione dei consumi tendenziali al 2020 del 20%, forte incremento delle energie rinnovabili al fine di coprire il 17% dei consumi primari al 2020 e il 10% dei consumi di benzina e gasolio, riduzione delle emissioni di gas di serra del 13% (settore non ETS) rispetto alle emissioni del 2005 e del 21% degli impianti (settore ETS) che emettono grandi quantità di CO2. Le prospettive del Piano B al 2050 sono quelle di un taglio ulteriore delle emissioni di gas di serra del 60%-80%: anche se questo Piano B assume gli obiettivi al 2020, occorre tenere presente che si tratta di una tappa verso ulteriori e ancora più consistenti impegni. I principali contenuti del Piano BIl Piano B focalizzerà l’attenzione su settori economici fondamentali per l’Italia che saranno individuati dalla ricerca stessa sulla base di tre criteri: il loro peso nell’economia italiana, la loro esposizione e vulnerabilità rispetto alla crisi in atto, la rilevanza del loro impatto sulla crisi climatica. In ciascuno dei settori economici fondamentali individuati si analizzeranno le misure attivabili, in grado di produrre rilevanti effetti entro il 2020, che :
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AFFRONTARE LA CRISI CLIMATICA E LA CRISI ECONOMICA CON UN NEW DEAL ECOLOGICO “Le iniziative temerarie e di grossa portata necessarie a porre rimedio alla crisi del clima sono esattamente le stesse che occorre intraprendere per risolvere la crisi economica e la crisi della sicurezza energetica” (Al Gore; New York Times , 9 novembre 2008) Il Global Green New Deal, è introdotto il 22 ottobre 2008 nel Programma UNEP, per rivitalizzare l’economia globale, affrontare la crisi climatica e ecologica, creare posti di lavoro Con investimenti per lo sviluppo di tecnologie pulite e di infrastrutture ecologiche, energie rinnovabili, efficienza energetica e risparmio di risorse naturali. Il Presidente americano Obama ha dato slancio alla proposta di Green New Deal:
Il quadro internazionaleBarroso, Presidente della Commissione Europea, ha proposto una nuova collaborazione UE-Usa, per far ripartire l’economia, lanciando una terza rivoluzione industriale: quella dell’economia a basse emissioni di carbonio. Tanaka, direttore IEA, ha proposto di fronteggiare la crisi rilanciando gli investimenti per l’edilizia e la mobilità sostenibili e per le infrastrutture per l’energia pulita. Newsweek International ha dedicato una copertina, nel novembre scorso, al Green New Deal. Il supplemento “IL” di gennaio 2009 del Sole 24 Ore dedica copertina e inserto al Green New Deal. Il Governo inglese ha istituito il Ministero per l’energia e i cambiamenti climatici, adottando l’obiettivo di ridurre le emissioni di gas di serra dell’80% entro il 2050. Investirà l’1% del PIL entro il 2020 per l’efficienza energetica in edilizia e la decarbonizzazione dei trasporti,dell’industria e delle centrali elettriche. Ha avviato un Piano strategico di sviluppo delle energie rinnovabili. Il Governo francese ha presentato nel gennaio del 2009 una legge quadro per l’ambiente (nota come Grenelle per l'ambiente) che prevede fra l’altro misure per la certificazione e l’efficienza energetica degli edifici e semplificazioni per le rinnovabili. Ogni Regione dovrà, con propria legge,varare un piano per contribuire alla riduzione nazionale del 75% delle emissioni di CO2 entro il 2050, in particolare con misure per l’energia, lo stesso dovranno fare Province e Comuni, misure per lo sviluppo delle rinnovabili e per l’adeguamento della rete elettrica. Il Governo tedesco nel gennaio del 2009 ha annunciato che gli occupati in Germania nei settori dell’energie rinnovabili,dell’efficienza energetica e dei prodotti per la protezione ambientale sono 1,8 milioni di lavoratori. Ha varato un secondo pacchetto integrato, formato da 7 leggi, per il clima e l’energia. Ha investito 3,3 miliardi di euro nel 2008, per politiche e misure tese a ridurre le emissioni di gas di serra, in vari settori. La crisi climaticaLa crisi climatica si sta aggravando. Occorre tagliare le emissioni di CO2 del 60-80% entro il 2050. Senza le emissioni di CO2 dell’ultimo secolo, le temperature sarebbero state più basse di 0,7 °C. Si osservi la Fig.1: Grafico a: in rosso il modello che include le simulazioni sia dell’effetto delle emissioni di CO2, sia delle variabilità naturali, inclusi gli eventi vulcanici, in nero le osservazioni sperimentali sulle variazioni della temperatura media globale. Grafico b: in nero le osservazioni sperimentali sulle variazioni della temperatura media globale, in azzurro le simulazioni escludendo le emissioni antropiche di CO2.
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La crisi economicaLa crisi in atto può portare al tramonto dell’Europa, riducendo le possibilità di benessere per i cittadini europei a vantaggio delle nuove economie emergenti, oppure può essere l’occasione per un suo rilancio fondato su due pilastri: l’economia della conoscenza e la sostenibilità. Le risorse naturali, a fronte di una crescente pressione e un insostenibile consumo, sono diventate scarse. La domanda di ecoefficienza e di elevata qualità ecologica sono crescenti. Sono cause comuni delle due crisi:
Per affrontare la crisi occorrono risposte convergenti. E’ necessario cambiare la visione: la crescita drogata e il consumismo sono parte del problema, non soluzioni. Occorrono un’economia sobria e consumi consapevoli: la sregolazione è incompatibile con lo sviluppo. Servono efficaci e impegnative politiche pubbliche: per orientare e indirizzare l’economia di mercato verso uno sviluppo sostenibile, sano e duraturo. L’indispensabile forte impiego di risorse pubbliche, chiesto da tutti, va però indirizzato verso:
L’aumento della spesa pubblica riapre il dibattito anche sul prelievo fiscale e sulla riforma fiscale ecologica. Il pacchetto per il clima è parte rilevante della politica economica e ambientale europea. Gli obiettivi europei di riduzione delle emissioni, di aumento dell’efficienza energetica e delle rinnovabili sono impegnativi. L’Italia, fuori dalla politica europea, perderebbe un’occasione per contrastare i rischi di declino. L’Italia, per la rilevanza di settori economici e politici arretrati, può correre un forte rischio di pigrizia, di seminare illusioni su riprese economiche fondate sulla riduzione dell’impegno ambientale e per il clima. Gli obiettivi di riduzione dei gas serra al 2020 sono praticabili per l’Italia con un forte impegno, con politiche e misure per il risparmio e l’efficienza energetica, con un forte incremento delle fonti energetiche rinnovabili e con un ricorso complementare ai meccanismi flessibili previsti. |
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La crisi energeticaIn fatto di intensità energetica l’Italia ha perso il vantaggio che aveva. L’Italia per ridurre del 20% i consumi di energia al 2020 ha bisogno di un programma di risparmio e efficienza da 30 Mtep e di un piano di investimenti di almeno 5 miliardi l’anno, metà pubblici, per i prossimi 11 anni. 11 Mtep di risparmio vengono dalla attuazione del Piano d’azione dell’efficienza energetica (Governo 2007, in recepimento della Direttiva 2006/32/CE).Occorre attivare un nuovo programma di misure per l’efficienza energetica per altri 19 Mtep al 2020. In dettaglio: Nei trasporti per 5 Mtep
Nella gestione dei rifiuti per 3 Mtep
Nell’edilizia e nei consumi civili per 6 Mtep
Nell’industria e nei servizi per 5 Mtep
In Italia non decolla un più incisivo programma di risparmio e di efficienza energetica per effetto di gravi carenze di visione (non capire che questa è una priorità che richiede misure impegnative, politiche pubbliche e consistenti risorse finanziarie e tecniche da investire); per una sottovalutazione dei vantaggi economici dell’incremento dell’efficienza energetica, oggi accentuata dal crollo temporaneo del prezzo del petrolio e per la debolezza delle politiche energetiche pubbliche . Le priorità per rendere incisivo un programma di efficienza energetica richiedono di varare un piano pluriennale dotato di risorse pubbliche (2,5 MLD anno) che comprenda un fondo di garanzia per attivare i finanziamenti delle ESCO; di rafforzare e rendere pienamente operative le misure già esistenti (certificazioni energetiche, certificati bianchi, Fondo Industria 2015, detrazioni fiscali); di rafforzare la strumentazione tecnica, nazionale e regionale, di supporto agli Enti locali ,alle imprese e ai cittadini. Occorre raddoppiare l’energia elettrica prodotta con fonti rinnovabili, per un importo di 50 nuovi TWh entro il 2020. Per ottenere questo risultato occorre:
Le fonti rinnovabili non sono cresciute in Italia al ritmo di altri paesi europei perché ha prevalso fra i decisori politici la convinzione che le rinnovabili abbiano un ruolo marginale, insieme a una sopravvalutazione dei loro costi e una sottovalutazione dei vantaggi economici e ambientali; perché sono mancate politiche e misure mirate a valorizzare territorialmente i potenziali di ciascuna fonte rinnovabile e per l’inadeguatezza e l’incertezza del sistema di incentivazione, per i tempi lunghi e le difficoltà autorizzative. I dati del 2008 del Gestore della rete elettrica (GSE) indicano per l’Italia una maggiore produzione di energia idroelettrica e eolica: il miglioramento non recupera però i ritardi rispetto ai tassi della crescita europea. |
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Dati energetici per l'ItaliaEmissioni serra
Italia: consumi finali di energia e risparmio energetico al 2020 in Mtep
Italia: produzione di energia elettrica al 2020 in TWh
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