Rio de Janeiro: il Pan di zucchero

Nazioni Unite Europa Italia Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile ICLEI

Stakeholder Forum

Greenpeace

WWF

Il negoziato di Rio+20

Rio de Janeiro, 20-22 giugno 2012

Homepage Comitato scientifico

 

I DOCUMENTI DEL NEGOZIATO

 

NAZIONI UNITE

 

"Resilient People, Resilient Planet: a future worth choosing" Il Rapporto dell'United Nations Secretary-General’s High-level Panel on Global Sustainability

La prima versione "Zero Draft" del documento finale di Rio+20

Rioplustwenties "Rio+20 Participation Guide - An introduction for children
and youth
"
Risoluzione ONU 64/236 del 24 dicembre 2009

La Roadmap ONU delle NGO  verso Rio+20 del 2011

La posizione dell'UNCTAD: "The road to Rio+20 for a development-led green economy" del  2011

Documento del Segretario Generale dell'UNCSD per il II PrepCom del marzo 2011 sugli obiettivi e i temi della UNCSD

Rapporto di sintesi del primo Intersessional Meeting CSD del gennaio 2011

La proposta del Presidente del Brasile

 

UNEP

GEO-5

"Global Environmental Outlook"

Il Sommario per gli operatori politici del febbraio 2012

 

Le 21 criticità per l'ambiente nel ventunesimo secolo     del febbraio 2012

Keeping Track of our Changing Environment: From Rio to Rio+20

 

EUROPA

Documento del Consiglio Ambiente del 9 Marzo 2012: "Rio+20: Pathways to a sustainable future"

Contributo degli enti locali e regionali dell'UE alla conferenza dell'ONU sullo sviluppo sostenibile 2012 (Rio + 20) del 14 e 15 dicembre 2011

Il Contributo Europeo alla UNCSD per la preparazione dello Zero Draft del Documento finale di Rio+20

Il documento del Consiglio Europeo dei Ministri dell'Ambiente del 10 ottobre 2011

La risoluzione del Parlamento Europeo del 29 settembre

La Mozione del Comitato ENVI del Parlamento Europeo per una posizione unitaria su Rio+20

La posizione della Commissione Europea del giugno 2011

 

ITALIA

Il Piano d'Azione Ambientale per lo sviluppo sostenibile

RIO+20 sul WEB

 

Il sito UNCED

 

Ministero dell'Ambiente

 

ENI: Verso la Conferenza Rio+10

 

 

 

 

"Environment cannot be improved in conditions of poverty.The environmental problems of developing countries are not the side-effects of excessive industrialization but reflect the inadequacy of development. The rich countries may look upon development as the cause of environmental destruction, but to us it is one of the primary means of improving the environment for living, or providing food, water, sanitation and shelter, of making the deserts green and the mountains habitable"

Indira Gandhi

Conferenza di Stoccolma sull'ambiente umano, 1972

 

New York  4 Maggio: Annunciato il terzo round negoziale informale  sul Draft Outcome Document di Rio+20. Il Bureau della UNCSD annuncia una ulteriore settimana di negoziati informali sul documento finale. La sede è New York e la data è dal 29 maggio al 2 di giugno.

New York 23 Aprile - 4 Maggio: Secondo round negoziale informale informale sul Draft Outcome Document di Rio+20. Il secondo round del negoziato informale è preceduto dalla dichiarazione, per la verità alquanto rituale, del Segretario generale dell'ONU Ban Ki-moon che ha dichiarato che "Il mondo si trova ad un bivio ... abbiamo bisogno di tutti, dei ministri dei governi, dei responsabili politici, degli imprenditori, dei leader della società civile e dei giovani per lavorare insieme per trasformare le nostre economie e collocare le nostre società su un piano più giusto ed equo e per proteggere le risorse e gli ecosistemi sui quali dipende il nostro futuro comune.

Rio+20 offre l'opportunità di cambiare rotta... Lo sviluppo I Co-Chair Ashe e sostenibile comporta che i nostri obiettivi economici, sociali e ambientali non sono in competizione e non devono essere contrapposti, quanto piuttosto collegati tra loro  e perseguiti più efficacemente in modo olistico ... Abbiamo bisogno di un risultato di Rio +20 che rifletta questa comprensione e risponda alle preoccupazioni di tutti".

Qualche considerazione conclusiva sulle due settimane di negoziazione di Aprile-Maggio. Le linee di rottura tradizionali Nord-Sud hanno tormentato il negoziato di queste due settimane, in particolare nei dibattiti sui diritti, la governance e la povertà. Per i PVS delusi dalla mancata attuazione degli impegni precedenti Rio sarà l'occasione per riaffermare tali impegni. I paesi ricchi si sono dati in gran parte da fare per evitare impegni a spendere soldi, o comunque altri soldi per gli aiuti allo sviluppo.

L'entusiasmo di molti paesi sviluppati per la Green economy ha continuato a incontrare un’aperta ostilità da parte dei G-77/Cina, cui interessa che la formula, più che prefigurare una transizione iper-modernista, sia "inclusiva" e focalizzata sullo sradicamento della povertà. Differenze analoghe sui principi di Rio, con gli affondi continui e anche strumentali del G-77/Cina per introdurre dovunque nel testo il Principio 7 (CBDR, responsabilità comuni ma differenziate) tanto da dare la sensazione di ricercare modalità di sganciamento dagli impegni ovvero, per essere più ottimisti, per vedere quale sia il reale impegno degli occidentali.

Per converso l’impegno degli Stati Uniti, dell'Europa e dell'OCSE in favore del Principio 10 (sull'accesso alle informazioni e partecipazione del pubblico), in sostanza la universalizzazione della Convenzione di Aarhus,  non è stato particolarmente ben accolta dal sud.

Ma faglie si sono aperte all’interno degli schieramenti. Gli occidentali, o per meglio dire Europa ed USA, sono agli antipodi per quanto riguarda  gli interventi dello Stato e i quadri normativi.

Ma il fatto davvero eclatante è la rottura crescente ed infine esplicita entro i G-77/Cina, che sembra preludere ad un quadro simile alla COP17 di Durbaned anche, secondo alcuni, ad una rottura strategica del gruppo. Il fatto è che la Cina ha tirato troppo la corda su un atteggiamento di conservazione in materia di governance dello SD, irritando profondamente i paesi africani. In particolare, la proposta pacchetto G-77/Cina sulla IFSD era estremamente controversa, mancando di risposte sul rafforzamento del ECOSOC, lo status dell’UNEP e il futuro della CSD ed ha paralizzato il negoziato del gruppo 2 fino a giovedì 4. La proposta alla fine  raccomandava  il rafforzamento piuttosto che un nuovo ruolo per l’UNEP. Venerdì il Kenya ha portato alla rottura le nazioni africane a sostegno del potenziamento dell'UNEP in un'agenzia specializzata, con alla spalle l’Europa ma non gli USA, sempre timorosi di nuove imposizioni normative in materia di protezione ambientale. La proposta è stata giocoforza ritirata.

Sulla proposta degli SDG, da molti attesa come unico possibile risultato finale concreto di Rio, i PVS hanno espresso la volontà di impegnarsi in un processo controllato dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per SDG capaci di integrare i tre pilastri dello sviluppo sostenibile, con target e tempi di attuazione, ma sotto il pieno controllo dei governi. Tuttavia ci sono molti timori ad avviare un tale processo che fisserebbe obiettivi comuni per i paesi sviluppati e in via di sviluppo. Ma, a proposito di Cina,  stabilire obiettivi universali di sviluppo sostenibile mal si concilia con responsabilità comuni ma differenziate.

Di buono c’è che il negoziato sta facendo da megafono a molte nuove idee e che molti governi sono attenti a queste novità. Così accade per le tematiche "Oltre il PIL", per i cosiddetti “Planetary Boundaries”, i confini planetari, per la scarsità delle risorse, per i problemi demografici e per la quantificazione e la misurazione della sostenibilità con gli indicatori, che riportano di attualità i "limiti dello sviluppo" del Club di Roma a noi cari. Queste novità non hanno fatto breccia nel testo negoziale, ma le discussioni, gli scambi e i Side event sono stati numerosi ed importanti.

Il giudizio generale sul documento finale “The Future we want” non è certo positivo, ma le aspettative per Rio vanno, un po’ fideisticamente, al di là del documento. Si creano reti fitte di trattative intergruppi per creare stati di fatto più avanzati del documento.

Durante la sessione plenaria di chiusura, il Co-presidente Kim Sook ha ricordato che in due settimane di negoziati un accordo ad referendum si è potuto fare su soli 21 punti mentre 400 devono ancora essere negoziati, una vera miseria. Il Bureau, non sappiamo se per andare ad una conclusione o per il timore di presentare all’apertura di Rio un testo impresentabile ed imbarazzante, decide infine di tenere una settimana supplementare di negoziato informale da Martedì 29 Maggio a Sabato 2 giugno.

Tirando  le somme per ora ci sarebbe accordo solo sulla campagna del Segretario generale sull’energia per tutti, su una moratoria dei nuovi sussidi sulla pesca, su un maggiore impegno per il Reporting di sostenibilità delle aziende e una qualche decisione relativa agli SDG.

I più pensano fortunatamente ancora che sia troppo presto per rinunciare alla speranza di un forte risultato multilaterale. Tutti pensano possibile un fiorire di accordi ed opportunità parziali o tra gruppi di paesi. Si vuole in ogni modo negoziare fino all’ultimo minuto.

WKG 1, la Green economy. Le opzioni politiche e i quadri normativi della Green economy comprendono gli strumenti economici e fiscali, gli investimenti in infrastrutture verdi, la riforma degli incentivi, gli appalti pubblici sostenibili, la divulgazione delle informazioni e le partnership volontarie tra economia, società civile e il settore pubblico. Questo tipo di visione viene dall’Europa che punta sul partenariato pubblico-privato e lascia ai governi il compito di creare le condizioni abilitanti necessarie e promuovere le azioni appropriate per lanciare le politiche della Green economy. Secondo l’UE la Green economy è lo strumento essenziale per raggiungere lo sviluppo sostenibile e l'eradicazione della povertà. La Green economy deve essere un impegno comune per tutti i paesi, indipendentemente dalle condizioni locali e dal grado di sviluppo, basato sull’adozione di standard di sostenibilità per la produzione e per l'estrazione delle risorse, da obiettivi precisi con target e tempi, e i suoi progressi devono essere controllati dagli indicatori.

La linea di dissenso non potrebbe essere più aspra, il punto principale della contesa ruota  attorno al ruolo della Green economy e se essa debba esser discussa al più come uno dei tanti possibili approcci, utile ma non essenziale,  per realizzare lo sviluppo sostenibile e pervenire all’eliminazione della povertà.

I G-77/Cina sostengono il diritto sovrano degli Stati di sfruttare le proprie risorse e che sta a ciascun paese la scelta di un percorso appropriato verso l'economia verde. Non vi devono esser modelli di sviluppo privilegiati  rispetto ad altri né si può puntare esclusivamente su soluzioni basate sul mercato. Ogni modello di sviluppo sostenibile deve comprendere le politiche sociali, assegnare un ruolo di primo piano allo Stato, mentre si richiede di chiarire sia quello che l'economia verde dovrebbe sia quello che non dovrebbe essere, con in mente le barriere doganali e le condizionalità sugli aiuti allo sviluppo. In più i paesi sviluppati devono intraprendere cambiamenti di vita significativi e  gestire le risorse naturali in tutt’altro modo. Inoltre  il testo deve includere disposizioni adeguate in materia di modalità di attuazione (MOI), cioè di finanziamento.

I G-77/Cina vogliono che si parli di sforzi verso lo sviluppo sostenibile e non o per una economia verde e inclusiva; vogliono inoltre che si parli di  "futuro" e non di "transizione", aggiungendo che gli sforzi vanno intrapresi in  linea con le priorità  e i piani di sviluppo sostenibile nazionali. Essi giudicano insufficienti le strategie di crescita basate sul mercato e sottolineano  l'importanza di un quadro nazionale delle politiche sociali opponendosi all'integrazione dei costi sociali e ambientali nel processo decisionale economico.

La conseguenza di tutto ciò è che allo stato attuale la III sezione del documento negoziale consta di 24 paragrafi, tutti pieni di parentesi quadre e questioni irrisolte, destinate forse a rimanere tali.

WKG 2, IFSD, Il quadro istituzionale per la governance dello SD. Alla chiusura del meeting solo 5 paragrafi su 90 nelle quattro sezioni erano stati approvati ad referendum.

"Strengthening/reforming/integrating the three pillars". Questa sottosezione della bozza del documento finale non contiene alcun testo concordato. Le proposte da parte di delegati sono le più varie, una  peer review periodica su base volontaria, l'impegno dei leader politici di alto livello,  l'individuazione di azioni specifiche per promuovere l'effettiva attuazione dello SD, lo sviluppo la valorizzazione e il rafforzamento del monitoraggio, il riesame dell'attuazione di tutti gli impegni ed altro ancora. Qui non manca solo l’accordo, mancano le idee.

"UNGA, ECOSOC, CSD, SDC proposal and UNEP": I delegati hanno evitato a lungo di affrontare questa questione, dato che i G-77/Cina non si dichiaravano pronti a presentare una posizione condivisa. Nell’attesa l'Unione europea dava sostegno al Kenya per l’UNEP come Agenzia specializzata; si percepiva una forte preferenza degli Stati Uniti per conservare le istituzioni esistenti; alcuni si pronunciavano per il SDC, il Giappone per la riforma della CSD e il Canada per un ruolo più organico e integrato di ECOSOC.

Il 3 maggio, i G-77/Cina presentano la proposta, che comprende l'istituzione di un forum ad alto livello politico con un carattere intergovernativo, che dovrebbe appoggiarsi sulle strutture esistenti e sugli organismi competenti, tra cui la CSD, e propone di rafforzare le capacità dell'UNEP. Venerdì alcune delegazioni accolgono con riserva il documento come un contributo utile con alcuni elementi validi ma L'UE lo  dichiara non abbastanza ambizioso.

Più tardi il G-77/Cina è costretto a ritirare la sua proposta dopo che il Kenya, per il gruppo african, dichiara che alcuni elementi della proposta africana non erano stati inseriti nel documento, soprattutto per quanto riguarda la trasformazione dell'UNEP in una agenzia specializzata con sede a Nairobi. Il G-77/Cina non è più in grado di continuare a presentare una posizione unitaria. Al termine della riunione, l'intero testo è rimasto pesantemente gravato da parentesi quadre.

L'ultima versione di questa sezione del documento finale include numerose opzioni, tra cui un sistema di governo per lo sviluppo sostenibile entro il sistema delle Nazioni Unite, rafforzando il ruolo dell'ECOSOC; il miglioramento della CSD, trasformandla in un SDC; il rafforzamento della capacità di UNEP; istituire l’UNEP come agenzia specializzata delle Nazioni Unite per l'ambiente, con l'adesione universale; e sostenere l'istituzione di un difensore civico, o Alto Commissario per le generazioni future. La proposta originariamente presentata dai G-77/Cina il 3 maggio è stata mantenuta nel documento con le attribuzioni ai vari paesi che hanno sostenuto i relativi testi.

Due soli paragrafi sono stati concordati ad referendum in questa sottosezione e si riferiscono a: un IFSD migliore e più efficace che dovrebbe tener conto, tra l'altro, delle carenze, delle implicazioni, delle sinergie e delle sovrapposizioni, e riaffermando l’ECOSOC come l’organo principale per la revisione della politica, il dialogo e le raccomandazioni.

"IFI, UN operational activities at country level": Al 4 maggio questa sezione del documento mantiene le opzioni principali proposte dalle delegazioni tra cui un’attività regolare di esame dello stato del pianeta; il  miglioramento del coordinamento e la cooperazione tra gli organismi di gestione degli accordi ambientali multilaterali; l’ulteriore integrazione delle tre dimensioni dello SD in tutto il sistema delle Nazioni Unite; il rafforzamento delle attività operative del settore per incoraggiare comportamenti virtuosi, promuovere l’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico e l’accesso alla giustizia in materia ambientale. I testi concordati  ad referendum parlano di una maggiore importanza che deve essere data allo sviluppo sostenibile dalle IFI, dall’UNCTAD e dagli altri enti di competenza.

"Regional, national, sub-national, local": I temi chiave discussi per i livelli della governance regionale e sub-regionale comprendono l’invito alle organizzazioni ed ai paesi a intraprendere azioni e ad adottare una legislazione chiara ed efficace per lo SD. Una nuova proposta (UE e Svizzera) invita a garantire un impegno politico a lungo termine, invita i paesi a intraprendere azioni adatte alla specificità delle loro situazioni nazionali e ad emanare una legislazione chiara ed efficace per lo SD. Il testo affronta progetti, fra cui  sviluppare e utilizzare strategie di SD con una pianificazione più coerente e integrata nel processo decisionale e le iniziative regionali e interregionali per lo SD. La bozza contiene due soli paragrafi  concordati ad referendum. Uno riconosce l’importanza della  dimensione regionale che può complementare l’azione a livello nazionale; l’altro sottolinea il ruolo importante delle organizzazioni regionali e sub-regionali per promuovere una integrazione equilibrata dello SD.

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I RESOCONTI GIORNALIERI DA N.Y.

Giovedì 3 maggio: Continuando a negoziare il testo sulla Sezione V in materia di Acqua ed igiene l'Europa propone di fissare al 2030 il conseguimento dell'accesso universale sostenibile ed equo all'acqua potabile sicura e all'igiene, almeno ad un livello di base. Come altro mattoncino della Roadmap propone un target sulla qualità dell'acqua e dei sistemi naturali acquatici, con la riduzione dell'inquinamento dell'acqua, il recupero dell'acqua di scarto con apposite tecnologie di ritrattamento. Propone ancora un target al 2030 per l'uso efficiente delle acque, anche transfrontaliere. Altro target al 2030 per l'uso integrato della risorsa idrica (IWRM).Affrontendo il tema Energia ci si trastulla sul testo "Modern energy services". C'è opposizione della Cina alla cancellazione del termine "Cleaner fossil fuel technologies" ed alla sostuituzione con "Cleaner energy technologies". Sull'efficienza energetica e l'aumento del ricorso alle rinnovabili (NCST pre 70 bis), i G-77/Cina, contrari,propongono di legare l'efficienza all'innovazione tecnologica. L'Europa fa aggiungere al testo il target dei +2°C di Copenhagen.Suscita un vespaio la proposta europea sulla eliminazione dei sussidi ambientalmente o economicamente dannosi, compreso quelli per i combustibili fossili. Fioccano gli emendamenti, USA, Norvegia, Canada Australia, Nuova Zelanda e molti altri consumatori di carbone; la Cina ne chiede addirittura la cancellazione. Non è chiaro come questa questione cruciale verrà risolta, l'accordo non esiste.

La chiusura della società civile è rimarchevole solo per la richiesta industriale di sostegno all'innovazione tecnologica.

Il WKG 2 apre sulla partecipazione della società civile, argomento sul quale si sta raggiungendo un buon accordo. Sul Reporting sullo SD e sul monitoring dei conseguimenti EU chiede di fissare chiari impegni sugli obiettivi, la Cina è contraria.

Sul rafforzamento dello IFSD e sulla piena autorità dell'Assemblea Generale ONU tutti d'accordo, così come su ECOSOC come organo principale per il controllo delle politiche (NCST 46). Il paragrafo comprende il  follow-up degli MDGs; la supervisione dei subsidiary body ECOSOC; la promozione e l'implementazione di Agenda 21 mediante il rafforzamento della coesione e il coordinamento del sistema; infine il coordinamento dei fondi, dei programmi e delle agenzie specializzate. La Cina e i G77 presentano finalmente in forma esplicita la sua proposta: sottolinea la necessità di continuare a rafforzare ECOSOC come un corpo principale per il follow-up dei risultati di tutte le principali conferenze e i vertici delle Nazioni Unite in campo economico, sociale e campi correlati; l'istituzione di un forum ad alto livello politico con carattere intergovernativo, sulla base delle strutture o degli enti competenti già esistenti tra cui anche la vituperata CSD, e la necessità di varare un processo di negoziazione generale  entro le Nazioni Unite per definire la forma e le funzioni di questo forum. Condivide la proposta di dare al Consiglio direttivo dell'UNEP il carattere dell'appartenenza universale, oggi mancante, mantenendo la sede dell'UNEP in Nairobi, e rafforzandone le capacità. Il documento, destinato ad aumentare le inquietudini, ha almeno il pregio di fissare sulla carta una posizione finora sfuggente.

Nei commenti finali della società civile, piuttosto a sorpresa, le NGO chiedono il rafforzamento della CSD e il suo allargamento e rafforzamento, ed anche il rafforzamento di ECOSOC ed UNEP. Probabilmente ciò esprime il timore che la proposta di oggi dei G77-Cina, oltre ad essere del tutto indifferente alle istanze della società civile, finisca per levare di mezzo anche la CSD rinviando tutta la governance ad un inquietante futuro Forum che dovrebbe mettere ordine nella questione. I Popoli indigeni chiedono l'Alto commissario per le future generazioni e le donne rivendicano la parità di genere e, molto giustamente, la disaggregazione dei dati e degli indicatori per genere.

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Mercoledì 2 maggio: Il WKG 1 continua il lavoro sulla sezione V del Documento (Framework for Action and Follow-Up) occupandosi di Agricoltura sostenibile e di sicurezza dell'alimentazione, materia sulla quale le questioni più delicate riguardano i diritti delle donne-contadino e i diritti di accesso alle risorse genetiche. Sul Turismo sostenibile la questione sta tutta nelle fonti di finanziamento per la capacity building e sul ruolo dei privati, ma si raggiunge infine un accordo. Di Trasporti si ricorda solo l'inserimento (Russia) della sicurezza stradale, pur essendo questo un argomento chiave per lo sviluppo sostenibile del mondo intero. Sulla Natura prendiamo nota della proposta US di sostituire i termini conservation, regeneration e adaptation con  preservation, restoration and resilience. In materia di Città sostenibili l'Europa è sull'iniziativa e propone un linguaggio che tratti di comportamenti e stili di vita sostenibili (contrari USA), di conservazione e valorizzazione del patrimonio naturale e culturale e di rivitalizzazione dei centri e dei quartieri (contraria la Cina, se il lettore può sorprendersi).

La società civile interviene per ribattere sui diritti femminili e sul ruolo dell'associazionismo di base per portare avanti i programmi di sviluppo sostenibile nelle città.

Importante la discussione del WKG 2 sul rilancio dell'impegno politico dove viene approvato il sottotitolo "Engaging major groups and other stakeholders". C'è disputa tra Cina ed EU che vuole impegnare non solo i governi centrali ma tutti i livelli amministrativi nelle politiche di SD. Si discute di uso delle tecnologie ICT e di digital divide. Sulla questione sociale e femminile c'è opposizione della Santa Sede al termine "Gender equality", che però infine passa. Malumori cinesi sul ruolo aumentato delle NGO. L'europa tenta un accordo con un testo che riconosce "the valuable contributions of NGOs in promoting sustainable development through their well-established and diverse experience, expertise and capacity, especially in the area of information sharing and the support of implementation of sustainable development". Si conclude discutendo sui Rapporti di sostenibilità rafforzando il ruolo degli indicatori e della contabilità e si sottolinea che anche il settore privato deve produrre gli stessi Report (poco sensibile la Cina).

L'intervento della società civile vede la protesta delle NGO sul tentativo di ridurne il ruolo ad opera della Cina. La comunità scientifica richiede che sia stabilito e istituzionalizzato con chiarezza il ruolo della ricerca scientifica per il sostegno alle politiche dello sviluppo sostenibile, proprio in ragione della loro estrema complessità.

In serata si apre il dialogo sull'IFSD, che proseguirà.

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Martedì primo maggio: Da oggi i rappresentanti della società civile sono ammessi a brevi dichiarazioni a fine sessione in ogni gruppo di lavoro, una novità non straordinaria, ma pur sempre un primo passo.

La mattina si apre con il negoziato sul testo per le imprese e il coinvolgimento dell'industria nella GESDPE. Molti delegati sono propensi a mantenere il testo sullo sviluppo degli obiettivi e sui benchmark sulle catene di fornitura. C'e un forte sostegno per i principi del Global Compact delle Nazioni Unite, peraltro certamente né impegnativi né portatori di vera innovazione. I G77/Cina  osservano che l'accento sul sostegno dal settore privato, sostenuto con forza dall'Europa,  ha creato aspettative del tutto irrealistiche.

Nel pomeriggio i negoziati sono sulla sezione V. C'è disaccordo su testo introduttivo che deve indicare il deficit di attuazione degli impegni presi di rinnovare tali impegni. I G77/Cina  si danno da fare per  cancellare il testo sugli obiettivi, i target e gli indicatori, di genere, in quanto non sarebbe chiaro a cosa questi si riferiscano nella proposta dei paesi del Nord Europa.

C'è poco supporto per il testo EU su una Roadmap globale per la GE, che è stato pesantemente criticato per essere un approccio top-down che non terrebbe conto delle diverse circostanze e delle priorità nazionali. C'è disaccordo anche sull'applicazione delle piattaforme di condivisione della conoscenza, e l'UE dichiara di non sostenere l'inclusione di una sezione separata dalla GE sulla povertà, a causa della natura globale del problema e della interdipendenza delle due cose.

Tuttavia sembrava che ci fosse accordo universale che il documento dovrebbe menzionare il raggiungimento degli obiettivi di sviluppo precedentemente concordati , in particolare degli MDG. Il gruppo ha inoltre convenuto che l'eliminazione della povertà è fondamentale per qualsiasi percorso di sviluppo sostenibile, ma il G-77 ha voluto comunque aggiungere un riferimento alle tre dimensioni dello SD in tale contesto. Hanno ribadito ancora una volta il "diritto allo sviluppo" come necessario per raggiungere uno sviluppo sostenibile.

Nel paragrafo che riafferma l'impegno della Carta delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, c'è forte movimento da più parti (tra cui Australia, l'Unione europea, Santa Sede, Repubblica di Corea, Svizzera e Stati Uniti) per includere un riferimento alla Dichiarazione Universale dei Diritti Umani, contrari i G77/Cina, che  preferiscono l'originale, con il linguaggio più generico del testo del Co-presidente, ma infine propongono un compromesso che potrebbe prendere in prestito il linguaggio dal documento degli obiettivi del millennio, gli MDG.

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Lunedì 30 aprile, il negoziato: la giornata si caratterizza per lunghe puntualizzazioni sui testi e per l'approfondimento del solco che sembra sempre più dividere i G77 e la Cina dai paesi occidentali. Il testo di riferimento è ora un nuovo testo prodotto dai Co-Chair (NCST).

Nel WKG 1, in riferimento alla GE, i G-77/Cina inseriscono l’obbligo di prendere l’iniziativa a carico dei paesi sviluppati e ribadiscono il diritto allo sviluppo, contro il parere UE ed US. Questi ultimi chiedono che si faccia riferimento alla efficienza d’uso delle risorse. Giappone e UE chiedono di dichiarare che la GE deve essere un impegno comune per tutti i paesi.

A proposito del percorso verso la GE con una transizione equa e inclusiva (NCST 25), i G-77/Cina chiedono che si persegua lo SD e non la GE con un metodo inclusivo piuttosto che con una   transizione, aggiungendo che gli sforzi dovranno essere realizzati in conformità con i piani di sviluppo sostenibile e le priorità nazionali e che si deve tener conto del diritto sovrano degli Stati di sfruttare le proprie risorse. Qui la UE chiarisce che a proposito della scelta in ogni paese di un percorso appropriato verso la GE (NCST 25 bis), non è la GE che deve essere definita a livello nazionale, ma il cammino verso tale economia.

Sulla gestione delle risorse naturali in una GE (NCST 26), l'Unione europea, ha cercato di includere un riferimento agli impatti climatici, contrari gli USA. Il testo proposto dai G-77/Cina chiede ai paesi sviluppati di intraprendere "cambiamenti significativi negli stili di vita dei loro popoli".

Sulla potenzialità di creazione di un'economia verde (NCST 28), Cina ed EU, hanno aggiunto un testo sulle necessarie competenze e sulle protezioni sociali e sanitarie.

Sulla necessità di incoraggiare i governi a sviluppare opzioni politiche e quadri normativi che favoriscono produzione e consumi sostenibili (NCST 28 bis), i G-77/Cina e l’Europa rimarcano che le strategie di mercato  non sono sufficienti da sole  e necessitano di un quadro nazionale di politiche sociali pubbliche, "Attraverso visioni definite a livello nazionale, modelli, politiche, strumenti e approcci" (solo Cina).

Le divergenze in materia di GE si manifestano in questa giornata in forma addirittura tripolare, liberisti gli USA, pianificatori gli europei e sostanzialmente scettici i G-77/Cina, in una contrapposizione di cui appare sempre più difficile trovare una composizione. Da qui nasce il sospetto che ci sia in realtà un altro testo nelle mani del Governo Brasiliano e che si voglia andare verso una ulteriore sessione di negoziato informale, non previsto dal calendario, soprattutto su pressione dei G-77/Cina che vogliono evitare la sorpresa di essere messi di fronte al fatto compiuto all’ultimo momento in Brasile.

Non molto migliore la situazione nel WKG 2 che discute il preambolo.Su temi e gli obiettivi della Conferenza (CST 5 e 5 alt), i G-77/Cina dichiarano che non c'è affatto accordo sulla transizione alla GE come un tema del Summit. Sul ruolo della società civile (CST 18), gli Stati Uniti, propongono un accesso ai dati ed alle informazioni "legittimo". L'Islanda supporta un testo alternativo (CST 18 alt) che richiama la libertà di associazione e di riunione e l'uso delle tecnologie dell'informazione (ICT) anche per la partecipazione e la condivisione delle responsabilità.

L'UE ha commentato che "la società civile" va al di là delle ONG, come pretenderebbero i i G-77/Cina. Il testo degli Stati Uniti contiene una proposta di un nuovo (pre punto 18) sulle tecnologie dell'informazione e della comunicazione (ICT) come integrazione di tutti e tre i pilastri dello sviluppo.

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Lunedì 30 aprile: si apre una nuova settimana di trattative con l'incontro dei rappresentanti dei cosiddetti Major Group della società civile con il Bureau del Comitato preparatorio della UNCSD.

John Ashe, Co-Presidente del Comitato, apre l'incontro sottolineando l'importanza del coinvolgimento della società civile nel processo di preparazione di Rio +20 e sottolinea i progressi compiuti grazie ai suoi contributi. L’ICLEI, che ha moderato l'evento,  chiede che la partecipazione della società civile deve essere rafforzata in tutte le fasi.

Nel corso dell'incontro un portavoce per ciascun  gruppo ha poi rilasciato una dichiarazione di apertura. La Comunità Scientifica e Tecnologica ha detto che Rio+20 dovrebbe fornire una piattaforma per il sostegno tecnologico e finanziario per i paesi in via di sviluppo e aumentare i livelli di collaborazione internazionale. Le imprese hanno invitato i governi a mettere in campo politiche chiare di sostegno alla crescita economica, alla formazione e alla promozione della concorrenza a tutti i livelli. I Governi locali hanno sottolineato il ruolo delle città come driver per la crescita economica. I Popoli indigeni hanno chiesto risultati concreti sui diritti umani, delle donne, dei lavoratori e dei popoli indigeni come parte integrante dello SD. Le donne hanno detto che la tutela dei loro diritti richiede una volontà politica ed un chiaro linguaggio di sostegno da parte delle politiche nazionali. I lavoratori e i sindacati hanno chiesto il sostegno internazionale per garantire la sicurezza degli ambienti di lavoro e ridurre la disoccupazione. I bambini e la gioventù hanno sottolineato la forte necessità di rafforzare la protezione dell'ambiente attraverso strumenti giuridici. Gli agricoltori hanno chiesto un quadro politico di sostegno per un’agricoltura clima-resiliente, per la sicurezza alimentare e per invertire il percorso di sviluppo attuale. Nel complesso non è apparso che questa interlocuzione abbia avuto la necessaria forza né che le affermazioni abbiano saputo andare oltre le posizioni di cartello. È evidente che il ruolo della società civile deve essere di anticipazione delle soluzioni, non di semplice rivendicazione.

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Domenica 29 aprile: lo Stakeholder Forum e l’UNEP organizzano una giornata di seminario sull’agenda di Rio +20 con sessanta persone, tra cui dieci rappresentanti dei governi. Lo IFSD è diventato una questione ricca di passione, di parentesi quadre, di posizioni e di linguaggi. La settimana finale rischia di essere dominata da queste diverse visioni del problema.

La prima parte della giornata è indirizzata su come rafforzare l'UNEP per il  coordinamento dei MEA. La seconda metà sulla governance internazionale dello SD e se essa debba essere affidata all’ECOSOC o coperta da un soggetto nuovo e distinto. Alla fine della giornata si sono esaminate quattro proposte per rafforzare le istituzioni globali in materia di sviluppo sostenibile: una Convenzione basata sul  Principio 10 di Rio; un quadro di indirizzo basato sul principio di precauzione applicato alle nuove tecnologie; una Convenzione sulla responsabilità sociale delle imprese o la creazione di un Alto commissario per le generazioni future. L’Assemblea sembra essere convinta che i tempi siano maturi per dare corso a queste prospettive.

C'è un consenso generale sulla necessità di rafforzare l'UNEP, ma non sul come. Una agenzia specializzata comporta  rinegoziare le attuali funzioni, potenzialmente indebolendo la sua leadership come principale programma delle Nazioni Unite sulle questioni ambientali. Un ulteriore approfondimento viene fatto sul finanziamento dell'UNEP, storicamente inadeguato. La partecipazione universale contribuirebbe a garantire la sicurezza del finanziamento? Come programma, l’UNEP riceve finanziamenti dal bilancio centrale delle Nazioni Unite, ma come Agenzia specializzata ciò non sarebbe più possibile. Un'Agenzia specializzata sarebbe in posizione migliore di un Programma per raccogliere fondi? L’Agenzia avrebbe anche bisogno di essere ratificata da ciascuno Stato membro - un processo pesante. I dubbi sono molti, non così le soluzioni.

Nel pomeriggio, c'era unanimità sulla necessità di aumentare lo status dello SD all'interno delle Nazioni Unite. Occorre un’istituzione in grado di integrare le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile e forte abbastanza per attrarre rappresentanti di alto livello provenienti da istituzioni finanziarie, economiche e sociali da tutto il mondo. I pareri sono divisi sulla possibilità che questo si possa fare con ECOSOC o con un Consiglio per lo SD. I fautori del Consiglio sostengono che ECOSOC è sovraccaricato, sottofinanziato ed ha perso credibilità politica. Per gli oppositori un Consiglio non sarebbe in grado di evitare la prevalenza delle questioni ambientali a scapito delle altre due dimensioni dello SD e le decisioni del Consiglio potrebbe essere indebolite dalla necessità di riferire all'Assemblea Generale. Un’ulteriore preoccupazione è che il potenziale operativo di ECOSOC venga grandemente ridimensionato se i problemi dello SD vengono trasferiti in un nuovo Consiglio.

Tuttavia, viene osservato che il rapporto dello SD alle diverse tematiche trattate da ECOSOC è di uno a quattro, troppo poco per l’importanza che deve essere data alle problematiche dello sviluppo sostenibile. Al contrario sollevando da questi compiti un ECOSOC già sovraccarico può migliorarne il funzionamento e la capacità di adempiere al proprio mandato originario.

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Venerdì 27 Aprile:Il WKG 1 tratta il problema del finanziamento incassando un diniego USA a sostanziali aumenti e un suggerimento UE di cercare nuovi partenariati e altre più promettenti fonti di sostegno finanziario da affiancare ai tradizionali Means of implementation, MOI. Cina e G77 producono un testo in favore del potenziamento delle risorse dei Programmi ONU anche per fare da kick-off ad altre fonti.

Scienza e Tecnologia: sui diritti di proprietà intellettuale, che sono i sistemi di protezione dei brevetti, si confrontano ancora una volta gli USA con la Cina che insiste per conservare nel testo un punto che identifichi le opzioni per un meccanismo appropriato per facilitare la diffusione delle tecnologie pulite (CST 118 ter), il rafforzamento della cooperazione internazionale per promuovere investimenti nella scienza, l'innovazione e la tecnologia (CST 120). Il Canada chiede di sopprimere (CST 120 ter) il riferimento alla possibilità di costituire un gruppo intergovernativo di esperti sullo sviluppo sostenibile.

Tecnologie CCS, Il G-77/Cina significativamente fa aggiungere il riferimento a "tecnologie più pulite per trattare i combustibili fossili". Peraltro sui sussidi ambientalmente nocivi, (CST 126), il G-77/Cina chiede di eliminare il paragrafo. Usa e Giappone chiedono la cancellazione dei riferimenti ai sussidi agricoli e alle sovvenzioni alla pesca mentre il Canada propone una riduzione delle sovvenzioni ai combustibili fossili solo quando sono inefficienti (?) e causano sprechi.

Merita anche di riferire che, in materia di rafforzamento delle istituzioni (CST 61), i G-77/Cina chiedono la cancellazione delle assemblee multistakeholder, sottolineando che la natura delle istituzioni e dei processi deve restare nelle mani dei governi degli Stati membri.

Nella giornata di oggi il punto centrale è senza dubbio la discussione concettuale sulla IFSD: il Co-Chair Ashe invita i delegati a uno scambio di opinioni sulle opzioni per il IFSD (punti 48-51 del testo della compilazione). L'UE, tra i pochi che hanno già una posizione chiara, dichiara che dovrebbe essere considerata la funzionalità, prima di tentare accordi istituzionali. Con il Kenya e gli altri africani esprime sostegno per l'aggiornamento dell’UNEP in un'agenzia specializzata con sede a Nairobi, con il Kenya che specifica che questa agenzia potrebbe, tra l'altro, assumere un ruolo di primo piano di coordinamento di accordi ambientali multilaterali del sistema delle Nazioni Unite e fornire una più ampia pianificazione strategica per l'ambiente.

Il Messico richiede uno spazio comune all’interno dell’ONU per discutere un programma integrato per lo sviluppo e lo individua nell’ECOSOC il cui Vice-presidente De Alba evidenzia che ECOSOC sarebbe il luogo naturale per l'integrazione dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile a condizione che tutti ministri competenti  per lo sviluppo partecipino al nuovo processo.

C’è un partito del Consiglio per lo SD,  DSC, che dovrebbe attirare gli alti livelli di partecipazione ministeriale, introdurre un meccanismo di revisione periodica peer review e disporre di un mandato cross-settoriale, comprendente il follow-up degli SDG.

Ci sono ancora alcuni sostenitori della Commissione CSD, magari riformata (Giappone, Russia) che sono gli stessi che, per il rafforzamento dell’UNEP, non vogliono andare al di là della universalizzazione del suo comitato di gestione ovvero, al più,  di un rafforzamento graduale dell'UNEP a partire da un incarico di coordinamento dei MEA.

La giornata si concludono con un’Asssemblea plenaria per raccogliere i risultati del lavoro della settimana, ma non si può fare a meno di dire che l’unico successo palpabile è la riduzione del testo negoziale da oltre 200 a 157 pagine.

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Giovedì 26 Aprile: Il WG1 ha completato la prima lettura dei testi sulle aree tematiche della V Sezione (Framework for Action) per passare in serata a discutere di  obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs). Il WG2 prosegue il difficile dibattito sulla governance, IV Sezione (IFSD).

Nel Gruppo 1  UE e Stati Uniti sostengono, contro il parere della Cina, che si deve associare a Biodiversità il concetto di Servizi ecosistemici.” In fatto di partnership scientifica (CST 93), l’UE chiede di rafforzarla sull’esempio della IPCC per il clima e dell’IPBES per la Biodiversità. Sulla responsabilità sociale e ambientale (CST 97 ter), gli USA, che pure ne sono i promotori, chiedono di sopprimere il riferimento alle ISO 26000. Sull’adozione di un programma quadro decennale per la produzione e il consumo (10YFP in CST 97 quint) ci sono vari emendamenti testuali, ma sembrano tutti orientati in senso favorevole con preferenza per il testo concordato alla CSD 19 ma mai votato in assemblea.

Istruzione (CST pre 98). L’UE fa aggiungere il “diritto di ogni individuo all’istruzione”. La Santa Sede chiede di aggiungere il riferimento al diritto ad un lavoro dignitoso e di togliere i riferimenti alla parità tra i sessi, alla pianificazione familiare e sessuale e alla salute riproduttiva.

Si chiede per le donne (Islanda) di mettere nel testo un impegno per aumentare il numero di donne in posizione di leadership ad almeno il 40% e di migliorare la situazione delle donne nelle campagne (CST 103 pre bis) assicurando la garanzia dell’accesso alla giustizia e all’assistenza legale.

Tanto atteso da tutti, nella sessione serale del WG1 arriva il momento di  discutere gli SDG, sui quali molti delegati, e molti dei rappresentanti della società civile convenuti in un’assemblea separata, ripongono la speranza per un esito positivo di Rio+20. Interesse e paura ha però sollevato l’idea, Durban-like, di un anno post-Rio dedicato alla ricerca di un accordo su specifici obiettivi per lo SD. Molto ottimismo non c’è perché tutti capiscono che ogni SDG avrà dei costi e che la stagione (l’illusione) delle scelte win-win è finita.

Invece che (CST 111) “Accelerare e misurare i progressi” molti, più francamente, propongono il titolo "SDGs". Il G-77/Cina dichiara che gli SDG devono essere guidati da alcuni principi, essere inclusivi, multilaterali e devono fare seguito al lancio di un processo che porti a risultati concreti sotto il controllo dei governi e dell’ONU (CST 106). Chiede anche che si scriva che gli MDG (CST 105) non sono stati sufficientemente implementati.

Gli Stati Uniti chiedono che sia definita un’agenda universale per lo sviluppo sostenibile e il Giappone produce un testo che chiarifica il ruolo strategico degli SDG alla scadenza degli MDG dopo la verifica del 2015.

Sulle aree di priorità degli SDG (CST 107) si segnalano l’energia sostenibile, il programma del Segretario generale dell’energia per tutti, la contabilizzazione del capitale naturale e il benessere sociale (CST 111) in "un insieme armonizzato indicatori, generalmente applicabile e di facile comprensione".

Secondo il Messico un risultato significativo di Rio +20 sugli SDG dipenderà da quattro elementi fondamentali: i principi guida e la loro elaborazione, il processo di sviluppo, le aree tematiche e il sistema di reporting. Il processo deve vedere l’istituzione di un gruppo di esperti sostenuto dal Segretario generale dell'ONU e integrato da parte dei governi, degli stakeholder e dalle  agenzie pertinenti e specializzate; la creazione di un Outlook per la valutazione dello sviluppo sostenibile che riferisca all’ECOSOC e che sia dato mandato alla Commissione statistica dell'ONU di identificare indicatori adeguati.

Nel frattempo il dibattito sulla governance e lo IFSD nel WKG 2 è continuato a stappi, con gruppi di paesi non ancora pronti ad assumere impegni. Consultazioni informali tra alcuni paesi hanno tentato di cercare progressi sulla questione. Alcuni dicono che "sia che si tratterà di una commissione, di un consiglio o di un forum conterà il modo di costruire uno spazio funzionale comune per integrare le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile". Opinione quest'ultima alquanto ottimistica perchè non sa entrare nel delicato equilibrio di poteri interno alle Nazioni Unite.

Il commento di Francis Fukuyama, un prestigioso teorico della politica internazionale, illustra efficacemente quanto sta accadendo: “When the surrounding environment changes and new challenges arise, there is often a disjunction between existing institutions and present needs. We often see existing institutions supported by legions of entrenched stakeholders who oppose any fundamental change".

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Mercoledì 25 Aprile: In una giornata nella quale succede poco e il negoziato si perde in una miriade di minutaglie, va sicuramente segnalato che nel pomeriggio viene completata una nuova versione più sobria della III Sezione sulla Green economy per un totale di  17 pagine contro le 44 dell’inizio della settimana.

Citiamo una diatriba USA-Cina sui diritti all’informazione della società civile sulle attività dei governi in favore dello sviluppo sostenibile che i primi vorrebbero estendere a tutti gli stakeholder. Il G-77/Cina vuole limitarsi al solo riferimento al principio 10 di Rio. Gli stessi due soggetti disputano sul ruolo del partenariato pubblico-privato (CST 19). Il G-77/Cina dicono che il settore privato può contribuire allo sviluppo sostenibile, sviluppo. L’UE e gli Stati Uniti vogliono un ruolo più forte, indipendentemente dagli ordinamenti interni.

Con l’opposizione degli USA viene proposto un  testo che invita il Segretario generale dell’ONU a garantire lo sviluppo di un sistema globale affidabile e sicuro per il reporting di sostenibilità e la contabilità ambientale nazionale.  

A proposito del contributo della comunità scientifica e tecnologica (CST 20 bis), gli USA parlano di conoscenze acquisite e di informazioni legittimamente condivisibili” piuttosto che di colmare il divario tecnologico come vorrebbe il G-77/Cina.

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Martedì 24 Aprile: Lentamente il nuovo testo CST si va affermando come riferimento per il negoziato, non senza occasionali riprese del vecchio testo di marzo. Tuttavia il negoziato sembra procedere con una certa rapidità all'abbandono della pesante compilazione che è il testo di marzo e i delegati fanno solo raramente resistenza alla cancellazione dei punti di quel testo in favore del CST.

Nel WG1 sulla Green economy si irrobustisce la linea cinese e del G77 che la vuole declassare ad una tra le tante possibili soluzioni per lo sviluppo sostenibile. Il negoziato è sulla sezione V "Frameworks for action and follow-up" dal punto 63 in poi.

La chance europea per una Roadmap sulla Green economy è per ora affidata al punto 63.pre quat. Incoraggiamo la formulazione di una Roadmap per la  Green economy per favorire la fase di implementazione nei settori prioritari, sulla base della cooperazione internazionale e nel rispetto delle sovranità nazionali". Troppo poco per ora. Tuttavia i negoziatori EU affrontano con fiducia questo approccio un po’ troppo bottom-up imposto dalla Cina. Cina che accetta il testo CST in materia di eliminazione della povertà con alcuni emendamenti, compresa una riaffermazione del diritto allo sviluppo. Invece del CST 63 sostiene la sua proposta iniziale, con una modifica che richiede una crescita economica sostenuta (sustained), inclusiva e equa nei paesi in via di sviluppo come principale priorità per l'eradicazione della povertà e della fame, la realizzazione degli MDG, e il ripristino dell'armonia con la natura.

In materia di OGM e di sicurezza alimentare il G-77/Cina chiede di mantenere le sue proposte originali per l’accesso ai sistemi tradizionali di approvvigionamento delle sementi (66 ter) e di paesi che stanno intensificando la loro produzione agricola (66 quat). USA, Canada, NZ ed altri Umbrella, nemmeno a dirlo, chiedono la cancellazione del diritto all’accesso e alla condivisione dei benefici derivanti dalle risorse genetiche per l'alimentazione e l'agricoltura. I delegati sembrano inoltre restii a distinguere speciali diritti per i piccoli coltivatori e per le donne in agricoltura con l'idea che il progetto di sviluppo sostenibile deve includere tutti e risolvere i problemi di equità e di inclusione.

Per l’acqua il G-77/CHINA chiede di mantenere le sue proposte su acqua e servizi igienico-sanitari come un diritto umano e un maggiore sostegno ai PVS verso l'accesso e la gestione delle acque.  

Non un granché il discorso sull’energia. La UE è per il testo proposto per l'efficienza energetica a tutti i livelli.

Il G-77/Cina chiede la soppressione del paragrafo sulla eliminazione dei sussidi ai combustibili fossili (70 bis). Il Giappone media con la  "Razionalizzazione e la graduale eliminazione nel medio termine." L'UE tiene il punto della razionalizzazione e della  graduale eliminazione dei sussidi ambientalmente e economicamente dannosi, tra cui quelli per i combustibili fossili.

Nel WKG 2 continua l'esame del preambolo in punta di fioretto. La Cina, contrari gli USA, vuole riaffermare il diritto allo sviluppo ed alla libertà dalla fame.

Sul II A la Cina chiede che tra gli accordi da rispettare sia compreso il Monterey Consensus del 2001 sul finanziamento dello sviluppo sostenibile cui fa eco un coro di opposizioni, da EU agli USA, contro ulteriori esborsi finanziari. è evidente che il gioco delle parti che fa la Cina schierandosi con i paesi poveri come paese povero non può più essere sopportato dagli occidentali,che hanno economie in pieno declino e sono quasi tutti indebitati con la Cina. Non si sa come fare per riformare la geopolitica planetaria implicitamente assunta nelle decisioni di Rio '92 ed è chiaro che la Cina ed altri, pur portatori di infiniti buoni argomenti, continuando in questa finzione possono portare il negoziato al fallimento. La Cina si oppone anche a risoluzioni specifiche per i paesi più poveri (least developed) che vuole tenere artificiosamente stretti a sé in questa continua messa in scena della Grande Potenza dei poveri, cui la virtuosa EU e gli altri molto meno virtuosi non sembrano per ora in grado di porre fine.

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Lunedì 23 Aprile: Il secondo giro di consultazioni informali sullo Zero Draft prende il via con una breve cerimonia di apertura in cui  l'ambasciatore John Ashe, Co-Presidente del Comitato preparatorio UNCSD, osserva che l'ultima bozza del testo, che raccoglie in caratteri neri tutti gli emendamenti proposti fino alla fine del primo round informale, ora comprende anche in caratteri blu  il testo suggerito dai copresidenti (CST), che è un tentativo di compromesso tra le proposte divergenti. (>leggi il nuovo testo CST dei Co-Chairs)

Il negoziato si articolerà in due gruppi di lavoro  paralleli. Il WG1 tratterà le sezioni III (Green Economy, GEDSPE) e V (Quadro d'azione e follow-up) e il WG2 si occuperà delle Sezioni I (Preambolo), II (rinnovo dell'impegno politico) e IV (Quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile, IFSD).

Nel WG1 sulla Green economy la questione è subito che tutti, in particolare l'UE,  sembrano disponibili a discutere sulla base del CST, come chiede il  Co-Chair Ashe, mentre il G77-Cina non fa che ribadire la sua posizione che il negoziato dovrebbe essere basato sulle sue osservazioni già presentate, e considerare il CST solo quando può accelerare il processo.  Propone di sopprimere molti dei punti del CST III A, riaffermando che la sezione sulla Green ecocomy deve includere disposizioni adeguate sui mezzi di implementazione (MOI), il rispetto degli altri modelli di sviluppo, non deve concentrarsi esclusivamente su soluzioni di mercato; integrare le dimensioni sociali e quelle politiche; assegnare un ruolo di primo piano per gli Stati, e approfondire bene quello che l'economia verde dovrebbe o non dovrebbe essere. è chiaro dunque che la diffidenza cinese permane e fintanto che questo nodo non si scioglierà il negoziato si andrà a perdere sui dettagli. Tra questi il Giappone che chiede di assegnare alla GE un grande potenziale per guidare la crescita e l'innovazione, l'UE che accetta che di Roadmap per la GE si parli in altra parte del documento o gli US che, opportunamente,  chiedono la sostituzione del riferimento al ruolo dello Stato con i governi nazionali, subnazionali e locali.

Nella III B la discussione è tutta sull'occupazione. La UE chiede di chiarire il senso della condivisione delle conoscenze tra tutti i paesi  per impostare uno schema di sviluppo delle capacità e suggerisce il reinserimento del riferimento agli indicatori per misurare i progressi e lo sviluppo degli di standard di sostenibilità per l'estrazione e la produzione delle risorse. Se la vera priorità è la creazione di posti di lavoro green e decenti l'UE chiede che il documento faccia appello alla responsabilità sociale e ambientale  del settore privato.

Nella III C, sulle azioni per promuovere la GE, sezione nella quale l'UE vorrebbe introdurre la Roadmap, la discussione non fa alcun passo in avanti per effetto della richiesta del G77-Cina di spostare la questione al Cap. 5, relativo al Quadro d'azione generale.

Il WG2 sul preambolo registra ancora la richiesta del G77-Cina di citare qui il Principio delle responsabilità differenziate e il tentativo UE di modificare la dichiarazione delle finalità di Rio+20 aggiungendo letteralmente al punto 5  "to take action to make the transition to a green economy, and strengthen and reform IFSD". Molto importante che Cina ed EU chiedano che la consultazione della società civile al punto 1 sia trasformata in partecipazione e addirittura (EU) in full participation.

Nella sezione II A sui Principi la Cina si oppone nettamente alla cancellazione del principio delle responsabilità differenziate che molti, guidati dagli USA,  ritengono appartenere alla sola Convenzione climatica e non a tutto il quadro giuridico delle Nazioni Unite, una pretesa invero singolare, trattandosi di un principio generale dello Sviluppo sostenibile. Nella II B sui risultati raggiunti e sulle nuove sfide, in verità, viene fuori poco salvo il fatto che la Cina si oppone a passare sotto silenzio, come molti vorrebbero, il mancato pagamento delle quote ODA del 7 permille solennemente approvato a Rio 92. Nella II C sulla società civile (Major groups) si affaccia un po' di inconcludente retorica. Citiamo che la Cina si fa carico (incredibilmente) di riaffermare i contenuti della Convenzione di Aarhus sull'informazione ai cittadini e che, sulla scienza, punto 20, la Santa Sede propone la formula di sapore rinascimentale "strengthening the science-policy-ethics-interface".

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26 marzo: Lettera della Società civile al Segretario Generale Ban. Un buon numero di associazioni si dichiara preoccupata per l'esclusione dei major groups della società civile dal processo negoziale formale dello Zero Draft di Rio+20 non consentendo loro di presentare revisioni o fare dichiarazioni alla prima riunione informale. Benché la UNDESA abbia compilato un testo con tutte le revisioni suggerite dalla società civile, queste revisioni dello Zero Draft non sono ancora state ammesse ai negoziati.

Viene fatto appello urgente al Segretario Generale per invertire questo stato di cose e far sì che sia data voce alla società civile nei negoziati in corso. Per lo meno dovrà essere concessa una dichiarazione formale all'inizio della prossima sessione di fine Aprile ed in ogni sessione in cui viene introdotto un progetto di testo nuovo. (> leggi il testo dell'appello)

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Qualche commento sulla fase negoziale del 19-28 marzo. Lo Zero draft del documento finale per Rio 20, con tutti gli emendamenti aggiunti, è esploso da 19 a circa 206 pagine. (> vedi la configurazione dello Zero draft dopo questa fase negoziale)

I delegati hanno dedicato la maggior parte del loro tempo a una prima lettura delle sezioni dedicate alla Green economy nel contesto dello sviluppo sostenibile, al quadro istituzionale  e al quadro per l'azione e il follow-up.Le proposte di aggiunte, modifiche e cancellazioni al testo dello Zero draft hanno allungato il testo, il più delle volte senza  spiegazioni adeguate.

Il Meeting ha offerto gran copia di incontri paralleli e eventi collaterali. A differenza della riunione principale, i forum e le discussioni tenute a pranzo, nelle serate e nelle presentazioni collaterali hanno offerto argomenti sostanziali e discussione delle opzioni politiche. I delegati  si trovano in una situazione molto diversa rispetto al 1992 dove le ambizioni erano più alte e maggiori i giorni di negoziato. Il PrepCom 1992 si è riunito per un totale di 18 settimane nell'arco di due anni. Al contrario, per Rio +20 sono stati stabiliti un programma e un tempo di preparazione limitati.

L'interesse per lo sviluppo sostenibile è oggi molto più diffuso. Mentre i governi sono chiamati a intraprendere un'azione forte e decisa a Rio +20, il lavorio della società civile è notevolmente maggiore, i processi intergovernativi sono più numerosi e più complessi, aumentando così le esigenze del tempo e dell'energia dei negoziatori. Ciò significa che  Rio +20 è solo uno dei numerosi luoghi  per decisioni in materia di ambiente, sviluppo sociale ed economico e si riduce la potenziale influenza delle decisioni da prendere in Rio.

In effetti, secondo alcuni, Rio+20 è una piccola istanza, rispetto alle grandi istanze del  cambiamento climatico, degli accordi commerciali o delle istituzioni finanziarie internazionali, portandoli a chiedersi se Rio è il processo giusto per affrontare le sfide globali venti anni dopo.

I Paesi in via di sviluppo vedono la mancanza della piena attuazione degli impegni. D'altra parte, i paesi sviluppati sembrano solo concentrati su come il ruolo delle azioni del settore pubblico e privato si sono evolute nel corso degli ultimi 20 anni. I riferimenti continui dei paesi in via di sviluppo al principio delle responsabilità comuni ma differenziate ha ricevuto da parte dei paesi sviluppati risposte contrarie alla individuazione di singoli principi.

I paesi sviluppati hanno promosso una Green economy in cui le esternalità sono prese in considerazione assieme alle scelte su come produrre e cosa consumare. Di  Green Economy si sta discutendo molto, anche recentemente al Consiglio direttivo dell'UNEP. Le domande restano, le discussioni hanno puntato verso la necessità di una migliore base per la pianificazione e sull'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile: avvicinare la scienza e il processo decisionale; condividere le conoscenze e lo sviluppo, andare oltre il PIL con indicatori in grado di traguardare il benessere.  In questa fase, tuttavia, i paesi in via di sviluppo hanno resistito all'idea di una "roadmap" della Green economy da inserire nel testo esprimendo la preoccupazione che questo potrebbe diventare un pretesto per condizionare gli aiuti e il commercio. L'eliminazione della povertà, non il verde dell'economia, del lavoro, o della tecnologia, deve essere al centro dello sviluppo sostenibile.

Alcuni hanno definito le discussioni sul quadro istituzionale  (IFSD), come la sfida  più grande. Mentre l'insoddisfazione sulla CSD è molto diffusa, le alternative non sono chiare. Le proposte per un ECOSOC rafforzato o la creazione di un Consiglio per lo sviluppo sostenibile (SDC) hanno entrambi punti di forza ed insidie. Rafforzare l'ECOSOC potrebbe essere più facile da fare, ma la sua agenda pesante e la sua scarsa leadership nel promuovere il coordinamento dello sviluppo sostenibile, nonostante gli accordi precedenti in tal senso, hanno limitato l'entusiasmo per questa opzione.

La prospettiva di un SDC  preoccupa per le implicazioni di bilancio. Le NGO vedono nel SDC cmaggior spazio di partecipazione che con l'ECOSOC. Alcuni, tuttavia, pensano che uno SDC sarebbe piuttosto un maquillage che una vera trasformazione in relazione alle urgenze dello sviluppo sostenibile, che resterebbe affidato più alla volontà politica che all'organizzazione istituzionale.

Delle alternative relative per l'UNEP si parlerà in un altro round di colloqui.

Per molti un  risultato possibile per Rio +20 è il lancio degli SDGs. La proposta SDG, avanzata da Colombia e Guatemala, ha raccolto il sostegno dei paesi sviluppati e in via di sviluppo, nonché della relazione ad alto livello del Segretario generale  sulla sostenibilità globale. Gli osservatori hanno evidenziato che tali obiettivi sarebbero applicati universalmente, a differenza degli MDG che si applicano principalmente  alle nazioni più povere. Tuttavia, le difficoltà saranno numerose quando il  negoziato tenterà di definire un testo di consenso sugli obiettivi. Tuttavia, i paesi in via di sviluppo hanno deciso di tentare un processo per l'esame del SDG, aprendo la possibilità che a Rio siano gli SDG il vero risultato.

Potrebbe essere un buon risultato anche il un database di "compendio degli impegni", in grado di offrire agli attori pubblici e privati la possibilità di registrare i propri impegni per lo sviluppo sostenibile. Potrebbe offrire la possibilità di interventi più significativi di una serie di attori, e la possibilità di monitorarli. I Paesi in via di sviluppo temono però che i paesi sviluppati potrebbero utilizzare questo approccio per eludere nuovamente gli impegni sottoscritti nel corso degli ultimi 20 anni, diluendo la responsabilità per la dispersione di azioni fra attori pubblici e privati. Resta il fatto che, mentre alcuni obiettivi possono essere soddisfatti attraverso la buona volontà del settore privato, ai governi resta la responsabilità di fare scelte sostenibili  attraverso i cambiamenti dei quadri normativi.


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New York 26-27 Marzo: Terzo Intersessional Meeting della CSD.

Conclusioni. Martedì 27. Si svolge la mattina l'incontro tra gruppi major della società civile e l'ufficio di Presidenza. L'UE chiede che le future riunioni di questo tipo siano più ampie e focalizzate sugli argomenti, e che permettano ai delegati di rispondere alle osservazioni dei gruppi. L'UE ha inoltre espresso preoccupazione per il processo di negoziazione, dicendo che i dettagli dello Zero Draft sono stati cancellati o aggiunti senza spiegazioni.

I G-77/Cina rispondono (perché loro?) che motivazioni dettagliate sarebbero fornite in una fase successiva dei negoziati.

Nel pomeriggio il Co-Chairman John Ashe annuncia che l'ufficio di Presidenza ha deciso che i co-presidenti formuleranno proposte per un testo più conciso da aggiungere al documento con la compilazione di tutti gli emendamenti presentati, senza sostituirne nessuno. I paesi potranno offrire suggerimenti per il lavoro dei  co-presidenti e/o revisioni dei loro contributi che saranno  messi a disposizione di tutte le delegazioni prima delle consultazioni informali di aprile-maggio. I delegati sono invitati a presentare le loro proposte di modifica ai paragrafi 16-24 (la parte finale della sezione II per le quali non avevano finito la terza lettura) il cui esame era stato impedito dalla chiusura delle attività il 28 marzo 2012.

I G-77/Cina chiedono che i co-presidenti mettano a disposizione di tutte le delegazioni il testo della compilation come si presentava alle 19 del 27 marzo, così come un secondo testo con tutte le ulteriori modifiche proposte tra allora e la chiusura del 28, con data e ora. Chiedono che i negoziati riprendano il 23 aprile, sulla base della compilation come si presenta con le proposte pervenute entro il 28 marzo, e, tra oggi e il 23 aprile, si dichiarano disposti a discutere con i co-presidenti la razionalizzazione e la riorganizzazione del testo.

Sha Zukang, nei ringraziamenti finali, sottolinea che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite vuole un documento molto chiaro e focalizzato, che parta dai risultati ottenuti, che non sia una ripetizione di Agenda 21 o di altri documenti già concordati, concentrato sulle azioni e le iniziative concrete con senso della storia e visione del futuro.

Lunedì 26 i delegati riprendono la discussione dopo la settimana di consultazioni e di incontri  informali informali svoltisi la settimana scorsa. Il gruppo ha trascorso l’intera giornata e la sera di lunedì a scambiare ulteriori punti di vista e proposte sullo Zero Draft. Su sollecitazione del Chairman la giornata di lunedì risulterà dedicata quasi per intero all’esame delle proposte dei G77/Cina.

una riunione del Bureau con Paolo Soprano

In materia di Green economy i G-77/Cina iniziano con l’opporsi alla proposta US di eliminare dal  testo sulla Green economy le opportunità, le sfide, i rischi, e gli strumenti di attuazione. Evidenziano la necessità di una crescita sostenuta e confermano il testo proposto sulla capacitazione dei  lavoratori. Chiedono chiarimenti sul significato della frase giusto riconoscimento dei capitali sociale e naturale, sui concetti di scelte sostenibili e di limiti planetari. Non condividono le proposte (Norvegia) sullo sviluppo sostenibile e sul modo come si integrano i costi sociali e ambientali nelle nuove misure proposte per le attività economiche né la proposta di riforma dei sistemi fiscali nazionali e del credito.

Diffidenti, chiedono che in merito agli sforzi internazionali per aiutare i paesi a costruire una Green economy è più importante sottolineare ciò che tali sforzi non dovrebbe fare, piuttosto che quello che si dovrebbe fare.

Sulla creazione di un sistema internazionale di condivisione delle conoscenze, è la Corea, a dichiarare necessaria una Global partnership tra paesi in via di sviluppo e paesi maturi anche per sviluppare una comprensione comune della Green economy e per apprendere in maniera condivisa.

Rivolgendosi in particolare all’Europa il G-77/Cina chiede chiarimenti su ciò che comporterebbe una Roadmap della Green economy, aggiungendo che l’eliminazione della povertà deve essere il cuore problema.

Discutendo del Quadro istituzionale per lo sviluppo sostenibile (IFSD), del rafforzamento, della riforma e della non più rimandabile azione per integrare i tre pilastri,  i G-77/Cina ribadiscono i contenuti del testo da loro proposto, il cui centro di gravità è il Principio della responsabilità comune ma differenziate, la partecipazione effettiva nella struttura di gestione delle istituzioni finanziarie internazionali (IFI) ed il follow-up dell’attuazione dell’Agenda 21. In materia di ruoli di Assemblea generale, ECOSOC, CSD e Consiglio per lo Sviluppo sostenibile viene chiesta un’architettura di  sistema riveduta ed efficace, inclusiva, trasparente e  multilaterale. Non è gradita invece la proposta di un mediatore delle Nazioni Unite o di un Alto Commissario per le generazioni future.

I G-77/Cina, piuttosto genericamente, chiedono che l’integrazione verticale della governance sia basata, secondo la proposta messicana, su strategie di sviluppo sostenibile integrate in ambito nazionale e su piani di sviluppo come strumenti fondamentali per l’attuazione degli impegni per lo sviluppo sostenibile.

In termini di quadro generale il Gruppo ha sottolineato la mancanza di attuazione degli impegni assunti negli anni precedenti.

Nel corso della giornata l’UE ha evidenziato l’importanza di obiettivi, traguardi e milestone, anche in relazione alla Green economy, esprimendo la speranza che venga varato un programma forte e orientato all’azione. L’UE ha anche ribadito il contenuto del proprio testo sul rafforzamento dell’interfaccia tra politica e scienza in materia di sviluppo sostenibile.

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New York 19-23 Marzo: Prima riunione informale informale sul Draft Outcome Document di Rio+20. Sulla base della decisione presa nella riunione dell'Ufficio di presidenza UNCSD il 22 dicembre 2011, questo incontro è la prima consultazione informale informale per negoziare il documento finale di Rio+20. Seguirà dal 26-27 marzo la terza riunione intersessionale della UNCSD.

Sha Zukang sottosegretario generale per gli affari economici e sociali e Segretario Generale di Rio +20 espone lo stato del negoziato nei seguenti termini.

Il testo del Draft contiene ora gli emendamenti proposti e si tratta di un testo di sostanza. Rio+20 è una Conferenza operativa, quindi deve fornire un quadro d'azione coraggioso e decisivo, senza lacune. Ci sono sfide nuove ed emergenti che non erano altrettanto pressanti nel 1992. Molte sono causate da una insufficiente volontà politica di affrontarli.

Vediamo come lo Zero Draft si è evoluto da gennaio. Cominciamo con il § 3 - La Green economy nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell'eliminazione della povertà -. L'area di accordo è debole e si riassume nei tre punti:

  • è importante che una Green economy sia inclusiva ed equa e che sviluppi un'agenda sociale;

  • deve rispettare le sovranità nazionali, i diversi livelli di sviluppo e le priorità locali;

  • deve evitare di condizionare gli aiuti ed il protezionismo commerciale.

Tra gli emendamenti proposti al quadro di azione c’è la proposta EU di una Roadmap con un menu di obiettivi, opzioni politiche e  milestone. Se ci sono rischi occorre trovare il modo per affrontarli e per cogliere le opportunità. Conoscenza e condivisione delle tecnologie sono aspetti molto critici.

Per quanto riguarda il negoziato IFSD sulla governance tutti hanno indicato i principi base del quadro di rafforzamento istituzionale, vale a dire l'integrazione dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile e un più incisivo Reporting sui progressi compiuti nell'attuazione e nell’affrontare efficacemente le sfide continue, nuove ed emergenti.

In un quadro istituzionale più ampio alcuni hanno chiesto un ruolo rafforzato dell’Assemblea Generale ed dell’ECOSOC per affrontare l'agenda dello sviluppo sostenibile. Alcuni hanno dato il loro sostegno alla creazione di un Consiglio di alto livello per lo sviluppo sostenibile sotto l'Assemblea Generale. Pochi sono per continuare con la CSD nella sua forma attuale.

Per quanto riguarda l'UNEP, vi è un accordo generale per rafforzare l'UNEP, ma rimangono divergenze su come raggiungere questo obiettivo. Ci sono proposte per la partecipazione universale, mentre altri lo vogliono trasformare in una Agenzia specializzata delle Nazioni Unite. Molti chiedono una base finanziaria rafforzata. Infine, vi è stato un ampio schieramento in favore di legami più stretti tra scienza e politica per rafforzare la governance adottando soluzioni simili all’IPCC.

Dall’esame degli emendamenti vengono fuori alcuni altri punti: una maggiore enfasi sul pilastro sociale dello sviluppo sostenibile;  riconoscere il prezioso contributo degli ecosistemi e dei loro servizi allo sviluppo economico e al benessere sociale,  l'importanza fondamentale dell'innovazione tecnologica, così come dell'imprenditorialità e degli investimenti del settore privato. È stato raccomandato un Report sistematico sugli impegni volontari e sulle relative acquisizioni. In molti settori sono stati proposti emendamenti: sicurezza alimentare, energia, acqua, degrado del territorio, piani di protezione sociale, lavoro dignitoso, riduzione del rischio di disastri, gli oceani e la pianificazione urbana sostenibile.

Un elemento importante del capitolo 5 è la proposta di lanciare gli obiettivi di sviluppo sostenibile, SDG. Da Rio +20 ci si attende quantomeno che sia avviato un processo che porti agli SDG e che ne siano definiti i principi. Un accordo sugli SDG a Rio+20 darebbe un forte segnale di un rinnovato impegno per lo sviluppo sostenibile. Perché tale impegno sia credibile si dovrà esser chiari su mezzi di attuazione. Quale sarà il sostegno della comunità internazionale? Un accordo sugli SDG, così come un accordo sulla Green economy, sono destinati ad avere importanti implicazioni per il quadro istituzionale futuro che si dovrà adottare per la governance dello SD.

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Venerdi 23 Marzo 2012: La settimana del negoziato informale si conclude oltre le 11 del Venerdì sera, quando i delegati hanno completato la prima lettura dello Zero Draft emendato che forse ora meriterebbe il titolo di Uno Draft. Il documento è al momento sovraccarico di parentesi quadre (cioè di testo non concordato) ma qua e là si intravedono spiragli: sulla desertificazione, sul 10 YFP su consumo e produzione sostenibili, etc. Nel pomeriggio di oggi in plenaria il dibattito si è ravvivato attorno agli SDG: forse ci sarà sugli SDG un supplemento di negoziato informale ospitato dalla Colombia che è tra i proponenti degli SDG, ormai sostenuti apertamente anche da EU.

Importante infatti il dibattito in mattinata su consumo e produzione sostenibili: US e Australia invitano l'UNEP ad adottare il testo della 10YFP (> vedi il testo in entrata alla CSD 19) come elaborato al CSD-19, facendo solo limitate modifiche tecniche necessarie per lanciare il quadro 10Y al suo prossimo Consiglio direttivo e di organizzare la prima riunione del 10YFP nel 2013.

I G-77/Cina dichiarano che continueranno a sostenere la necessità di un patto globale in cui tutti devono  prendere iniziative ma i paesi sviluppati devono prendere la leadership.

UE appoggia il paragrafo iniziale dello Zero Draft e dichiara che il testo dovrebbe essere basato sulle decisioni prese alla CSD-19.

Norvegia, Messico e Svizzera vogliono sistemi di etichettatura o altri meccanismi simili entro il 2022 ed il Messico sottolinea che il10YFP potrebbe essere un risultato molto concreto di Rio +20.

UE,  Corea,  G-77/Cina e Santa Sede appoggiano l'emendamento della Cina  sulle strategie per aumentare i consumo tra i  più poveri al fine di soddisfarne i bisogni primari.

Sulla parità di genere, sembra incredibile, l'iniziativa è in mano per intero alla Cina che chiede un nuovo titolo del capitolo aggiungendo a gender equality lo empowerment of women. La Santa Sede chiede la cancellazione dal testo dei riferimenti a sexual and reproductive health. Chiedono (Islanda, Norvegia) che le donne siano il 40% in tutte le sedi decisionali e che tutti gli indicatori che verranno proposti a Rio+20 abbiano separato il dato di genere.

Importante il dibattito sugli SDG. l G-77/Cina sembrano disposti ad esplorare l'opzione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) che devono basarsi sugli MDG.  La crescita può, dicono,  aiutare lo sviluppo sostenibile e la diversità è un principio fondamentale.

La Svizzera chiede un ampio processo trasparente dell'ONU, attingendo consulenze di esperti e la partecipazione degli Stati membri e degli stakeholder.

L'UE ha proposto che gli SDG abbraccino le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile in modo equilibrato e sinergico, per consentire approcci differenziati tra i paesi. Gli SDG dovrebbero essere in numero limitato, per essere facilmente comunicabili. Dovrà essere possibile tradurre gli SDG nelle politiche nazionali e il processo deve portare ad un meccanismo di responsabilità esteso.

Gli Stati Uniti dichiarano che interverranno al più presto.

Norvegia e Nuova Zelanda vogliono una serie di SDG che dovrebbero raccogliere gli aspetti di successo degli MDG. Propongono come temi l'energia sostenibile per tutti, la sicurezza alimentare, la gestione  sostenibile dell'acqua e chiedono al Segretario generale  l'istituzione di un panel di esperti per elaborare e perfezionare gli obiettivi prima della loro adozione da parte degli Stati membri.

Il Messico sottolinea che gli SDG devono coprire tutti e tre i pilastri dello sviluppo sostenibile, essere universali e applicabili a tutti i paesi, ma con una differenziazione in funzione dei livelli di sviluppo, ed essere oggetto di un regolare follow-up dell'ONU.

In materia di condivisione dei risultati della ricerca scientifica la discussione è molto partecipata ma gli ostacoli ad una reale collaborazione internazionale e ad un reale trasferimento delle tecnologie sono sempre incombenti. Ci sono proposte per elaborare un testo per la protezione degli Intellectual Property Rights ma gli spiragli veri sull'intera questione sono davvero pochi.
 

Giovedi 22 Marzo 2012: La mattina, i delegati hanno ripreso la loro conversazione sui green job e l'inclusione sociale.

Gli Stati Uniti in materia di occupazione pongono l'accento sui giovani, ma non  supportano il testo sulla strategia specifica in favore dei giovani. Inoltre propongono di affrontare solo la povertà estrema, piuttosto che la povertà globale, in questa sezione del testo. Stati Uniti e Canada dicono che i testi in materia di lavoro sono eccessivamente dettagliati. L'UE ha contrastato la proposta della Cina di avviare un processo intergovernativo sulla sottoccupazione. La Svizzera ha sostenuto la proposta dell'UE di invitare imprese e l'industria per contribuire alla creazione di green jobs attraverso lo sviluppo e la distribuzione di prodotti verdi. L'UE ha sostenuto l'idea di un forum di protezione sociale, piuttosto che il programma proposto dai G77/Cina.

Oceani, mari e SIDS sono trattati in una singola sezione, anche molti sono disposti a dare ai SIDS una propria sezione. In riferimento all'importanza degli oceani, l'UE e gli Stati Uniti hanno chiesto una terminologia più chiara di "equa ripartizione" delle risorse marine e di "approcci ecosistemico alla gestione dell'ambiente".

Diverse proposte sono state fatte per consolidare emendamenti ripetuti, in particolare sui rifiuti, l'inquinamento, l'acidificazione e sussidi di pesca.

Giappone e Canada (e chi sennò?) si dichiarano contro una proposta dei G-77/Cina sul mantenimento o il ripristino degli stock ittici. Gli Stati Uniti chiedono di sopprimere l'appello del G-77/China per una moratoria sulle attività di fertilizzazione degli oceani. Sul punto 83, sul ripristino degli stock ittici mondiali, sui piani di gestione basati sulla scienza e sull'eliminazione dei sussidi, l'UE si è riservata la propria opinione, e ha messo in discussione la data obiettivo del 2015, peraltro già deliberata a Johanesburg.

L'Australia  propone che la frase "rendimento massimo sostenibile" dovrebbe applicarsi agli ecosistemi. Gli Stati Uniti ha sottolineato la trasparenza nella regolamentazione delle pratiche della pesca e acquacoltura sostenibili e  ha accolto con favore il testo sulle sovvenzioni nel settore della pesca. Islanda e Giappone vorrebbero dare priorità al recupero degli stock ittici a livelli che possano produrre il rendimento massimo sostenibile entro il 2015. Sulla lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (INN), l'UE ha respinto il testo dei G-77/Cina e degli Stati Uniti sulle sovvenzioni che contribuiscono alla sovraccapacità e sfruttamento eccessivo.

In fatto di Climate Change la Corea e la Svizzera ha sostenuto la proposta dell'Unione europea per una riconsiderazione del testo sui cambiamenti climatici per quanto riguarda le minacce da essi poste. La Corea appoggia un emendamento UE che definisce più difficile affrontare la sicurezza alimentare e la povertà. Australia e Svizzera chiedono un emendamento per modificare il riferimento ai paesi in via di sviluppo come soggetti più colpiti modificando in "tutti i paesi, in particolare i più poveri e più vulnerabili."

Il Canada chiede l'eliminazione del riferimento alla minaccia per l'integrità territoriale dei SIDS, e l'introduzione nel testo della minaccia per le regioni polari. Propone di chiamare gli sforzi volti a "mobilitare" piuttosto che "fornire" i fondi da entrambe le fonti pubbliche e private. Il G-77/Cina  ribadisce il Principio delle responsabilità comuni ma differenziate, ed è tornato ad esortare i paesi sviluppati a prendere la guida nella lotta ai cambiamenti climatici.

Per i prodotti chimici e i rifiuti L'UE ha sostenuto la richiesta del Giappone per  negoziati sul mercurio da completare entro il 2013, con gli Stati Uniti contrari. UE e Corea si oppongono a una US  di eliminazione dei rifiuti elettronici e materie plastiche come questioni emergenti. Il Canada chiede che sia sostenuto l'appello per una eliminazione graduale degli idrofluorocarburi (HFC).

Mercoledì 21 Marzo 2012: I delegati si rendono conto che i due terzi degli emendamenti sulle ultime tre sezioni del progetto pari a zero sono rimasti da rivedere. Nel frattempo si nota che sono in corso consultazioni tra le coalizioni e ci si chiede che ruolo stiano giocando nel processo. In particolare, si notano trattative parallele del G-77/Cina, in cui quel gruppo sta lavorando a consolidare una posizione comune sui temi e sugli emendamenti delle altre parti, pur continuando a mantenere piena correttezza in plenaria e a farsi rappresentare da un unico portavoce del Gruppo.

I delegati iniziano la loro prima lettura della sezione V (quadro per l'azione e follow-up) dello Zero Draft. Si vede per il punto 63, sui progressi compiuti nell'attuazione, il testo proposto dal G-77/Cina sullo sradicamento della povertà dove si sottolinea, tra l'altro, che si tratta dell'obiettivo generale del Gruppo per la conferenza. Sulla sicurezza alimentare, il G-77/Cina rivendica il diritto al cibo e allo sviluppo, avanza concetti come il micro-credito, la micro-finanza, la parità di genere,  la pesca sostenibile e i piccoli agricoltori e il cambiamento dei modelli di consumo insostenibili e degli stili di vita nei paesi sviluppati. Si oppone infine alla volatilità dei prezzi delle materie prime.

Gli Stati Uniti, dopo una consultazione con Washington sul diritto al cibo, suggeriscono l'eliminazione dal testo, tra l'altro, dell'accesso equo ai mercati internazionali e delle barriere commerciali e delle distorsioni, dell'uso sostenibile ed efficiente delle risorse, e del clima ed agricoltura resilienti. Propongono infine di sopprimere la proposta G-77/Cina sul diritto allo sviluppo e sul diritto al cibo e ad una corretta alimentazione. Vogliono poi  sopprimere il testo dell'UE su come affrontare la eccessiva volatilità dei prezzi delle materie prime. Sul punto 66, in materia di accesso alle informazioni e alle tecnologie appropriate, gli Stati Uniti propongono di sopprimere il testo G-77/China sul ruolo delle sementi tradizionali dei piccoli agricoltori nell'alimentazione. Con il Canada  propongono di sopprimere il riferimento all'acqua potabile sicura ed servizi igienico-sanitari come diritti umani.

In materia di energia, il G-77/Cina  richiede l'accesso all'energia per tutti, un maggiore utilizzo di energie rinnovabili, la necessità di informazioni sulla energia sostenibile per ogni iniziativa e lo sviluppo di un programma comune.

L'UE ha suggerito un testo in materia di accesso ai servizi energetici sostenibili per raggiungere gli MDG dove indica l'interdipendenza tra energia, acqua e la sicurezza alimentare e l'importanza dell'energia sostenibile per la parità di genere. Sul punto 70, il programma di Ban ki-moon sulla Sustainable Energy for All, l'UE ha proposto di almeno raddoppiare il tasso globale di miglioramento dell'efficienza energetica entro il 2030. Ha sostenuto una proposta degli Stati Uniti che chiede ai governi di creare ambienti che facilitino gli investimenti del settore privato delle tecnologie energetiche pulite ed efficienti e la proposta dell'Islanda di accelerare l'evoluzione delle energie rinnovabili. Ha dichiarato che gli obblighi di sviluppo sostenibile sono comuni a tutti i paesi, anche quelli di nuovo sviluppo.

Gli Stati Uniti hanno sostenuto la proposta del Messico per sradicare la povertà energetica entro il 2030.

Giappone Australia e Canada consigliano ogni paese di stabilire strategie di crescita a basso tenore di carbonio attraverso la promozione dell'efficienza energetica, delle energie rinnovabili ed dell'energia pulita.

Sulla salute, il G-77/Cina ha introdotto le sue proposte in cui invita a presentare: una data obiettivo per superare le malattie infettive; un accordo in materia di accesso universale alle cure mediche per le malattie, in particolare per i gruppi vulnerabili, donne e bambini, e medicinali a prezzi abbordabili compresi i farmaci generici.

Martedì 20 Marzo 2012: L'Unione europea sostiene che il quadro d'azione e la Green economy devono essere esplicitamente connessi sottolineando la necessità di tener conto delle specificità dei paesi nelle fasi della transizione a un'economia verde. Sugli impegni volontari e le azioni nazionali da parte dei governi e degli stakeholder e le parti interessate, l'UE dichiara che tutti i soggetti interessati, non solo i governi nazionali, dovrebbero promuovere politiche di Green economy. L'UE propone una collaborazione nella ricerca sulle tecnologie verdi, nei servizi, nell'ecoinnovazione e nei partenariati pubblico-privato per sviluppare soluzioni verdi accessibili ai paesi in via di sviluppo e più poveri.

Gli Stati Uniti propongono di sostituire la Roadmap della Green economy con una Strategia. Sono contrari ad impegni temporali, così come il Canada, e sostengono che gli stati possono prendere autonomamente i propri impegni. Chiedono di sostituire a transizione ad un'economia verde il termine trasformazione e  propongono l'eliminazione dei riferimenti a una transizione giusta. lo stesso Canada vorrebbe qualificare le sovvenzioni da eliminare perché dannose per l'ambiente con il termine inefficienti.

La Corea propone la creazione l di un centro globale per la formazione e per promuovere lo scambio di conoscenze per i posti di lavoro verdi, termine al quale l'UE propone di aggiungere il qualificativo dignitoso (decent).

Dalla Svizzera viene sottolineata l l'importanza della misura quantitativa degli obiettivi della Green economy e viene avanzata la richiesta di indicatori capaci di andare "oltre il PIL".

Si passa poi a discutere di IFSD. L'UE propone il metodo della peer review volontaria come la pietra angolare della riforma IFSD. Con la Nuova Zelanda  e la Svizzera suggerisce rapporti periodici di valutazione  dell'impatto delle politiche. L'UE propone la promozione di partnership tra i vari attori compreso il settore privato per ampliare ed approfondire le opportunità di partecipazione attiva di tutte le parti interessate. Anche l'UE sostiene la necessità di rafforzare l'interfaccia tra politica e scienza. Propone inoltre un nuovo testo sulle opzioni di riforma dell'ECOSOC e di trasformare la CSD in un Consiglio per lo sviluppo sostenibile (DSC). Il testo proposto UE sul funzionamento del DSC comprende la garanzia di pieno coinvolgimento delle agenzie e degli organismi delle Nazioni Unite e  così come quello delle istituzioni finanziarie internazionali Propone ancora l'uso di un meccanismo di revisione della performance in materia di sviluppo sostenibile di tutti i paesi. L'UE  invita il SG a rappresentare all'UNGA questi progetti per dare effetto alle riforme proposte e caldeggia  la nomina di un rappresentante ad alto livello per lo sviluppo sostenibile e le generazioni future.

Il Messico è favorevole ad una possibile riforma dell'ECOSOC, con un Forum annuale ministeriale sul Global Environment che si riunisce alternativamente in New York e Nairobi, e un UNEP rafforzato, ove possibile anche come una nuova agenzia specializzata.

Gli Stati Uniti, la Federazione russa e il Canada  chiedono che le proposte UNEP di diventare un'Agenzia specializzata per l'ambiente dovrebbero essere soppresse.

Lunedì 19 Marzo 2012: L'ultima versione del Draft, con la compilazione di tutti gli emendamenti presentati, è circa dieci volte più lunga delle 17 pagine del 10 gennaio. Nel corso della mattinata le delegazioni hanno discusso i primi quattro paragrafi dello Zero Draft, e hanno iniziato durante il pomeriggio e la sera una prima lettura della III sezione sulla Green Economy nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell'eliminazione della povertà.

La Corea del sud ha sottolineato l'importanza della Green economy per lo sviluppo sostenibile e l'importanza delle strategie di Green growth per fare uno sviluppo sostenibile socialmente equo e per offrire opportunità come la creazione di nuovi mercati e posti di lavoro.

L'UE ha ripreso l'affermazione della Green economy del G-77/Cina che la vede come strumento per lo sviluppo sostenibile, e mette in guardia contro le giustapposizioni tra Green growth e Green economy, al fine di evitare una discussione circolare ed autoreferenziale. Gli Stati Uniti hanno proposto un titolo più breve della sezione: "Overview of the Green Economy", usando il termine inclusivo piuttosto che equo, e l'eliminazione di riferimenti a produzione e consumo sostenibili, al cambiamento climatico, ai limiti planetari resi noti da Nature, perché, secondo loro, non tutti i problemi possono essere referenziati.

Nel corso della serata il G-77/Cina ha prodotto una nuova stesura del punto 25 per tener conto delle diverse realtà dei paesi e del loro diritto sovrano di sfruttare le proprie risorse secondo le proprie priorità, mettendo in evidenza le responsabilità di non causare danni all'ambiente di altri Stati o ad aree al di fuori dei limiti della giurisdizione nazionale. L'UE ha dichiarato di  unire la sua proposta con quella del G-77/Cina in favore della creazione di un ambiente favorevole per l'economia verde con proposte relative a standard di prodotto, a meccanismi basati sul mercato ed agli incentivi fiscali e creditizi. Nel testo del G-77/Cina  l'UE ha dato sostegno ai riferimenti alle culture ed alle conoscenze tradizionali.

Il Lichtenstain ha proposto un nuovo testo che evidenzia il ruolo della ricerca scientifica, della progettazione, dell'innovazione e dell'imprenditorialità in una economia verde.

Anche il Canada ha suggerito un linguaggio diverso per incoraggiare il settore privato a fare scelte sostenibili più facilmente disponibili, accessibili e attraenti per i consumatori, incoraggiando gli sforzi per sviluppare, insieme agli altri soggetti interessati, gli standard di prodotto sostenibili in conformità con la migliore tecnologia disponibile.

Gli Stati Uniti e il Giappone vogliono un impegno comune per tutti i paesi sulla transizione verso un'economia verde come  driver per la crescita.

Il Giappone e la Norvegia propongono un emendamento in materia di integrazione dei costi sociali e ambientali nella formazione dei prezzi mondiali e nei conti delle attività economiche.

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Presa di posizione del Governo inglese su Rio+20, il Rapporto del Panel di Ban Ki-moon e lo Zero-draft del Documento di Rio+20: Caroline Spelman, Ministro dell'Ambiente inglese del Governo Conservatore di David Cameron, ha preso una posizione molto netta sull'impegno che si richiede ai governi ed alle imprese per Rio+20 e la Green economy. "La Green economy è parte integrante di una crescita economica sostenibile. Se non riusciremo a proteggere le nostre risorse naturali renderemo impossibile  la crescita economica a lungo termine. ... Ne abbiamo le prove: ciò di cui abbiamo bisogno è l'azione. Questo governo è determinato a vedere Rio+20 come origine di tale azione. Per produrre risultati che faranno una vero e propria differenza duratura per l'economia, l'ambiente, e il nostro benessere.

Il testo di negoziato delle Nazioni Unite - lo Zero-Draft - è stato intitolato semplicemente "Il futuro che vogliamo". è un titolo forte e un buon inizio. Ma il testo manca di focalizzazione e di ambizione. Deve essere molto più forte se Rio+20 vuole determinare il cambiamento che sappiamo possibile. E manca di alcuni elementi importanti... (> Leggi il testo completo dell'intervento)

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30 Gennaio 2012: Viene reso pubblico dalle Nazioni Unite il Rapporto dell’United Nations Secretary-General’s High-level Panel on Global Sustainability dal titolo "Resilient People, Resilient Planet: A future worth choosing" (> leggi il Rapporto finale)

Il Rapporto, commissionato dal Segretario Generale delle Nazioni Unite, ha richiesto un anno di lavoro di un Panel di esperti di 22 paesi ed ha l’ambizione di rinnovare la tradizione del Rapporto della WCED, la World Commission on Environment and Development che preparò il Summit di Rio del 1992, di cui si sta per celebrare il ventennale. Per la cronaca nessun italiano fa parte del gruppo né degli organismi che ne hanno supportato il lavoro. Nei ringraziamenti troviamo citati l’Amministratore delegato dell’ENEL ed un economista italiano che lavora all’ILO di Ginevra.

È trascorso un quarto di secolo da quando il Rapporto Brundtland ha introdotto il concetto di sviluppo sostenibile nella comunità internazionale. Da allora, il mondo ha acquisito una più profonda comprensione delle sfide complesse ed interdipendenti che abbiamo di fronte e si è fatto strada nei governi e nei cittadini il concetto che lo sviluppo sostenibile è la migliore opportunità per determinare il nostro futuro.

Se questo sia un momento propizio per fare le scelte giuste per lo sviluppo sostenibile ed assicurare un futuro all’umanità, come sostiene il Gruppo di lavoro, è difficile dirlo. L’urgenza di quelle scelte è fuori discussione. Rio+20 e questo documento hanno per sfondo un periodo di volatilità e di incertezza globale. Le economie sono in bilico. La disuguaglianza è in crescita. La temperatura media  globale continua ad aumentare. Stiamo mettendo alla prova la capacità del pianeta di sostenere una umanità che entro il secolo raggiungerà i dieci miliardi di individui. Gli sforzi per raggiungere gli obiettivi di Sviluppo del Millennio ed gli altri obiettivi sociali ed economici sono ostacolati dall'impossibilità di concordare un'azione decisa e coordinata a livello nazionale e nei consessi multilaterali, e dagli impegni non soddisfatti per il sostegno finanziario.

Oggi ci troviamo a un bivio, dice il Gruppo, come si dice spesso. Proseguendo sulla stessa strada la gente e il pianeta sono a rischio. L'altro percorso, lo sviluppo sostenibile, offre un’opportunità straordinaria, ma occorre impegno e serietà. Cambiare ovviamente non sarà facile ma migliorerà il benessere, promuoverà la giustizia, rafforzerà la parità tra i sessi e preserverà la Terra e i sistemi naturali di supporto alla vita delle generazioni future.

Il Gruppo avanza proposte concrete per la via da seguire in tre aree chiave: capacitazione delle persone per fare scelte sostenibili, sviluppo di una nuova economia verde e sostenibile e rafforzamento della governance istituzionale per sostenere lo sviluppo sostenibile. Le proposte si concretano in 56 Raccomandazioni che si chiede al Segretario Generale di attuare con tutta la forza dell'organizzazione dell'ONU. Queste Raccomandazioni sono destinate ad avere un ruolo nella preparazione del documento finale di Rio+20 ed a rafforzare la per ora gracile struttura dello Zero-Draft di quel documento (> Leggi la lista delle Raccomandazioni) (> Vai alla pagina delle Nazioni Unite).

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20-22 febbraio 2012: a Nairobi si è tenuta  la 12°  sessione speciale del Governing Council e del Global Ministerial Environment Forum dell'UNEP. In un evento collaterale al Consiglio viene assegnato il Blue Planet Prize. Entrambi gli eventi potrebbero sembrare fuori dal percorso di Rio+20, ma non è così, perché l'UNEP è il soggetto principale della riforma del sistema di governo dello Sviluppo sostenibile dell'ONU (IFSD), il secondo tema di Rio+20, e perché il Manifesto che presentano i vincitori delle edizioni precedenti del premio Blue Planet è un documento di grande importanza che non è del tutto in asse con le tematiche di Rio+20 (> Vai al resoconto).

Il Consiglio si è in realtà assunto la responsabilità di trattare sia i problemi della Green economy che quelli della Governance, i due temi di Rio+20. Il Forum  ministeriale GMEF ha raccomandato di mettere al centro delle iniziative la inclusione sociale; le politiche pro-crescita, in particolare la ricerca e sviluppo per l'innovazione; la sicurezza alimentare;  la sostenibilità delle aree urbane; la mitigazione della siccità e le politiche  per i piccoli agricoltori; il giusto ed equo accesso alle risorse naturali; il ruolo delle donne, dei giovani e delle comunità indigene; quadri normativi chiari e flessibili; la formazione e la capacità di costruire nel periodo di transizione; gli indicatori di progresso; la responsabilità per il buon governo e la partecipazione del pubblico. In sostanza si tratta dei temi che definiscono la Green economy per la quale si è detto che "un modello di economia verde deve andare al di là del PIL come indicatore per la crescita" e si è detto anche che occorre una più chiara definizione di Green economy rifiutando l'approccio "one-size-fits-all ",  esi è detto  anche che gli indicatori che dovranno essere scelti per monitorare la Green economy, dovranno tener conto delle specificità dei vari Paesi.

I Ministri hanno ribadito che circa 120 paesi hanno raccomandato di fare dell'UNEP un'Agenzia specializzata, sottolineando  che la riforma della governance è necessaria per sviluppare una robusta Green economy. Nelle dichiarazioni di chiusura, l'UE ha sottolineato che le decisioni che saranno concordate a Rio+20 dovranno essere sostenute da Roadmap o da Framework prescrittivi per  promuovere e sviluppare ulteriormente le azioni in settori specifici, nonché di strumenti per misurare il progresso delle fasi di implementazione. L'UE ha ribadito un forte sostegno per il rafforzamento dell'UNEP e per trasformarlo in un'Agenzia specializzata delle Nazioni Unite per l'ambiente, cementando così un asse di intesa con i paesi africani, come già a Durban.

Tutti contenti? Niente affatto. Il tema della Green economy è stato ripreso in un momento inopportuno. Lo sfondo è quello dello sviluppo economico e della crisi finanziaria che ha portato a un netto calo della fiducia del pubblico nelle istituzioni governative e nelle imprese. Non è solo il Presidente del Brasile, paese ospitante, a parlare alla vigilia del Consiglio di una dissonanza “tra la voce dei mercati e la voce delle strade”.  Le azioni di protesta in tutto il mondo stanno mettendo in discussione i principi base del mercato e dell’economia del capitalismo. Le soluzioni alla crisi offerte da alcuni governi aggravano la disoccupazione giovanile e l'equità sociale, minando i principi dello sviluppo sostenibile. Sono intanto ripresi gli  attacchi da un certo numero di politici americani all’Agenda 21 di Rio. La situazione economica mondiale ha reso il tema della Green economy sempre più oggettivamente rilevante ma al tempo stesso, politicamente imbarazzante. Molti interventi a Nairobi confermano che persistono sospetti che la Green economy potrebbe limitare le sovranità  nazionali in materia di modello di sviluppo  e che essa sia più in sintonia con la esigenze dei paesi ricchi. Si sente una profonda paura da parte di molti  che la Green economy comporterà costi aggiuntivi, restrizioni commerciali, condizionalità e altri impedimenti. La tesi dei costi iniziali alti  seguiti da un futuro di ripresa brillante, non ha convinto. Alcuni delegati hanno accusato l'UNEP di aver trasceso il suo mandato ambientale, dichiarando che probabilmente la questione della Green economy le verrà sottratta proprio dalla riforma della governance che sarà fatta a Rio+20.

Le debolezze dell’UNEP sono ben note: le sue decisioni possono  essere rovesciate dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite, non tutti i paesi ne fanno parte (oggi i membri sono solo 58), occorrono  maggiori finanziamenti, il ruolo di guida per i MEA non ne ha impedito la frammentazione e le lacune nell'attuazione. Nessun delegato mette  in dubbio la necessità di rafforzare l'UNEP. Tuttavia, gli Stati Uniti, Cina, India, Russia, Egitto e pochi altri sono scettici, per vari motivi, rispetto ad un cambiamento radicale. Sembra in sostanza che l'opzione agenzia specializzata si stia indebolendo nonostante gli sforzi della Segreteria e degli europei, entrambi accusati, sotto sotto, di aver voluto strafare. Alcuni hanno intravisto la possibilità di un compromesso consistente in un tacito accordo di rafforzare l’UNEP attraverso l'adesione universale. Molto dipende da come il tema IFSD verrà gestito a Rio. Se Rio+20 deciderà di sostituire la Commissione CSD con un Consiglio per lo Sviluppo sostenibile, cambiare l’UNEP in qualcosa di nuovo sarà forse possibile. La riforma del solo UNEP è un’alternativa debole. C’è però, al di sotto di tutte le preoccupazioni, la evidente intenzione degli Stati Uniti e di  pochi altri di bloccare questo progetto.

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20 febbraio 2012: viene pubblicato il Manifesto dei vincitori del Blue Planet Prize. Il premio ha una tradizione che risale addirittura alla Conferenza di Stoccolma del 1972, ma non  lo citiamo  per questo. Presentiamo invece il Manifesto sull'ambiente e lo sviluppo che un gruppo di autorevoli vincitori ha deciso di lanciare in occasione del Consiglio UNEP. Tra essi la signora  Brundtland, autrice della più famosa tra le definizioni dello sviluppo sostenibile contenuta nel documento pre-Rio "Our common Future". Siamo ora alla vigilia di Rio+20 ma la circostanza, come potranno vedere i lettori, viene gelidamente ignorata dagli estensori che non la citano mai in oltre 20 pagine di testo, così come non parlano mai di Green economy. La questione della Governance, il secondo tema di Rio+20, è discussa a fondo ma mai in relazione al sistema ONU se non per dire che "Governance is more than just a question of the institutional architecture". Il manifesto è invece un'appassionata ripresa dei principi dello sviluppo sostenibile e delle basi scientifiche che li sostengono.

Cosa dice dunque questo documento "Environment and Development Challenges: The Imperative to Act"? In realtà a nostro parere nulla di particolarmente rilevante pur trattandosi di un documento che tocca tutti i punti di sostanza in maniera corretta e condivisibile. E allora che cosa ne raccomanda la lettura? Il fatto è che non si vedeva più da tempo una presa di posizione complessiva ed argomentata sulla questioni dell'ambiente e dello sviluppo, quasi che le cose possano esser date per scontate o che ci si stia facendo travolgere dallo scetticismo e dalla retorica.

Abbiamo infine scoperto in apertura di una bozza finale del documento una buona lista di Key messages, poi scomparsa dalla versione ufficiale finale. Vogliamo allora riproporli qui, nelle parti essenziali perché ci sembrano messaggi di grande significato e importanza.

I messaggi chiave del manifesto di Nairobi.

  • Abbiamo un sogno - un mondo senza povertà - un mondo che sia equo - un mondo che rispetta i diritti umani, un mondo con maggiore e migliore comportamento etico in merito alla povertà e alle risorse naturali - un mondo che sia ambientalmente, socialmente ed economicamente sostenibile, dove le sfide come il cambiamento climatico, la perdita di biodiversità e l'iniquità sociale sono affrontati con successo. Questo è un sogno realizzabile, ma la tendenza è profondamente sbagliata e su questo percorso non lo realizzeremo. ...

  • è urgente il bisogno di spezzare il legame tra produzione - consumo e degrado ambientale. Questo può comportare rischi per i livelli della vita materiale per un periodo che ci permetta di superare la povertà nel mondo. La crescita materiale indefinita su un pianeta con risorse naturali limitate e spesso fragili sarà comunque insostenibile. ...

  • Gli immensi rischi ambientali, sociali ed economici cui ci troviamo di fronte saranno molto più difficili da gestire se non saremo in grado di misurare gli aspetti chiave del problema. I governi dovrebbero riconoscere i gravi limiti del PIL come misura dell'attività economica e integrarlo con le misure delle cinque forme di capitale, costruito, finanziario, naturale, umano e sociale, cioè una misura della ricchezza che integra dimensioni economiche, ambientali e sociali. ...

  • Il sistema energetico attuale, che è fortemente dipendente dai combustibili fossili, è alla base di molti dei problemi che dobbiamo affrontare oggi: esaurimento delle risorse facilmente accessibili, sicurezza dell’accesso ai combustibili e il degrado della salute e delle condizioni ambientali. …  la transizione verso un'economia a basse emissioni richiede una rapida evoluzione tecnologica, l'efficienza dei consumi energetici, le fonti energetiche rinnovabili e la cattura e lo stoccaggio del carbonio.  …

  • Le emissioni di gas serra sono una delle più grandi minacce per la nostra prosperità futura. Le emissioni mondiali (flussi) sono attualmente circa 50 MtCO2eq all'anno e sono in rapida crescita. … le concentrazioni (stock) di gas serra in atmosfera sono aumentate a circa 445 ppm a una velocità di circa 2,5 ppm all'anno. ... Senza una forte azione per ridurre le emissioni, nel corso di questo secolo si aggiungerebbero almeno 300 ppm portando le concentrazioni a circa 750 ppm a fine del secolo o all'inizio del prossimo. Gli impegni attuali del mondo per ridurre le emissioni sono coerenti con un aumento di almeno 3 °C (50-50 di probabilità): una temperatura mai vista sul pianeta in circa 3 milioni di anni, con seri rischi di aumento oltre i 5 °C. …

  • La biodiversità ha valori sociali, economici, culturali, spirituali e scientifici e la sua protezione è estremamente importante per la sopravvivenza umana. La rapida perdita di biodiversità, senza precedenti negli ultimi 65 milioni di anni, sta mettendo a repentaglio la fornitura dei servizi ecosistemici su cui si fonda il benessere umano. …

  • Se vogliamo realizzare il nostro sogno, il momento di agire è adesso, data l'inerzia del sistema socio-economico e dato che gli effetti negativi dei cambiamenti climatici e della perdita di biodiversità non potranno essere invertiti per secoli o sono irreversibili (per esempio la perdita delle specie). Sappiamo abbastanza per agire, ma ... siamo di fronte a un problema di gestione del rischio su una scala immensa. Se non si interverrà ne verranno impoverite le generazioni attuali e future.

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25-27 gennaio 2012: si tiene a New York Il primo esame dello Zero draft (> vai alla pagina Nazioni Unite). Nelle dichiarazioni di apertura, i delegati convengono sull’utilità del documento come base per i negoziati tra ora e giugno 2012. Il futuro che vogliamo, lo Zero draft, è il risultato di circa 6000 pagine di contributi che la  CSD ha ricevuto dagli Stati membri, dagli altri stakeholder, e dalla discussione  del II Intersessional Meeting del 15-16 Dicembre. La CSD produrrà una compilation di tutti i contributi per la sessione informale del negoziato in programma dal 19 al 23 Marzo.

Lo Zero draft non è piaciuto a gran parte dei delegati come non piace a noi. Il livello è molto al di sotto delle necessità, tanto che tutti i delegati hanno sottolineato che l'obiettivo di un documento ambizioso e orientato all'azione richiederà dei negoziati altrettanto ambiziosi nei 145 giorni che rimangono prima di Rio +20. Relatori di gran parte dei paesi ritengono il documento privo di equilibrio e fortemente sbilanciato sulle tematiche ambientali.  Non sfugge la differenza con l'approccio a Rio 92, quando il Summit poté far conto sul risultato del lavoro della Commissione Brundtland. Lascia molti dubbi questo approccio attraverso la raccolta democratica del parere di un enorme numero di soggetti e di paesi che hanno scritto proposte sostanzialmente banali quando non retoriche, senza essersi mai messi intorno ad un tavolo. Lo sviluppo sostenibile, si ribadisce,  è ancora materia dei Ministeri dell'Ambiente e, quindi, i paesi mandano alla CSD rappresentanti di quei Ministeri. Il coinvolgimento di altri Ministeri, Finanze, Salute, Cultura, Commercio e Agricoltura, è definitivamente una necessità se si vuole  garantire l'integrazione dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile ed avere a Rio+20 qualche prospettiva di eliminare la povertà.

Alcune proposte cominciano ad avere un certo seguito. Quella di Colombia e Guatemala di sviluppare obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG), continua a suscitare interesse come opzione fondamentale per il risultato finale di Rio+20, anche durante una affollata discussione convocata a latere del Meeting. In risposta a una certa preoccupazione che gli SDGs cancellerebbero gli MDG, si risponde invece che invece li potrebbero integrare in un contesto di più universale applicazione, anche se è chiaro a tutti che gli SDG intersecherebbero un maggior numero di interessi in gioco rispetto agli MDG, rendendo più difficile il negoziato. Sono stati indicati alcuni  temi fondamentali per il negoziato, come l'energia e la sicurezza alimentare. Si suggerisce di sottoporre a un test gli SDG prima di sviluppare la lista completa. Alcuni delegati hanno dichiarato che adottare nuovi indici per lo sviluppo sostenibile al di là del prodotto interno lordo (PIL) sarebbe la vera novità di Rio+20. La felicità e la salute sono proposti da alcuni come paradigmi di questa innovazione. Nella generale pochezza delle proposte merita una citazione la proposta da parte Svizzera di sostituire il termine growth con il termine prosperity.

Rimbalza la proposta di creazione di un Ombudsman o di un Alto Commissario, per le generazioni future, per promuovere lo sviluppo sostenibile.  Molti sottolineano la necessità di integrare nel documento di Rio+20 il 10-YFP, il programma decennale del consumo e della produzione sostenibili. Trova assensi anche la proposta di creare l’equivalente dell’IPCC per assicurare il sostegno della scienza allo sviluppo sostenibile a livello globale.

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10 gennaio 2012. Viene reso  pubblico dalla UNCSD il documento in 128 punti che abbiamo chiamato Zero Draft. Il documento è il punto di arrivo di un anno intero di attività preparatoria  vuole essere il punto di partenza per la scrittura negoziale del documento finale del Summit di Rio del ventennale che sarà portata a termine nei prossimi sei mesi.

 
 

 

Il documento è presentato e discusso nella pagina Nazioni Unite di questo stesso sito.

15 - 16 dicembre 2011, New York, SECOND Intersessional Meeting for UNCSD. Fin dal primo Prep-Com del marzo 2011, il mondo ha subito grandi cambiamenti. La primavera araba, il movimento Occupy Wall Street, la crisi economica, per non parlare del terremoto, dello tsunami e della crisi nucleare in Giappone, di una serie di eventi meteorologici estremi in tutto il mondo, etc. Molti delegati  sono ancora provati dai recenti negoziati di Durban (> vedi resoconti in questo sito) ma convinti che colà siano stati rilanciati il multilateralismo e lo sviluppo sostenibile. Tuttavia l'entità delle sfide dello sviluppo sostenibile è scoraggiante, soprattutto in considerazione delle minacce  emergenti come l'insicurezza alimentare, la volatilità dei  prezzi  dell'energia, l'incertezza economica globale e la elevata disoccupazione.

Molti delegati hanno espresso sgomento per il compito apparentemente insormontabile di fornire indicazioni sul formato, la struttura, e il contenuto dello Zero Draft del documento finale per consentire all'Ufficio UNCSD di ridurre le 6.000 pagine di proposte provenienti da governi, agenzie delle Nazioni Unite, organizzazioni intergovernative, incontri regionali e gruppi principali ad una base concisa e focalizzata per i negoziati entro l'inizio di gennaio.

Ad incontro iniziato non è chiaro come la discussione sul formato dello Zero Draft possa dare un valore aggiunto al processo di compilazione. I delegati hanno molto da dire sui contenuti piuttosto che sulla sua struttura e il suo  formato. Invece di impegnarsi in una discussione sui sette quesiti dell'Ufficio di presidenza sulla struttura e gli scopi del documento finale, la maggior parte dei delegati preferisce recitare contributi preparati in materia di contenuti.

Stranamente le commissioni che presentano i risultati degli incontri regionali preparatori vengono relegate ad un evento collaterale, con la scusa che non ci sarebbe stato tempo per le presentazioni durante la sessione.

Infine potrà sembrare che l'incontro abbia avuto un valore essenzialmente simbolico per garantire la legittimità del processo che porta allo Zero Draft, ma in realtà c'è stato spazio per le discussioni di merito e di sostanza. La maggior parte dei delegati ha concordato sulla necessità di seguire da vicino la risoluzione 64/236 dell'Assemblea generale dell'ONU, che si concentra sugli obiettivi e su due temi. Nella sua sintesi di chiusura, la CSD ha ribadito che il messaggio generale era: "Siate brevi e puntuali per essere compresi dal mondo, evitate un testo pieno di gergo". In effetti, le delegazioni hanno ripetutamente sottolineato che il testo finale deve parlare al cittadino medio e non rimanere entro i confini della burocrazia delle Nazioni Unite e dei tecnocrati. A tal fine, molti hanno chiesto una dichiarazione politica  accompagnata da una serie di azioni concordate. Resta da vedere se queste azioni saranno negoziate o  volontarie, se la Roadmap della Green economy sarà in allegato o inclusa nel documento. C'è però grande voglia  di specificare gli attori, i tempi ei mezzi di attuazione degli obiettivi.

C'è un ampio accordo che una Green economy inclusiva richiede un intervento a più livelli: internazionale, regionale, nazionale e sub-nazionali, evitando l'approccio top-down ovvero one-size-fits-all. Le raccomandazioni per la IFSD, al fine di promuovere l'attuazione e l'integrazione dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile, dicono che è necessaria la coerenza a tutti i livelli, come il Presidente Sha ha sottolineato: "Coerenza per promuovere l'integrazione ... la coerenza per promuovere l'attuazione". La coerenza può infatti fungere da meccanismo di collegamento tra integrazione e implementazione.

Le delegazioni hanno presentato diversi punti di vista sul governo mondiale dell'ambiente, con qualche preferenza per portare il ruolo dell'UNEP a quello di un'Agenzia specializzata e altre contrarietà alla creazione di nuove istituzioni, mettendo in evidenza che questo potrebbe in effetti diminuire la capacità dell'organizzazione di mettere in atto il cambiamento all'interno del sistema delle Nazioni Unite.

Un'altra area di discussione è stata l'importanza di misurare i progressi verso lo sviluppo sostenibile. La proposta della Colombia e del Guatemala per sviluppare obiettivi di sviluppo sostenibile (SDGs) ha ottenuto effettivo sostegno. Alcuni, tuttavia, hanno sottolineato il fatto che la risoluzione 64/236 dell'ONU, non fornisce una base per introdurre gli SDGs nel documento finale. Altri hanno sollevato domande su come questi obiettivi verrebbero identificati, misurati e monitorati, indicando che c'è ancora molto lavoro da fare per elaborare questa proposta in modo sufficiente.

In un'epoca di incertezza politica ed economica, alcuni hanno riconosciuto l'elefante nella stanza: la crisi economica e sociale che potrebbe compromettere il risultato di Rio+20. Come la CSD ha notato, il 2012 è un anno elettorale in paesi chiave e numerose iniziative nazionali e regionali si concentrano sulle misure per superare la crisi finanziaria. Si tratta di cose che possono avere un impatto sulla priorità assegnata a Rio +20. Ma per tutti "il fallimento non è un'opzione".

Per assicurare la necessaria volontà politica e la motivazione per Rio +20, il co-presidente Kim ha ricordato che il Vertice della Terra di Rio del 1992 ha avuto successo per effetto di Agenda 21 che, con la sua traduzione in Agende 21 locali è diventata l'agenda dei popoli. In questa epoca di disordini sociali, scandita da movimenti di massa e rovesci di governi, molti partecipanti hanno riconosciuto che, per avere successo, Rio +20 ha bisogno di galvanizzare l'azione dal basso.

Il negoziato nel Meeting intersessionale. Si sono discussi la compilazione dei contributi provenienti da stati, organismi delle Nazioni Unite, organizzazioni intergovernative e Main groups e  gli orientamento per la struttura e il formato di una zero draft version del documento finale di Rio+20 che sarà distribuita a metà gennaio 2012.

La CSD ha incoraggiato i delegati a proporre risultati concreti, osservando che le elezioni nei principali paesi nel 2012 e la crisi economica possono ridurre l'attenzione internazionale su Rio+20. Il documento finale deve essere conciso, orientato all’azione con un chiaro calendario e obiettivi specifici, e che l'integrazione, la coerenza e l'implementazione sono i risultati obbligati della Conferenza. La CSD ha invitato i governi a puntare in alto, soprattutto in considerazione delle nuove questioni relative allo sviluppo sostenibile, come l'insicurezza alimentare, la volatilità dei prezzi dell'energia, l'instabilità finanziaria globale e la disoccupazione. Ha messo in evidenza l'interesse generale per misurare i progressi attraverso gli obiettivi di SD (SDGs) e che le proposte sul quadro internazionale sullo SD (IFSD) devono rafforzare l'integrazione tra i tre pilastri dello SD e rafforzare i singoli pilastri, ma in particolare quello ambientale.

I G-77/Cina, proponendo un documento finale unico, chiedono maggiori fondi, un registro degli impegni finanziari e del trasferimento di tecnologia e un meccanismo internazionale per colmare il divario tecnologico. Il Gruppo africano, esorta a creare un meccanismo per monitorare gli impegni finanziari e la loro realizzazione, a trasformare l'UNEP in un istituto specializzato internazionale con sede a Nairobi, a creare centri di eccellenza per la ricerca congiunta e la condivisione delle informazioni, a sviluppare nuovi indicatori per valutare le performance al di là del PIL e dell'indice di sviluppo umano (HDI) e un documento finale che integri un messaggio politico forte con impegni strategici ed un piano di attuazione chiaro.

L'UE propone di negoziare un unico documento finale focalizzato sull’accesso e sulla gestione delle risorse scarse, chiede una Roadmap sulla Green economy e un pacchetto di riforme IFSD che comprende il potenziamento dell'UNEP in un'agenzia specializzata per l'ambiente. Secondo l’UE gli obiettivi globali SDG vanno trattati all'interno della Roadmap. Gli LDC chiedono di garantire l'accesso universale alle risorse a prezzi accessibili; un’energia affidabile con le tecnologie necessarie; adeguati investimenti in infrastrutture; la gestione dell'acqua e dei servizi igienici; un sostegno finanziario e tecnico per il miglioramento della sicurezza alimentare e nutrizionale; la fornitura di varietà di semi e fertilizzanti ad alto rendimento e resistenti ai cambiamenti climatici; un contributo alla lotta contro la desertificazione e il degrado del territorio; il sostegno allo sviluppo sostenibile delle foreste e delle montagne; la protezione della biodiversità; l’uso sostenibile delle risorse marine; la protezione dalle catastrofi cui sono soggette le piccole isole, i paesi di montagna, i paesi costieri e gli altri paesi più vulnerabili.  Il Pacific Islands Forum sollecita la costruzione di una rete globale di aree marine protette; azioni contro l’acidificazione degli oceani, l'inquinamento illegale, non dichiarato e non regolamentato; la conservazione e la gestione sostenibile degli ecosistemi marini e risorse per assicurare che i piccoli stati insulari (SIDs) godano di una quota maggiore dei benefici derivanti dalla conservazione e gestione sostenibile delle risorse oceaniche.

Linee guida per lo Zero draft. I delegati hanno poi uno scambio di opinioni sul documento di compilazione e di commenti per le linee guida per il progetto zero.

Il gruppo Children and Youth sollecita l'adozione degli SDGs tenendo conto opportuno del quadro decennale dei programmi sul consumo e la produzione sostenibili, SCP, (10-YFP). Chiedono  la creazione di un consiglio per lo sviluppo sostenibile come organo sussidiario dell'Assemblea Generale dell'ONU; un tribunale mondiale per l'ambiente; un Panel intergovernativo sullo sviluppo sostenibile sullo stile del IPCC e un potenziamento dell'UNEP nell'ambito dell'organizzazione delle Nazioni Unite.

La Cina mette in guardia contro una sottovalutazione nel documento finale del principio delle responsabilità comuni ma differenziate  e contro la Green economy se usata come condizione per gli aiuti allo sviluppo o come mezzo per il protezionismo commerciale. Sull'IFSD, ha chiesto di dare prova del ruolo guida delle Nazioni Unite; di rafforzare l'ECOSOC e il CSD; di assicurare che le istituzioni finanziarie internazionali integrino lo sviluppo sostenibile nella pianificazione e nella programmazione, e di aumentare l'ascolto dei paesi in via di sviluppo. La Repubblica di Corea chiede una dichiarazione politica per l'attuazione e la trasformazione della CSD in un Consiglio per lo sviluppo sostenibile.

I sindacati chiedono un impegno concreto sulla quantità e sulla qualità dei green jobs che l'agenda della Green Economy produrrà e chiedono la Tobin Tax

Gli Stati Uniti chiedono un documento politico focalizzato, di meno di cinque pagine, con un compendio degli impegni sotto forma di un allegato che elencherebbe impegni volontari, non negoziati, dei governi e delle parti interessate a tutti i livelli, e la creazione di un meccanismo per garantire la accountability. Il Giappone propone lo sviluppo degli SDGs perché diano un contributo agli MDG dopo il 2015 sulla base di una nuova strategia internazionale con la sicurezza umana come principio guida Chiede anche una strategia dei piccoli passi per migliorare la collaborazione tra gli organismi di governo dello sviluppo sostenibile.

Le ONG chiedono impegni per il green procurement negli appalti pubblici da parte dei governi a tutti i livelli, chiedono un SDG per la deforestazione zero entro il 2020, chiedono di far carico al Comitato sulla Sicurezza Alimentare Mondiale di sviluppare proposte in base alle raccomandazioni derivanti dall'International Assessment of Agricultural Knowledge, Science and Technology for Development; lo sviluppo di una convenzione sulla responsabilità sociale; l'attuazione del 10-YFP; l'adozione di una tassa globale sulle transazioni finanziarie (Tobin Tax) e la creazione di un Consiglio ONU per lo sviluppo sostenibile.

L'India suggerisce che per la Green economy il documento finale fornisca un menu di opzioni politiche. La Norvegia raccomanda  le tasse verdi e gli incentivi, l'inclusione del valore del capitale naturale nella contabilità nazionale, e un ruolo guida per l'UNEP nel mettere a punto gli SDGs.

L'Italia raccomanda la preparazione degli indicatori di sviluppo sostenibile e una Roadmap per la Green economy concentrandosi sulla gestione sostenibile delle risorse naturali.

il Brasile osserva che a Rio +20  non ci saranno solo i governi, ma anche le componenti e gli attori della società civile e la comunità imprenditoriale. Durante i quattro giorni del periodo tra l'ultimo  Comitato preparatorio Prep-Com UNCSD nel mese di giugno del 2012,  propone di concentrarsi sulla sicurezza alimentare e la povertà, le città, l'energia, l'innovazione, l'acqua, gli oceani, l'economia dello sviluppo sostenibile, analizzando i modelli di sviluppo non sostenibili e l'occupazione.

Formato e struttura dello Zero Draft.  L'UE  mette in evidenza che gli obiettivi globali possono determinare i collegamenti tra i due temi della conferenza, e suggerisce che il documento finale sia focalizzato, orientato all'azione ed al futuro, e propone tre sezioni: una dichiarazione politica, una Roadmap dell'economia verde, e un nuovo quadro IFSD.

L'India raccomanda che il documento finale dica con chiarezza ciò che la Green economy non può essere. Il gruppo Business and Industry suggerisce di includere nel documento finale una valutazione equilibrata del progresso dello sviluppo sostenibile negli ultimi 20 anni; una visione comune per lo sviluppo sostenibile nel futuro; uno schema ed un meccanismo di sostegno alle politiche e ai regolamenti in favore dello sviluppo sostenibile; chiare priorità dell'azione a livello internazionale e un programma inteso ad incentivare la tecnologia e l'innovazione in tutta la gamma delle questioni dello sviluppo sostenibile.

Il Messico preferirebbe un breve documento che delinei gli obiettivi e le scadenze, che presenti la Green economy come un insieme di strumenti politici per favorire i progressi dello sviluppo sostenibile e raccomanda il rafforzamento dell'UNEP in accordo con la dichiarazione di Nairobi-Helsinki sulla governance internazionale dell'ambiente.

La Cina chiede la piena partecipazione dei paesi in via di sviluppo, come pure l'apertura e la trasparenza.

Il Giappone, sottolinea che il documento finale dovrebbe essere una dichiarazione politica concisa concentrata solo su due temi: Green economy e IFSD, e si dice convinto che questo incontro sarà diverso da Rio e da Johannesburg, e che dovrebbe concentrarsi solo sui due temi, anche a causa del tempo limitato a disposizione per negoziare il risultato finale.

Gli Stati Uniti ribadiscono che il documento finale deve essere una dichiarazione politica concisa di non più di cinque pagine concentrata sulle problematiche di alto livello, con un compendio degli impegni rimesso in appendice.

La Germania  sottolinea che la transizione verso la Green economy è nell'interesse di tutti i paesi, suggerisce l'adozione di risultati concreti come il programma 10-YFP e un programma per lo sviluppo urbano sostenibile e  propone uno schema volontario di capacity-building per fornire indirizzi specifici a ciascun paese.

La Norvegia suggerisce che il documento dovrebbe essere  un documento politico breve, conciso, lungimirante e orientato ai risultati; gli SDGs dovrebbero far parte del rinnovato impegno politico per lo sviluppo sostenibile, e il risultato dovrebbe concentrarsi sui due temi, con la Green economy che incorpora una cassetta degli attrezzi  e una lista di best practices, e  la  IFSD che preveda un migliore Forum intergovernativo per lo sviluppo sostenibile e la riforma della struttura di governance dell'UNEP.

La Sessione conclusiva: Venerdì pomeriggio, 16 dicembre, Sha, il segretario generale UNCSD,  riassume le opinioni espresse sul formato, la struttura e il contenuto dello  Zero Draft del documento finale. Sulla struttura e il formato, registra l'accordo per un singolo documento, mirato e orientato all'azione politica, concentrato sugli obiettivi e sui due temi fissati dalla Risoluzione 64/236 dell'Assemblea generale, una visione per il futuro e una dichiarazione di un rinnovato impegno politico, accompagnata in allegato da una serie di azioni concordate specificanti gli attori, precisando tempi e modalità di attuazione e la responsabilità per la distribuzione degli impegni, sia negoziati che  volontari, mettendo in evidenza alcune proposte in favore di un compendio o un registro di impegni volontari per accompagnare le decisioni prese.

Sul contenuto, nota le richieste di riaffermare i principi di Rio e i precedenti impegni per lo sviluppo sostenibile; l'ambizione di sradicare la povertà; ripristinare la stabilità e la crescita inclusiva creando per le future generazioni le condizioni per una vita piena,  produttiva e sana in armonia con la natura e fornendo ai protagonisti tutti i necessari mezzi di attuazione. Sulla Green economy registra un ampio consenso: il concetto dovrebbe essere inclusivo, mettere in primo piano lo sradicamento della povertà ed essere un mezzo per lo sviluppo sostenibile. Le politiche e le azioni nazionali dovranno essere guidate da principi concordati e da un menu di opzioni politiche per garantire la flessibilità, il capacity-building per i paesi arretrati per sviluppare proprie strategie nazionali di Green economy condividendo esperienze e creando una piattaforma comune. Sottolineato anche un ampio consenso per gli SDGs, facendo notare che il documento finale dovrà mettere in campo questa proposta.

Come aree prioritarie di intervento, Sha individua gli oceani, la sicurezza alimentare e l'agricoltura sostenibile, l'energia sostenibile per tutti, l'accesso all'acqua, l'efficienza, la città sostenibile, green-jobs e lavoro dignitoso,  riduzione del rischio di disastri e miglioramento della resilienza, così come la desertificazione, le montagne, foreste, la biodiversità e i cambiamenti climatici. Come temi trasversali, indica che il 10-YFP può essere una componente strategica di un accordo sulla Green economy, così come la parità di genere, l'equità sociale, l'educazione e l'accesso alla tecnologia, ai finanziamenti ed alla capacitazione. Sul IFSD, ha rimarcato le proposte di rafforzare l'UNEP e di elevarlo al ruolo di Agenzia specializzata; un crescente interesse alla creazione di un Consiglio per lo sviluppo sostenibile in sostituzione del CSD, sviluppando e rafforzando le istituzioni esistenti, tra cui l'ECOSOC e l'Assemblea generale delle Nazioni Unite. Sottolinea infine la necessità di sviluppare le istituzioni della governance economica e finanziaria per lo sviluppo sostenibile.

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1 - 2 dicembre 2011, Ginevra, CONFERENZA REGIONALE UNECE. La Conferenza della Regione europea dopo la Regione araba, Asia-Pacifico ed Africa, è l'ultima e forse la principale conferenza regionale in preparazione di Rio+20.

A Ginevra vengono formulate proposte per istituire i nuovi obiettivi di sviluppo sostenibile, SDGs, sulla falsariga degli obiettivi del Millennio, MDG.

Ha trovato forti consensi la proposta EU di una Roadmap della Green economy nel contesto dello sviluppo sostenibile e dell'eliminazione della povertà sia pure con il riconoscimento dei diversi punti di vista e della necessità di accogliere le sfide dei diversi paesi. Occorre protezione ed inclusione sociale per i lavoratori in transizione verso la Green economy. Le implicazioni della solvibilità economica, finanziaria e la crisi sono stati temi ricorrenti della discussione di Ginevra. I partecipanti hanno chiesto di migliorare il monitoraggio e la valutazione dei progressi in materia di sviluppo sostenibile, una migliore integrazione dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile e una più forte coerenza e cooperazione inter-regionale. 

Sul secondo tema di Rio+20, la governance (IFSD), viene consenso sulla debolezza e la frammentazione dell’attuale assetto istituzionale, le risorse scarse e l’insufficiente autorità. Le opinioni non sono però unanimi, nemmeno sul rilancio, alla luce del Principio 10 di Rio, della Convenzione di Aarhus, sull'accesso alle informazioni e la partecipazione dei cittadini, che è una creatura UNECE. Molti hanno sostenuto la necessità dell'ammodernamento dell’UNEP e della creazione di un Consiglio ONU per lo Sviluppo sostenibile, così come il rafforzamento delle Commissioni regionali e nazionali, dei Consigli nazionali per lo sviluppo sostenibile ed il coinvolgimento della società civile.

Un intervento tardivo dal Brasile ha dato indicazioni sugli orientamenti di Rio+20 (UNCSD) per l’eliminazione della povertà e la priorità della sicurezza alimentare, dell'equità, della salute e dell’occupazione nella chiave dello sviluppo sostenibile. Il Brasile preme per una Green economy inclusiva a presidio di un nuovo modello di sviluppo per garantire che il concetto non privilegia gli aspetti della commercializzazione delle tecnologie avanzate rispetto alle priorità e alle condizioni dei paesi in via di sviluppo.

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1 novembre 2011. Scade il termine per il recepimento dei contributi degli Organismi internazionali, dei governi delle NGO e di tutti gli stakeholder che abbiano inteso dare un contributo alla preparazione dello Zero Draft del Documento finale di Rio+20. I contributi saranno tutti raccolti in una compilation a cura dell'ONU. Paolo Soprano, rappresentante dell'Europa,  comunica che alla riunione dell'8 novembre 2011 del Bureau proporrà di riaprire i termini di recepimento per acquisire ulteriori proposte e contributi.

Il sito web della UNCSD consente l'accesso ai testi  tutti i contributi pervenuti entro il termine di scadenza e tra essi al contributo europeo in qualità di Political Group. In sintesi i contributi raccolti sono 606 e si dividono al seguente modo:

La compilation dei contributi verrà presentata alla Prepcom regionale UNECE (The UN Economic Commission for Europe) il 1-2 dicembre 2011 a Ginevra per consentire l'inizio della preparazione dello Zero Draft del Documento finale di Rio+20.

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8 settembre 2011, High-Level Symposium on the United Nations Conference on Sustainable Development. Tra le tante iniziative di allargamento e condivisione della fase preparatoria della UNCSD merita una citazione questo simposio che si è tenuto a Pechino l’8-9 settembre 2011. In documentazione rendiamo disponibile l'Introduzione del Segretario Generale dell'UNCSD, una presentazione sulla Green economy e una sulla Governance dello sviluppo sostenibile ed infine l'intervento del delegato del WTO.

Questo Simposio aveva l’obiettivo di promuovere una discussione approfondita tra tutte le parti interessate sugli obiettivi e i temi di Rio +20. I partecipanti hanno sottolineato cinque questioni nuove emergenti di prima priorità: l’accesso, la sicurezza e la sostenibilità dell’energia; la sicurezza alimentare e l’agricoltura sostenibile; la scarsità d'acqua e la corretta gestione delle risorse idriche; una maggiore resistenza e preparazione alle emergenze; il degrado del territorio e del suolo e la gestione sostenibile del territorio.

A proposito di IFSD, i partecipanti hanno sottolineato che le riforme dovrebbero essere guidate da un insieme di principi, tra cui un accordo sui problemi fondamentali da affrontare; che la forma deve seguire la funzione e la sostanza; che qualsiasi riforma non dovrebbe solo migliorare l'integrazione dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile, ma ripristinarne l'equilibrio; migliorare la trasparenza; farsi carico della complessità attraverso la semplificazione amministrativa, operativa e dei metodi di conformità.

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14 maggio 2011, la CSD-19. Alle nove del mattino di sabato 14 maggio, la XIX sessione, quella che sarà a parere di molti l'ultima riunione della Commissione per lo Sviluppo sostenibile, iniziata due settimane prima il due di maggio, termina con una richiesta di numero legale in un'aula con ormai pochi delegati sfiniti da una notte intera di trattative senza speranza. 15 giorni di negoziato su un possibile testo per l'agenda decennale della CSD sul modello di Produzione e Consumo (SCP), lungamente preparata, e sulle altre materie della sessione, trasporti, rifiuti e miniere e trattamento delle sostanze chimiche, vanno completamente in fumo.

La CSD ha avuto origine a Rio 1992 ed ha vissuto una vita travagliata, restando pur sempre l'unica sede nella quale si sia potuto trattare  sui tre pilastri dello sviluppo sostenibile e sulla loro integrazione piuttosto che sulla sola questione ambientale. Pur essendo l'istanza più alta della politica per lo sviluppo dell'ONU, per effetto di un equivoco condiviso dalle amministrazioni di molti paesi, ha nel tempo più spesso riunito assemblee di Ministri dell'ambiente con l'assenza sistematica dei Ministri economici e sociali. Al centro della riconsiderazione dell'intero quadro della governance mondiale multilaterale dello sviluppo sostenibile, la CSD, con questa battuta a vuoto, dovrà essere inevitabilmente riformata a Rio+20. Oggi però siamo ben lontani dall'avere un'idea precisa di come questo cambiamento potrà aver luogo.

Il resoconto della CSD-19 è disponibile nel documento E/CN.17/2011/L.2 che, votato in Commissione, finisce per essere l'unico prodotto ufficiale della CSD-19, una fotografia impietosa del disaccordo generale e dell'incapacità di negoziare. Il resoconto testimonia della presenza finalmente attiva della delegazione italiana, in aula e non solo entro la delegazione EU (in figura), da dove viene riportata l'importante affermazione che per l'Italia "La Green economy è determinante per lo sviluppo sostenibile e per lo sradicamento della povertà e che le piccole e medie imprese possono svolgere un ruolo decisivo nell'affermazione della Green economy".

Quali possono essere le ripercussioni di questo disastro sul cammino di Rio+20?

Non vi è dubbio che la feroce opposizione di alcune delegazioni al tema della Green economy fa tremare l'intero impianto preparatorio della UNCSD ("Capitalismo verde" secondo il Venezuela e la Bolivia, lo stesso paese che ha portato pochi mesi prima la COP 16 di Cancùn sull'orlo del fallimento, auspica che "Il verde della natura prevalga sul verde dei biglietti di banca e dei profitti"). Alcuni si sono chiesti se non sarebbe stato meglio proseguire con la sperimentata tematica dei modelli sostenibili di Produzione e Consumo (SCP) senza riflettere che alla CSD-19 il massimo del disaccordo si è registrato proprio su SCP. Del pari, sul secondo tema della governance dello sviluppo sostenibile non si vedono percorsi di convergenza. La stessa CSD, appena reduce da un fallimento, dovrebbe essere assieme all'UNEP ancora il centro della rinnovata iniziativa in favore dello sviluppo sostenibile. Su queste questioni non si votava, ma i disorientati negoziatori della CSD-19 sono pressoché gli stessi sui quali ricade oggi una molto aumentata responsabilità di condurre in porto il processo preparatorio di Rio+20 che è appena agli inizi.

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7 - 8 marzo 2011, la PREPCOM 2 UNCSD. La seconda sessione del Comitato preparatorio discute le modalità di preparazione del documento finale di Rio+20. Un processo inclusivo e partecipato da tutti gli stati membri dovrà portare alla preparazione della prima bozza, "zero draft", non oltre il gennaio 2012. Gli stati membri e tutti gli stakeholder accreditati dovranno presentare i loro contributi entro il 1 novembre 2011. Essi contribuiranno ad una compilazione che verrà presentato al II Intersessional meeting CSD della metà di dicembre 2011 ed elaborato per contribuire allo zero draft. Una serie ravvicinata di incontri informali su base mensile sarà organizzata per definire nei primi mesi del 2012 la bozza di proposta di documento finale.

In materia di Green economy la pubblicazione del nuovo rapporto dell'UNEP, "Towards a green economy, pathways to sustainable development and poverty eradication", che può essere letto nella forma di Synthesis for Policy Makers e nella forma di un massiccio Full Report di oltre 600 pagine, dà un sostanziale contributo al chiarimento di molte delle questioni poste negli incontri precedenti e di molte delle diffidenze dei paesi emergenti, anche perché si prende atto che molte delle più importanti esperienze di Green economy sono in corso in questa parte del mondo, in Cina, India e Brasile. La Green economy come un nuovo "propulsore della crescita" capace di trovare una sintesi tra le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile, ambiente, società ed economia, è un ubi consistam che la maggioranza dei delegati sembra preferire in conclusione di questo PrepCom. Il Comitato raccomanda con particolare enfasi che vi sia spazio per la Blue Economy nella Green economy, allo scopo di focalizzare il grave problema dei mari e degli oceani, gravemente minacciati dai cambiamenti climatici, dallo sfruttamento delle risorse ittiche e dall'inquinamento, nonostante gli impegni precisi assunti al WSSD e puntualmente disattesi.

La materia della governance dello sviluppo sostenibile, trascurata nei meeting precedenti, entra invece nel vivo. Il punto è nell'insufficiente performance della Commissione CSD e dell'ECOSOC, l'ufficio di coordinamento delle iniziative economico-sociali dell'ONU fondato nel 1946 su mandato della carta delle nazioni Unite (nella foto la prima riunione). Viceversa l'agenzia ambientale, l'UNEP, ha lavorato bene anche al di là del suo mandato, come dimostra appunto il lavoro recente sui Green Jobs e la Green economy. Trasformarla in Agenzia per lo sviluppo sostenibile sarebbe forse la soluzione giusta, ma c'è il problema dell'integrazione con gli uffici newyorkesi e la fortissima opposizione dell'Africa contro il trasferimento dell'UNEP da Nairobi. Una proposta continua a mancare ma il draft di gennaio dovrà necessariamente delinearla.

Sono disponibili un sostanzioso documento dell'Assemblea Generale per il PrepComII (A/CONF.216/7) ed una Sintesi del II Comitato preparatorio a cura dell'Ufficio di Presidenza.

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17 - 19 maggio 2010, la PREPCOM 1 UNCSD. La prima sessione del Comitato preparatorio per la UNCSD si è svolta dal , presso la sede dell'ONU a New York. Il Comitato preparatorio si è occupato di contenuti e di aspetti procedurali.

I delegati hanno valutato i progressi e soprattutto le lacune nei processi di attuazione dei piani d'azione dei precedenti vertici sullo sviluppo sostenibile (si veda il Documento del Segretario Generale A/CONF.216/PC/2).  Hanno inoltre discusso le nuove sfide emergenti, l'economia verde nel contesto dello sviluppo sostenibile e l'eliminazione della povertà. è stato riconsiderato il quadro istituzionale della governance internazionale dello sviluppo sostenibile. Nel complesso si è trattato di una messa a fuoco della materia piuttosto che di un vero e proprio inizio della fase negoziale.

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10 - 11 gennaio 2011, FIRST Intersessional Meeting for UNCSD. Questa prima assemblea straordinaria della CSD affronta il problema della definizione dei temi e degli obiettivi della UNCSD prima che il vero e proprio negoziato abbia inizio. Il tema dominante tra i due proposti è certamente la Green economy. La sua novità, si nota, sta soprattutto nell'assunto che essa sia un passaggio obbligato per lo sviluppo sostenibile. In fondo, anche se il tema non è ancora stato inserito nel lessico dell'ONU, gran parte dei paesi maggiori ne ha sviluppato una variante al proprio interno. Ciò porta la Germania a invitare a lasciar perdere la ricerca di una definizione di Green economy che accontenti tutti, specie i piccoli paesi preoccupati che si possa trattare di una definizione di ulteriori standard qualitativi per bloccare le loro esportazioni o per innalzare nuove barriere doganali. Piuttosto si tratta di assicurare le condizioni che consentano a tutti di sviluppare la Green economy entro i propri confini, con la necessaria varietà di ispirazione. Molti delegati richiedono che la prova dell'efficacia della Green economy debba essere la sua capacità di generare nuova occupazione e nuovi Green Jobs.

Minore attenzione viene riservata al problema della governance dello sviluppo sostenibile per la quale, viene notato, non vi sono ancora proposte concrete. La Cina chiede maggior dinamismo e leadership in queste fasi preparatorie. Nelle conclusioni si sottolineano alcuni messaggi:

  • più impegno per lo sviluppo sostenibile;

  • la Green economy non è un sostituto per lo sviluppo sostenibile ma piuttosto la sua modalità di attuazione, differenziata tra paesi;

  • la necessità di analizzare le deficienze nell'attuazione dei piani d'azione delle Conferenze precedenti (Agenda 21, JPOI);

  • necessità di rafforzare gli strumenti (attualmente UNEP e CSD).

Il Rapporto di sintesi contiene i risultati ufficiali del Meeting.

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24 Dicembre del 2009, Assemblea Generale delle Nazioni Unite. Con la risoluzione (/RES/64/236), ha stabilito che nel 2012 si terrà la Conferenza ONU sullo Sviluppo Sostenibile anche detta “Rio+20” o “Rio 20” o UNCSD.

La Conferenza ha tre obiettivi: assicurare che venga rinnovato l’impegno politico in favore dello sviluppo sostenibile, effettuare una valutazione di ciò che è stato fatto e dare attuazione agli impegni già presi ai quali ancora non si è totalmente adempiuto, affrontare nuove sfide emergenti.

Gli Stati membri hanno deciso che la Conferenza sarà incentrata su queste due tematiche fondamentali: la Green economy nell’ambito dello sviluppo sostenibile e della lotta alla povertà e il quadro istituzionale della governance dello sviluppo sostenibile.

Una massiccia serie di eventi preparatori si svolgerà nel mondo in vista del Summit Rio+20 (vedi la Roadmap Rio+20). Il Comitato scientifico della Fondazione per lo Sviluppo sostenibile, oltre a dare conto dei contributi che la Fondazione stessa produrrà nel corso dei mesi che ci dividono da Rio, vuole sviluppare queste pagine per dare informazioni puntuali su tutto l'arco delle iniziative in essere a livello internazionale e in Italia. Il comitato darà accesso a tutta la documentazione rilevante per il percorso verso Rio+20.

In questa prospettiva diamo di seguito una traccia ragionata di tutti gli eventi che segnano la storia dello sviluppo sostenibile nel mondo, sottolineando che tale traccia storica riporta sistematicamente alle Nazioni Unite, sia pure con evidenti luci ed ombre.

Com'è noto la UNCSD segnerà il 40° anniversario della prima grande Conferenza internazionale che reca specificamente l'ambiente nel titolo, la Conferenza delle Nazioni Unite sull'ambiente umano, UNCHE, che si è svolta a Stoccolma nel 1972.

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26 agosto - 4 settembre 2002, Johannesburg, WSSD 2002. Il Vertice mondiale sullo sviluppo sostenibile si riunisce in Sud Africa con oltre 21.000 partecipanti da 191 governi, organizzazioni intergovernative e non governative, il settore privato, società civile, mondo accademico e comunità scientifica.  Secondo la risoluzione 55/199 dell'Assemblea generale dell'ONU, WSSD deve rilanciare i principi di Rio e l'Agenda 21. Il clima non è dei migliori. Negli Stati Uniti come in Italia le amministrazioni sono appena cambiate e non è passato un anno dall'attentato alle torri gemelle. Il mondo è smarrito e alla Conferenza i delegati fanno fatica a difendere i principi dello sviluppo sostenibile. l'attacco si concentra sulla "Responsabilità comune ma differenziata" e sul Principio di precauzione. L'Italia va al WSSD con in mano il Il Piano d'Azione Ambientale per lo sviluppo sostenibile, sviluppato per il governo di centrosinistra da ecologisti che sono ora in Fondazione, Ronchi, Federico, La Camera, che non ha fatto in tempo a correggere. Per fortuna l'appartenenza all'Europa impedisce alla delegazione italiana di schierarsi apertamente con i picconatori di Rio. In quel momento le prospettive di entrata in forza del protocollo di Kyoto sono al lumicino. Al WSSD raggiunge l'acme l'attacco al multilateralismo in favore di accordi di tipo bilaterale.  Negli anni a seguire questo approccio, patrocinato dalla corrente di pensiero che si fa risalire alla nuova destra neo-con americana, fallirà del tutto. In questo clima è già molto che i Principi di Rio e l'Agenda 21 possano essere riconfermati nelle risoluzioni finali.

Il WSSD adotta due documenti: il Piano di attuazione di Johannesburg (JPOI) e la Dichiarazione di Johannesburg sullo sviluppo sostenibile. Il JPOI è concepito come un quadro d'azione per attuare gli impegni originariamente concordati a Rio e comprende 11 capitoli: un'introduzione; sradicamento della povertà; produzione e consumo; il patrimonio delle risorse naturali; la salute; i piccoli Stati insulari  (SIDS); l' Africa; altre iniziative regionali; i mezzi di attuazione; il quadro istituzionale. La Dichiarazione di Johannesburg delinea il percorso del passato decennio, le novità introdotte dalla globalizzazione, il mancato sostegno del Nord al Sud, noto come 7 permille, la necessità di dare sostegno alla lotta per i cambiamenti climatici ed il sostegno al WTO, che da poco non è più in area ONU, impegnato sulle regole del commercio internazionale. La Dichiarazione riconferma i 27 principi di Rio e rilancia con il JPOI l'attualità di agenda 21. Il WSSD però non riesce a definire se non una minima parte degli obiettivi quantitativi dello sviluppo sostenibile, indispensabili per dare attuazione all'Agenda 21.

La risoluzione ONU 64/236 prevede la convocazione di tre Preparatory Committee (PrepCom) meeting in preparazione della UNCSD. La CSD, Commissione per lo sviluppo sostenibile, sostiene la preparazione di UNCSD con tre incontri denominati Intersessional meetings.

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1997, New York, UNGASS-19.  è una sessione speciale dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite per esaminare l'attuazione dell'Agenda 21 cinque anni dopo UNCED. Adotta il programma per l'ulteriore attuazione di Agenda 21 (A/RES/S-19/2). Impegna tutti i paesi a preparare la propria Strategia nazionale per lo sviluppo sostenibile entro il 2002, la successiva WSSD 2002. Il compito sarà portato a termine dall'Italia solo in misura parziale per il pilastro ambientale. Ricordiamo che Romano Prodi, allora Presidente del Consiglio, al ritorno da New York, pronunciò in Senato un discorso che può essere considerato l'origine delle politiche italiane per lo Sviluppo sostenibile.

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3 - 14 giugno 1992, Rio de Janeiro, UNCED 1992. Il "Summit della Terra", la Conferenza ONU su Ambiente e Sviluppo, ha coinvolto oltre 100 capi di Stato e di governo, rappresentanti da 178 paesi, e circa 17.000 partecipanti. La delegazione italiana è composta da 103 persone, tra cui Colombo, Melandri, Ruffolo. La UNCED introduce nel lessico politico il concetto di sviluppo sostenibile. Tra le innumerevoli pubblicazioni su UNCED, indubbiamente la più grande tra le Conferenze mondiali sui problemi dello sviluppo, cui è dedicata altra pagina del sito, segnaliamo qui il resoconto del Formez, utile e conciso e il filmato di G. Hunt.

I documenti principali dell'UNCED sono stati la Dichiarazione di Rio sull'ambiente e lo Sviluppo, l'Agenda 21 (Programma d'azione in 40 capitoli che conserva ad oggi tutta la sua attualità), e la dichiarazione sulle foreste. La Convenzione quadro sui cambiamenti climatici e la Convenzione sulla Diversità biologica sono stati aperti alla firma a Rio.

Nel 1992, la 47° sessione dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite (UNGA), nella risoluzione 47/191, definisce le funzioni della CSD, Commissione per lo Sviluppo sostenibile,  con il compito di governare l'intero processo di applicazione del dettato di Agenda 21. Il lavoro della CSD non può essere giudicato sufficiente a distanza di quasi 20 anni dall'investitura.

L'Italia non fu protagonista a Rio '92, come del resto quasi sempre accade. L'allora Ministro dell'Ambiente, Giorgio Ruffolo, spesso frettolosamente celebrato per la sua lungimiranza, non mancò di profetare il fallimento della UNCED, un Summit che segnerà il corso della vicenda ambientale moderna. Il Comitato scientifico ha trovato negli archivi de La Repubblica un gustoso articoletto che riferisce delle sue esternazioni su Rio in unione con quelle di Ripa di Meana, altra figura che si farà notare spesso per le sue posizioni eccentriche. (> leggi l'articolo de La Repubblica: "L'inutile Summit di Rio" del 16 maggio del 1992).

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1983, WCED. L'Assemblea generale dell'ONU decide di istituire una Commissione indipendente per formulare un'agenda per l'azione a lungo termine. Nei tre anni seguenti la Commissione conosciuta come Commissione Brundtland tiene audizioni pubbliche e studia i problemi. Alla sua relazione, "Il nostro futuro comune", che è stata pubblicata nel 1987, si fa risalire la definizione di "Sviluppo sostenibile". Vi si sottolinea la necessità di strategie di sviluppo in tutti i paesi che hanno riconosciuto i limiti della capacità dell'ecosistema di rigenerarsi e di assorbire i rifiuti e gli inquinanti. La Commissione sottolinea il legame tra sviluppo economico e questioni ambientali, e lo sradicamento della povertà identificato come un requisito necessario e fondamentale per l'ambiente lo sviluppo sostenibile.

La UNCSD segnerà anche il 20 anniversario della Conferenza  sull'ambiente e lo sviluppo (UNCED), riunita a Rio de Janeiro nel 1992.

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1972, Stoccolma, UNCHE . La Conferenza di Stoccolma prodotto tre decisioni principali: la Dichiarazione di Stoccolma; il Piano d'azione, composto di 109 raccomandazioni e misure contro il degrado ambientale per i governi e le organizzazioni internazionali; un gruppo di cinque risoluzioni che chiedono:

  • il bando dei test delle armi nucleari;

  • la creazione di una banca dati internazionale in materia di ambiente;

  • che si affrontino congiuntamente le azioni legate allo sviluppo e all'ambiente;

  • la creazione di un fondo per l'ambiente;

  • la istituzione del Programma Ambiente delle Nazioni Unite (UNEP) come nodo centrale per la cooperazione ambientale globale e la negoziazione dei trattati.

Già dalla UNCHE si va profilando quello che sarà il  conflitto, tuttora irrisolto, tra Nord e Sud del mondo sullo sviluppo sostenibile, come dimostra la citazione di Indira Gandhi nell'incipit di questa pagina. Nelle fasi preparatorie di UNCSD risuona chiara l'accusa di alcuni dei paesi del Sud, raccolti nel cosiddetto G-77 a leadership BRIC, di voler tradire i principi di Rio spostando i temi del Summit dalle inadempienze in materia di sviluppo sostenibile alla green economy.

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Comitato Scientifico della

Fondazione per lo Sviluppo sostenibile

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Coordinatore: Toni Federico (email:federico@susdef.it)

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